Comunicazione tra uomo e cane

comunicazioneIl cucciolo è programmato per imparare anche attraverso il processo di imitazione sia che si tratti dei suoi simili sia dell'essere umano Nella convivenza le due 'lingue' si fondono e sviluppano un codice comprensibile a entrambi.

Nelle specie sociali molto evolute si possono osservare numerose analogie nel modo di utilizzare le diverse parti del corpo per la comunicazione.

Ciò avviene anche fra uomo e cane, poiché sono queste analogie che hanno reso possibile la comunicazione fra le due specie.

Il cucciolo è programmato per imparare anche attraverso il processo d'imitazione, sia che si tratti dei suoi simili, sia dell'essere umano. L'animale assume un comportamento d'imitazione quando compie ciò che ha visto fare a un altro, uomo compreso.

Nel cane l'atto di sollevare una zampa anteriore corrisponde a un comportamento di pacificazione espresso per manifestare sottomissione e per tranquillizzare sia un con specifico, sia un essere umano; anche noi umani quando vogliamo invitare al gioco il nostro cane, spesso mescoliamo movimenti che ci sono propri con altri che fanno parte del suo repertorio, ci inchiniamo battendo le mani contro le caviglie, facciamo dei ma vimenti a scatti, assumendo una posizione corporea che assomiglia molto alla sua, col posteriore sollevato e con le zampe anteriori appoggiate a terra.

Il cane e l'uomo possiedono ciascuno il proprio linguaggio, ma nella convivenza queste due lingue si fondono per sviluppare un codice di comunicazione comprensibile a entrambi. Ma all'interno di ogni nucleo familiare tale codice si differenzia, si personalizza, assume una specifica peculiarità, tramite un fenomeno che assomiglia allo sviluppo del dialetto, in cui la lingua si frammenta in tante lingue simili, ma non identiche, per quanti sono i gruppi.

I dialetti, in questo caso, sono l'insieme di rituali specifici che contribuiscono a migliorare la comunicazione fra i partner sociali uomo e cane. La giornata è scandita dalle varie attività sociali: i pasti, le uscite, il riposo, e via via che il cucciolo cresce, s'instaurano e si sviluppano nella famiglia tanti piccoli rituali che preludono o accompagnano tali attività.

Il cane segnala i suoi desideri attraverso particolari rituali, il padrone le sue intenzioni attraverso altri; tutto ciò rende molto più facile all'animale decodificare gli accadimenti entro il branco familiare che risulta così molto più rassicurante.

Quando un cane viene allontanato da una famiglia e inserito in un'altra, può instaurarsi quella che è definita ansia da deritualizzazione. Infatti, se uno o alcuni dei rituali presenti nella prima casa spariscono, il cane presto o tardi si adatterà e imparerà a decifrare i rituali corrispondenti; ma se nella nuova famiglia, non vale più alcuna delle vecchie regole, se i nuovi proprietari impongono un rapporto e un linguaggio molto diversi da quelli adottati dai precedenti, se dunque scompaiono la maggior parte dei rituali che conosceva, può accadere che non riesca ad adattarsi alla nuova situazione e vada incontro invece a uno stato ansioso molto grave.

Il cane è in grado di sentire e di distinguere un suono dall'altro; se a questo suono è associato un oggetto o un gesto, è conseguentemente in grado di capirne il significato. Vale a dire, la parola resta priva di significato per il cane finché non viene associata a essa un oggetto o un'azione.

Chi possiede un cane sa bene che conosce perfettamente il significato di alcune parole come: pappa, pallina, fuori, oltre ai comandi più comuni come: seduto, fermo, a terra; quello che invece la maggior parte dei proprietari non capisce è che l'associazione è limitata a quel particolare suono, cioè il cane non capisce i sinonimi né le locuzioni suppletive.

Il linguaggio gestuale per il cane è assai più significativo di quello vocale, pertanto è assolutamente necessario associare sempre al comando verbale un gesto, che per il cane è molto più facile da memorizzare, e mantenerlo nel tempo. La maggior parte dei malintesi che avvengono fra cane e padrone hanno in comune questa stessa matrice, la convinzione del padrone che il cane possa capire per filo e per segno il suo linguaggio verbale; spesso il cane non ubbidisce perché non capisce cosa gli viene richiesto.

A seconda della posizione che assumiamo, di come ci muoviamo, di come lo guardiamo, il cane si fa anche un'idea, secondo il suo codice di comunicazione, della nostra posizione gerarchica.

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