Eutanasia, l'ultima terapia

eutanasiaEutanasia, l'ultima terapia Atto di pietà verso un essere vivente che non può più guarire.

Una decisione dolorosa, meditata e applicata solo in quelle situazioni in cui la malattia apporta troppa sofferenza.

Parlare di eutanasia è difficile, perché è difficile qualsiasi pensiero e discorso sulla morte, perché è doloroso e perché la morte rimane fondamentalmente un mistero.

Parlare di eutanasia significa parlare di morte e di morte data, anche solo ed esclusivamente per alleviare una sofferenza che non ha futuro con la risoluzione della patologia che l'ha determinata; trent'anni fa era vista e vissuta come un evento normale, che veniva richiesta o proposta ogni qualvolta il problema clinico diventava complesso o non vi era certezza sulla guarigione del soggetto.

Oggi non è più così, l'eutanasia è un atto meditato e applicato solo ed esclusivamente in quelle situazioni in cui la malattia apporta troppa sofferenza a un animale, è un atto di pietà verso un essere vivente che non ha più possibilità di guarigione e che soffre molto. L'eutanasia è un tema che non può esaurirsi con il trattamento delle tecniche per dare una morte la più indolore possibile, cosa peraltro importantissima parlando di benessere animale, ma implica una serie di riflessioni che riguardano il proprietario, il medico veterinario, la sistemazione dell'animale defunto.

Per il medico veterinario è un momento professionale che apre tantissimi interrogativi, senza poter essere costretto nella sua dimensione meramente tecnica, che finirebbero per comprimerne il carattere emotivo, affettivo, relazionale ed etico.

L'eutanasia non è solo un'iniezione e per capire cosa accade in quel momento e quale strategia adottare per affrontarla, dobbiamo partire dal soggetto dell'intervento, che non è il cane o il gatto in quanto singolo, bensì la relazione che si sviluppa tra l'animale e il suo proprietario.

Il proprietario e il suo animale sono una coppia e il legame che li unisce è molto profondo: è a tutti gli effetti un legame d'amore, che riguarda non solo l'uomo, dal momento che molti studi attestano la biunivocità e la reciprocità di questo scambio affettivo.

Gli animali sono in grado di attivare operazioni cognitive ed emotive molto complesse, dotati di un cervello emotivo sostanzialmente simile al nostro. Quello che si stabilisce con l'animale d'affezione è un vincolo di attaccamento, con precise componenti affettive, è un legame basato sullo scambio e la reciprocità anche se è fortemente asimmetrico.

Con il nostro animale d'affezione si crea un vero scambio affettivo, si costruisce un mondo che è lo scenario della relazione, ricco e complesso, che riveste per l'uomo un'importanza immensa sotto il profilo psicologico, si crea un dialogo che risponde al nostro bisogno di attaccamento e di sviluppare relazioni, un rapporto che è vitale in quanto reciproco.

Pensiamo allora a quando questo legame si spezza, a quando il rapporto finisce non per volontà o sfinimento ma perché si verifica quell'eventualità malaugurata e blasfema in cui si deve decidere la soppressione eutanasica, e comprenderne il dolore, la disperazione, le titubanze, le ambivalenze.

Molti proprietari sono sorpresi dall'intensità del cordoglio che vivono per la morte del loro animale da compagnia, non bisogna sottovalutare che la perdita può riattivare altre esperienze di lutto della persona, ad esempio la morte del coniuge che sembrava già superata, o quella di un figlio; questo capita sempre nel lutto, soprattutto se l'animale è stato legato a una precedente convivenza con il defunto.

Non bisogna avere preconcetti sul lutto che segue la morte di un animale, quanto più siamo legati emozionalmente a chi si è perso, più sarà intenso e lungo il lutto; se si riesce a immaginare a come gli animali accompagnino la vita di certe persone, a come ne scandiscano ritmi e abitudini, a come ne regolino gli scambi sociali, non si ha difficoltà a capire quanto e come s'intrecci l'esistenza con la loro.

L'eutanasia in quest'ottica diventa una terapia del morire con dignità, il momento di accompagnare l'animale alla fine dei suoi giorni e il proprietario al termine del rapporto concreto con il suo affetto; ecco che la medicina viene a perdere carattere di sistematicità e diventa primariamente un gesto di relazione.

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