Terapia coi delfini

DELFINITerapia coi delfini Pratica controversa Prevede una stretta interazione nuotando con questi animali in cattività o nel loro ambiente naturale ed è proposta come trattamento o palliativo di malattie e invalidità.
La sua efficacia non è tuttavia scientificamente dimostrata.

La DAT, Dolphin Assisted Therapy (terapia assistita con i delfini), è una terapia molto controversa e prevede una stretta interazione con i delfini di solito nuotando con questi animali in cattività o nel loro ambiente naturale, ed è proposta come trattamento o palliativo di malattie e invalidità.

La sua efficacia non è tuttavia scientificamente dimostrata. La WDCS -Whale and Dolphin Conservation Society (North America) , che è una delle associazioni mondiali più importanti per la conservazione delle balene e dei delfini, in una recente relazione dal titolo «Possiamo fidarci della terapia assistita con i delfini?» ha messo, inoltre, in luce la scioccante verità che sta dietro questa industria in rapido espansione.

La WDCS auspica perciò un totale divieto della terapia assistita con i delfini poiché tale terapia, oltre a non avere dei supporti scientifici riguardo alla sua efficacia, risulta essere potenzialmente pericolosa sia per le persone sia per gli animali. Con un'azione sostenuta dall'Istituto per la ricerca sull'autismo, la WDCS ha richiesto tale divieto, dopo che le ricerche sulla terapia assistita con i delfini hanno messo in evidenza che non c'è nessuna prova scientifica che dimostri che questa terapia sia efficace.

Non esiste nessuno standard ufficiale o regola che governi questa industria; i delfini sono prelevati dal loro ambiente naturale per rifornire il crescente numero di impianti dove si effettua la DAT, e questo ha delle serie implicazioni nella conservazione e nel benessere di questi animali. Sia le persone che gli animali possono essere esposti a infezioni e lesioni quando partecipano alla DAT; la DAT è molto costosa a dispetto della mancanza di prove della sua efficacia mentre ci sono altre terapie disponibili che sono sia più economiche che più facili da ottenere.

Molti ricercatori concordano con questa relazione evidenziando anche l'alto rischio di speculazione visto lo stato di necessità dei pazienti e delle loro famiglie. Un altro aspetto inquietante è la terribile mattanza di delfini effettuata dai pescatori giapponesi, i quali sostengono che uccidere i delfini rappresenti la modalità migliore per preservare le risorse ittiche.

Questa discutibile pratica sembra invece più motivata dalla domanda dei delfinari che richiedono sempre nuovi esemplari cuccioli da utilizzare nei 'programmi di nuoto con delfini', diventati il nuovo grande business delle strutture di cattività di tutto il mondo. La cattura di questi animali giovani, separati, sia dalle loro madri che vengono uccise, sia dal loro ambiente naturale, è una esperienza incredibilmente stressante, tanto che molti soggetti muoiono proprio a seguito di tale cattura; inoltre, le aspettative di vita di tali animali in cattività sono sensibilmente inferiori a quelle allo stato libero.

Questa pratica brutale è stata già denunciata da alcuni onorevoli, i quali nel settembre 2006 con una mozione, impegnavano il governo italiano a chiedere ufficialmente al governo giapponese di porre fine ad una pratica barbara e cruenta come il massacro di migliaia di cetacei ogni anno; di prevedere l'adozione immediata di iniziative sia in ambito nazionale che in ambito comunitario, per la condanna di simili atti, considerando che i cetacei, quali specie migratorie, non possono essere considerate di 'proprietà' di un singolo Stato e che sono protetti da normative internazionali quali la Convenzione di Washington".

In Italia, grazie al Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, è vietato fare il bagno con i delfini, mentre è invece permesso solo all'addestratore. Al Veterinario, al Biologo e al Curatore è consentito di fare immersioni con i delfini allo scopo di provvedere alla loro cura o all'ispezione delle strutture. Altri soggetti possono essere autorizzati, solamente per scopi scientifici, dall'Autorità di gestione Cites, sentita l'Autorità scientifica Cites.

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