Cani e gatti nel redditometro

cani_e_gattiCani e gatti nel redditometro Possederli sarebbe un segno di ricchezza, esplode la protesta.

Esplode la protesta contro l'inserimento di cani, gatti e altri animali da compagnia nel redditometro, in campo sono scesi eurodeputati, animalisti, veterinari e proprietari di piccoli animali, tutti sono d'accordo, un coro unanime: incrementerà il randagismo e annullerebbe tutte le battaglie vinte in questi anni.

Avere un cane o un gatto sarebbe un segno di ricchezza, meglio, le spese veterinarie sarebbero comprese tra gli indicatori di ricchezza che l'Agenzia delle Entrate ha individuato nel nuovo redditometro che entrerà in vigore nel prossimo mese di marzo.

A tal proposito dura la reazione dell'Associazione Nazionale Medici Veterinari (ANMVI) , che parla di surrealismo fiscale, di ennesima allucinazione del fisco nazionale, di un quadro visionario degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell.

Per la tutela animale l'Italia -ricorda l'ANMVI - vanta una legislazione che offre a questi "esseri senzienti" le più alte garanzie di tutela penale. Si sono mobilitati ministri e parlamentari, si sono sprecate le affermazioni di principio, si è scomodato persino il Patrono d'Italia.

Ma è un'ipocrisia: il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l'Iva ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani.

Per loro, gli animali sono davvero un tesoro, ma evidentemente, per lo Stato italiano la capacità senziente degli animali è stata interpretata come capacità tributaria e di patire la peggiore vessazione fiscale di tutta Europa.

Sulla carta, gli animali sono esseri senzienti tutelati da: Trattato di Lisbona dell'Unione europea; Convenzione europea di Strasburgo; Legge 281/1991 (Lo Stato tutela gli animali di affezione al fine di tutelare la salute pubblica e l'ambiente); Legge 189/2004 (divieto di combattimenti e di utilizzo per pellicce); Codice penale (reato di maltrattamento, di uccisione, di abbandono); Legge 201/2010 (reato di traffico di animali); Codice della strada (obbligo di soccorso animali); leggi regionali; ordinanze ministeriali e comunali.

Ma nel nostro Paese gli animali da compagnia sopportano: l'aliquota Iva più alta sulla loro salute (dal 20 al 21%) ; l'aliquota Iva più alta sui loro alimenti (dal 20 al 21%); la riduzione delle detrazioni fiscali delle cure veterinarie; l'inserimento nel redditometro dei cavalli; l'inserimento del redditometro della spesa veterinaria per le loro cure; imposte sugli obblighi amministrativi (anagrafe e passaporto); imposte sulle vaccinazioni essenziali e obbligatorie; imposte sulla prevenzione delle malattie trasmissibili all'uomo (es. leishmaniosi); imposte sulla sterilizzazione per contrastare il randagismo.

Questo mentre in Europa il Parlamento europeo incoraggia le misure veterinarie per combattere il randagismo; il Trattato di Lisbona considera gli animali esseri senzienti e la Commissione europea legifera in favore della sanità animale e finanzia il benessere animale.

Personalmente condivido il disappunto dei numerosissimi cittadini, che convivono con cani e gatti, per l'inclusione delle spese veterinarie tra gli indici di ricchezza, tali spese non possono e non devono essere specchio di agiatezza perché gli animali come riconosciuto anche dal Codice deontologico dei medici veterinari, sono esseri senzienti e non beni di lusso, hanno il diritto alla tutela del loro benessere e della loro salute, garanzie queste che devono essere assicurate, tanto più, in una fase così delicata per l'economia di molte famiglie.

Questo inserimento può portare solo danni, tra cui la mancata possibilità di detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese veterinarie, ma anche, cosa ben più grave, una disincentivazione alle adozioni; forse gli Onorevoli del Governo non sanno che gli animali sono un dono meraviglioso della natura e viverci insieme è un'esperienza unica, basata sulla passione, sull'affetto e sull'amore reciproco, oltretutto non si tiene affatto conto della funzione sociale svolta dagli animali da compagnia nelle famiglie italiane e in particolare per gli anziani che vivono soli con una misera pensione, il rischio è che le nostre strade possano presto diventare dei lager per tutti i cani e gatti che saranno abbandonati.

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