I gruppi sanguigni nel gatto

gruppi_sanguigni_nel_gattoI gruppi sanguigni nel gatto Con l'identificazione si possono evitare errori di trasfusione fatali. La pratica della trasfusione medica veterinaria è cresciuta notevolmente in questi anni e l'importanza di identificare i gruppi sanguigni nei gatti è parallelamente aumentata.

In particolare, la domanda per l'identificazione dei gruppi sanguigni da parte di allevatori di numerose razze è in aumento, poiché solo predeterminando il gruppo sanguigno in un ricevente di trasfusione sanguigna, si possono evitare errori di trasfusione fatali.

Il sistema AB di gruppo sanguigno dei gatti comprende tre diversi tipi: il tipo A (il più comune), il tipo B (piuttosto comune soprattutto nelle razze British Shorthair, Devon Rex, Cornish Rex, Ragdoll, Birmana, Persiana, Abissina, Hymalaiana, Somala e Sphynx), e il rarissimo tipo AB (stimato con una frequenza dello 0.4% nelle razze che hanno il gruppo B).

La presenza di anticorpi naturali contro il diverso gruppo sanguigno poiché i gatti di gruppo A possiedono anticorpi contro il gruppo B, i gatti di gruppo B possiedono un alto titolo di anticorpi contro il gruppo A, mentre il gruppo AB non possiede anticorpi ed è quindi un ricevente universale, rende necessaria la tipizzazione del gruppo sanguigno prima di eseguire una trasfusione di sangue al gatto, poiché non esiste un donatore universale.

Ci sono due situazioni principali nelle quali l'incompatibilità sanguigna può avere serie conseguenze: la prima si verifica quando un gatto riceve una trasfusione di sangue di tipo differente, provocando una grave reazione di incompatibilità, di solito con conseguenze fatali.

Nel gatto, la presenza di anticorpi naturali contro gli antigeni di gruppo sanguigno, comporta anche il rischio di reazioni trasfusionali immediate o dilazionate nel tempo che influiscono pesantemente sul periodo di vitalità dei globuli rossi trasfusi; infatti, se il sangue somministrato è dello stesso gruppo del ricevente, i globuli rossi hanno un'emivita di 30 -38 giorni, mentre se il sangue non è compatibile l'emivita varia da poche ore a due giorni rendendo inutile la trasfusione.

La seconda, che spesso crea grossi problemi agli allevatori, riguarda proprio l'allevamento dei gatti, ovvero quando si verifica l'incompatibilità dei tipi di sangue fra la fattrice e i suoi cuccioli.

Gli esemplari con un'elevata prevalenza di gruppo B sono considerati a rischio di una malattia chiamata Isoeritrolisi Neonatale. che colpisce i gattini di gruppo A o AB nati da una gatta di gruppo B.

Nel colostro e nel latte sono presenti anticorpi anti-A che, dopo la poppata, vengono assorbiti dall'intestino dei neonati durante le prime 24-48 ore di vita. Gli anticorpi causano una grave anemia emolitica che può portare a morte i gattini nel giro di pochi giorni.

Questa malattia può oggi essere evitata proprio determinando il gruppo sanguigno della gatta e del maschio prima dell'accoppiamento. Il problema principale in questa situazione è la mortalità neonatale dei cuccioli tipo A nati da una madre tipo B.

I gatti tipo A producono bassissimi livelli di anticorpi contro il sangue tipo B mentre i gatti tipo B producono potenti anticorpi anti A; questi anticorpi sono presenti in alte concentrazioni nel colostro di una madre tipo B: quando il cucciolo neonato succhia e ingerisce il colostro, gli anticorpi passano attraverso la parete dell'intestino nel flusso sanguigno dei cuccioli e se i cuccioli hanno sangue tipo A gli anticorpi reagiscono con le proteine superficiali delle loro emazie (globuli rossi) e le distruggono.

Come conseguenza di questo fenomeno avrà un'anemia acuta con marcati segni di ittero, in quanto il fegato immaturo dei cuccioli combatte per pulirli dalle cellule sanguigne morte. La distruzione dei globuli rossi (che portano ossigeno) e l'anemia che ne risulta possono causare necrosi (morte) negli organi vitali interni dei cuccioli, e necrosi delle loro estremità come la punta delle orecchie o della coda.

I cuccioli ammalati produrranno caratteristiche urine marrone scuro o rosso, dovute all'escrezione delle cellule morte del sangue. I sintomi possono includere ittero e morte entro i primi due giorni di vita; il cucciolo può sopravvivere ma la punta della coda può necrotizzarsi e cadere tra i 10 e i 14 giorni di vita; a volte può accadere che il danno sia a carico degli organi interni e il cucciolo, apparentemente sano, muoia ad alcune settimane di vita senza sintomi clinici evidenti.

Fortunatamente la suscettibilità dei cuccioli agli effetti degli anticorpi materni dura solo per circa le prime 16/48 ore di vita. Dopo questo periodo iniziale la parete intestinale del cucciolo diventa infatti impermeabile agli anticorpi che non sono in grado di passare verso il flusso sanguigno e provocare danni.

Per questa ragione è consigliabile per i cuccioli tipo A di ritornare a nutrirsi dalla madre tipo B dopo che questo periodo critico iniziale è passato.

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