L'aviaria e il consumo di pollame

PollameL'aviaria e il consumo di pollame Visti i focolai di influenza aviaria che ci sono stati in Emilia Romagna e il contagio di alcune persone, volevo essere rassicurata sul fatto di poter continuare a consumare pollame e carne di tacchino. Davvero non ci sono rischi?

RISPONDE CLAUDIO MAllINI responsabile sostenibilità, innovazione e valori di Coop Italia:

L'influenza aviaria è una malattia virale dovuta ad un virus influenzale di tipo A. Il nome deriva dall'animale ospite del virus influenzale, in questo caso i volatili.

Colpisce perlopiù gli uccelli selvatici che fungono da serbatoio e possono eliminarlo attraverso le feci. Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, galline, anatre e tacchini.

L'aviaria è arrivata in Emilia-Romagna lo scorso mese di Agosto, attraverso le anatre in migrazione (questa l'ipotesi più avvalorata) che avrebbero contaminato i parchetti esterni degli allevamenti, dove, di giorno, razzolavano le galline.

pollame_2Da lì il virus si sarebbe poi trasmesso sia con il trasporto delle uova che con una probabile diffusione per via aerea.

Trattandosi di una malattia altamente contagiosa, sono state tempestivamente applicate tutte le misure di controllo e gestione dei focolai previste dalla direttiva comunitaria che comprendono l'abbattimento di tutti gli animali presenti e l'immediata distruzione degli stessi e delle uova prodotte per evitare ulteriori contagi ad altri volatili.

Sono stati inoltre previsti controlli straordinari nella regione con prelievi e accertamenti sierologici, il censimento di tutte le aziende e degli animali e l'istituzione di zone di protezione e sorveglianza dell'area colpita, nonché la sospensione di fiere e mercati di animali. L'influenza aviaria si trasmette all'uomo e ad altri animali attraverso il contatto diretto con volatili infetti, perciò soltanto gli operatori a contatto diretto e prolungato con animali ammalati, vivi o morti, possono contrarre la malattia.

Al momento sono stati registrati due casi di aviaria nell'uomo – uno confermato, l'altro sospetto – individuati a Mordano, nel bolognese. Trattasi di persone affette da congiuntivite ed esposte, per motivi professionali, a volatili malati appartenenti agli allevamenti presenti nella Regione Emilia Romagna, nei quali era stata riscontrata la presenza dell'infezione virale.

A differenza di altri virus aviari (per esempio l'H7N9 o l 'H5N1), quello ritenuto responsabile degli ultimi episodi, l'H7N7, tende a dare nell'uomo una patologia di lieve entità (tipo appunto la congiuntivite).

Al momento non è stata dimostrata possibilità di trasmissione dell'infezione da uomo a uomo, i focolai umani tendono ad autolimitarsi, per cui il rischio di comunità è estremamente basso o addirittura irrilevante.

Ad oggi non vi sono mai stati casi di malattia trasmessa all'uomo tramite il consumo di alimenti contaminati, in particolare da prodotti a base di pollame e uova.

È comunque importante tenere presente che, anche a prescindere dall'aviaria, ci sono regole di igiene e trattamento dei cibi che sono sempre valide e che è opportuno seguire.

La prima raccomandazione è di utilizzare prodotti a base di carne previa cottura; serve poi una accurata igiene delle mani e dei materiali con cui vengono a contatto carne e altri ingredienti alimentari crudi.

Una buona cottura e un'attenta igiene delle mani e delle superfici inattivano il virus, sensibile alle alte temperature e ai disinfettanti.

Per approfondimenti, è possibile consultare i siti:
http: / /www.salute.gov.it
http://www.efsa.europa.eu/it/faqs/faqavianinfluenza.htm

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