Quando occorre pensare da cani

pensare_ai_caniQuando occorre pensare da cani Per comprendere meglio la natura dei nostri amici a quattro zampe.

Quanti proprietari tornando a casa e trovando il salotto sottosopra, le scarpe rosicchiate e il cucciolo rintanato in un angolo, hanno pensato: ecco, l'ha fatto per dispetto e ha capito di aver sbagliato perché si è nascosto quando sono tornato!

Quanti altri ancora si lamentano che il loro cane tira al guinzaglio quando vede un altro cane o ancora, cani che di punto in bianco vengono messi in giardino alla nascita di un bebè, con conseguenti reazioni aggressive nei confronti del nuovo arrivato.

La maggior parte delle volte tutto questo accade perché noi umani non siamo disposti a pensare da cani...imparare a pensare da cani significa comprendere la natura dei nostri amici a quattro zampe, rispettarla, senza cadere in tristi umanizzazioni, soddisfare i loro bisogni che non si limitano alla sussistenza e gestire le risorse a loro destinate, il cibo, i giochi e le attenzioni, in modo consapevole, senza colpevolizzarli per gli errori che commettono quando si trovano in un contesto a loro non congeniale.

Il cane è un animale sociale e come tale ha bisogno di passare del tempo con i membri della sua famiglia, condividendo ogni sfumatura e ogni momento della giornata.

Quando è cucciolo e viene lasciato solo in casa, per noia o per solitudine, potrebbe dare sfogo alla sua frustrazione mediante l'utilizzo della bocca, distruggendo tutto ciò che è possibile sgranocchiare o che gli è stato lasciato a disposizione; quindi l'atteggiamento avvilito che potrebbe mostrare al ritorno dei padroni di casa non è certo dovuto al fatto che il cane sa cosa ha combinato, ma più semplicemente avverte la loro rabbia quando, una volta entrati, vedono i disastri da lui combinati.

Noi uomini abbiamo la tendenza a raggruppare tutti gli animali per somiglianza biologica, a parlare di una specie come se tutti i suoi membri fossero identici, cosa che non facciamo con gli esseri umani perché il nostro individualismo è più forte del nostro senso di comunità biologica.

Quando si tratta di descrivere le nostre potenziali capacità fisiche e cognitive siamo in primo luogo individui e solo in secondo tempo membri della razza umana. Con gli animali avviene il contrario, sono prima considerati rappresentanti della loro specie e poi individui. Questa considerazione può essere causa di molti problemi comportamentali dei cani.

La mancanza di una vita sociale o un'errata socializzazione intraspecifica possono portare il cane a non sapersi relazionare con i suoi simili, a fuggire da loro o ad aggredirli. Non bisogna stupirsi se un cane tira al guinzaglio quando vede un suo simile dall'altra parte della strada, soprattutto se questo cane non ha mai avuto a che fare con i suoi conspecifici o perlomeno se ha avuto esperienze negative nel farlo.

Un cane con poca esperienza e praticità nella socializzazione trova difficile stare composto al guinzaglio in certi frangenti. Mordicchiare le mani, sporcare in casa, abbaiare, rosicchiare oggetti inappropriati, trattare gli episodi di distruttività in assenza del proprietario, le paure e le fobie, sono solo alcuni dei problemi che devono essere affrontati con serietà e competenza.

Il bisogno del cane di vivere una vita sociale, non sempre viene soddisfatto dalla famiglia adottante; quando questo bisogno è ignorato, si corre il rischio di imbattersi in seri problemi legati alla gestione quotidiana del cane, con conseguenti fraintendimenti.

Con una giusta consapevolezza di quali siano i bisogni di un cane, una buona gestione e preparazione del binomio cane-proprietario e un corretto inserimento del cane in famiglia, gran parte di questi problemi possono essere evitati. Ecco perché è importante da parte del proprietario dell'animale imparare a pensare da cane.

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