Regolamento condominiale

condominio Entrata in vigore la legge 220/212 che integra il codice civile. E'una svolta storica, destinata a mettere fine alle numerose diatribe che da sempre sorgono in materia di animali domestici e che quando non si fermano alle dispute da assemblea o a contenziosi di cui viene investito l'amministratore di condominio finiscono con l'appesantire ulteriormente la giustizia civile; difatti, il 92% dei soci dell'associazione nazionale di categoria dichiara di avere affrontato almeno una volta questioni connesse con gli animali.

Nessun regolamento condominiale potrà più vietare la presenza di animali, né all'interno dei singoli appartamenti e neppure negli spazi comuni, i proprietari di cani o gatti dovranno solo preoccuparsi che i loro amici a quattro zampe non sporchino e non danneggino le proprietà condominiali o altrui e che, ovviamente, non disturbino in alcun modo gli altri condomini.

Martedì 18 giugno è entrata definitivamente in vigore la legge 220/212 che integra il codice civile stabilendo, appunto, all'articolo 1138, che le norme del regolamento condominiale non possono vietare di possedere o detenere animali da compagnia.

La norma prende atto del cambiamento di costumi della società italiana dove, secondo le ultime rilevazioni Eurispes, più della metà delle famiglie (il 55,3%) possiede in casa uno o più animali domestici. Un dato in forte crescita, se si pensa che solo nel 2012 la quota non superava il 42%.

L'animale più diffuso è il cane, presente nel 55,6% dei casi, seguito dal gatto (49,7%), dai pesci (9,7%), dai volatili (9%), dalle tartarughe (7,9%) e a seguire da conigli, criceti o rettili; in diversi casi nella stessa abitazione sono presenti più animali. Il problema, tuttavia, è fondamentalmente di educazione dell'animale e del padrone; la rimozione di ogni divieto al possesso non cancella, infatti, gli obblighi di chi ha deciso di accogliere in casa un amico scodinzolante, difatti, rumori molesti, danneggiamenti, condotte che deturpano o imbrattano sono comunque sanzionabili ai sensi degli articoli 635 e 639 del codice penale.

Non viene cancellato dunque l'obbligo di ripulire laddove il cane dovesse eventualmente sporcare o di risarcire eventuali danni provocati dal micio avventuratosi nelle proprietà altrui. Quello che viene meno è il divieto a priori di possedere un animale di compagnia, che cessa di avere effetto anche per i vecchi regolamenti che lo prevedevano.

Solo gli affittuari non potranno opporsi a un eventuale diniego opposto dal proprietario: il contratto di affitto è infatti di natura privata e se il locatore inserisce una specifica clausola di divieto, questa diviene vincolante una volta apposta la firma di accettazione.

Un'altra importante novità riguarda le colonie feline, ovvero gli insediamenti spontanei di gatti nelle aree condominiali: questi non potranno essere allontanati forzatamente a meno di interventi di soccorso o di carattere sanitario motivato.

Questa legge è fondamentale anche per la prevenzione del reato di abbandono di animali, difatti, agevolare l'ingresso nelle case di cani e gatti può essere un incentivo ad accogliere in famiglia uno sfortunato trovatello ospite di un canile. Il fenomeno degli abbandoni, tuttavia, è ancora piuttosto diffuso, da un lato perché spesso non c'è la giusta consapevolezza dell'impegno che comporta la gestione di un cane o di un gatto, dall'altro perché in molti vedono le limitazioni all'accesso dei cani, ancora in vigore, in molti luoghi pubblici come un problema insormontabile.

In realtà basta organizzarsi e scegliere con criterio e si trovano alberghi e spiagge dove gli animali sono ammessi. E' però il momento di riformare anche la legge 281/91, quella sulla tutela degli animali di affezione e prevenzione del randagismo, prevedendo ad esempio il libero accesso di cani e gatti in tutti i luoghi pubblici e strutture turistiche, con detrazioni fiscali su cibo e spese veterinarie per chi adotta un cane o un gatto, con l'obbligo di convenzioni tra canili e Comuni con precisi standard di qualità e tariffa minima per evitare il fenomeno dei canili-lager e il divieto di detenzione di animali per coloro che abbiano riportato condanne per reati contro gli stessi.

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