SOCCORSI D'URGENZA

ASFISSIA. — Qualora si dovesse prestare aiuto ad un disgraziato che abbia perduto la conoscenza e presenti i segni di asfissia, occorre aprire immediatamente le finestre, e, in attesa del medico, slacciargli gli abiti perché più facili siano i movimenti, ristabilire la respirazione con frizioni, dare colpi regolari col palmo della mano all'epidermide, praticare la respirazione artificiale. La trazione ritmica della lingua può dare ottimi risultati. Se è possibile riesce di vantaggio far fare inalazioni di ossigeno.


AVVELENAMENTO PER FUNGHI. — L'avvelenamento per ingestione di funghi venefici deve essere subito curato energicamente anche quando all'inizio non ha sintomi allarmanti. Nell'attesa del medico è bene eccitare il malato più rapidamente possibile al vomito con tutti i mezzi più atti allo scopo (acqua calda o anche saponata) e poi somministrare un energico purgante. Ad evitare il pericolo del collasso è necessario somministrare per bocca degli eccitanti: caffè, tè, cognac od altri alcoolici. Occorre non dare bevande acidulate come aranciate o limonate e non far prendere purganti salini.


AVVELENAMENTO PER SEMI DI PESCA. — E' frequente, specie in campagna dove si ha l'abitudine di conservare i semi per fare dei croccanti. Qualora si manifestino sintomi di avvelenamento, si provveda al vomito titillando la gola. E' anche consigliabile la somministrazione di qualche goccia di ammoniaca nell'acqua avendo cura però di far ingerire pochissimo liquido. E' poi necessario sostenere le forze del sofferente con caffè molto forte.


CONGELAZIONE. — Non si deve mai riscaldare al fuoco la parte congelata e neppure usare niente di caldo. Si cerchi invece di fregare e massaggiare con neve o acqua fredda fino a che la circolazione sia ristabilita.


CONTUSIONI. — Occorre, per prima cosa, quando non vi siano escoriazioni, fare un leggero massaggio sulla parte indolenzita, badando di umettare la mano con olio di oliva o con vaselina, ed in mancanza dell'uno o dell'altro grasso, anche con della sugna. Si provvederà poi a diminuire il dolore ed a dare un senso di refrigerio con delle compresse di acqua fredda o — se la contusione è più grave, e se se ne ha la possibilità con la vescica di ghiaccio.

Se poi vi fossero delle escoriazioni, anche se di pochissima importanza, è necessario disinfettare con la tintura di iodio od anche con spirito denaturato o con acido fenico molto allungato. Non avendo a disposizione questi disinfettanti, basterà lavare le abrasioni con dell'acqua salata, preferibilmente bollita. La parte contusa è bene sia accuratamente fasciata. Quando la contusione è invece procurata non da caduta, ma da un corpo pesante che colpisce improvvisamente una delle estremità, è consigliabile immergere per prima cosa in acqua molto calda la parte contusa e lasciarvela per qualche minuto, medicandola in seguito, se la gravità lo esige.


CONVULSIONI. — Si verificano spesso nei bimbi degli accessi convulsivi, che talvolta impressionano seriamente. Occorre anzitutto lasciar da Parte gli antichi medicamenti empirici, a base di bevande forti e di spruzzatine d'acqua fredda. Le convulsioni indicano uno stato patologico, e il malato va amorosamente curato. Si faccia dapprima coricare il malato sul letto, o su un divano, cercando di calmarlo e di arrestare, frenandoli amorevolmente, i movimenti impetuosi.

E' importantissimo sorvegliarlo perché non si faccia del male e perché non si morda la lingua. Se le contrazioni alle mascelle sono violente, si potrà fargli passare fra le due file di denti una cannuccia di metallo, il manico di un cucchiaio o altro che si ha a portata di mano, avvolgendolo accuratamente con un pezzo di tela: s'impedirà così al paziente di chiudere la bocca. Dopo l'accesso l'ammalato è generalmente colto da sonnolenza; questa è provvida e conviene favorirla, lasciandolo dormire qualche ora.


CORPO ESTRANEO NELL'OCCHIO. — Quando un corpo estraneo è penetrato nell'occhio, le palpebre, per istinto, si chiudono e sbattono dolorosamente, facendo sì che il corpo intruso, carbone, sabbia, pulviscolo, vi si fissi profondamente. Occorre provvedere subito a farlo uscire tenendo le palpebre aperte con l'indice e il pollice, e guardando il terreno.

Il corpo intruso, se è ancora alla superficie, si presenta generalmente sull'orlo della palpebra inferiore, e non è difficile, con un pezzettino di carta sottile, arrotolata, unta d'olio d'oliva, o la punta di un fazzoletto pulito bagnato d'acqua pura, cercare di farlo uscire. Si laverà poi accuratamente l'occhio. - Se invece il corpo estraneo è penetrato sotto la palpebra superiore si deve cercare di sollevare le palpebre superiore e inferiore dell'occhio colpito, attirandole all'esterno perché sfuggano per un momento al contatto del globo oculare.

Per reazione alla presenza del corpo estraneo, si saranno prodotte delle lacrime, che saranno salutari, aiutando a portarlo presso l'orlo delle palpebre, posto dal quale si potrà facilmente estrarlo. Un mezzo un poco più complicato è quello di afferrare l'orlo della palpebra superiore e rovesciarla verso l'alto, per modo che ciò che vi è penetrato si renda visibile. Si estrae poi con il rotolino di carta imbevuto d'olio. Questo si potrà far scorrere delicatamente anche sotto la palpebra, per rintracciare il corpo estraneo che, coll'aiuto della provocata lacrimazione, non tarderà a mostrarsi. Si eviti sempre ,di strofinarsi l'occhio.


CORPO ESTRANEO NELL'ORECCHIO. — Qualora un corpo estraneo fosse penetrato nel condotto dell'orecchio, versarvi un po' d'olio d'oliva oppure olio di mandorla caldo. Non si devono mai fare pericolosi tentativi di estrarlo con forcine od altro.


CORRENTE ELETTRICA. — La prima ed intuitiva misura di soccorso è quella di togliere la corrente, ma non è sempre prontamente attuabile. Allora bisogna sottrarre il più rapidamente possibile la vittima agli effetti della corrente, senza che i soccorritori diventino alla loro volta vittime. Bisogna cioè evitare di toccare direttamente i conduttori, ed isolarli con pezzi di legno secco, con tessuto di caucciù, evitando ogni oggetto umido o metallico.

Isolata la vittima, se questa a perduto i sensi, bisogna praticare la respirazione artificiale, da proseguirsi molto a lungo, perché ben spesso la morte per elettro-conduzione non è che apparente. Il modo migliore di praticare la respirazione artificiale è quella di coricare il paziente supino, e di comprimergli ritmicamente il torace; nello stesso tempo far respirare aceto, ammoniaca, ecc.


EMORRAGIE. — Premere sull'arteria principale della parte con un dito e poi, se si tratta di gamba o di braccio, fasciare con un laccio ed applicare acqua molto fredda o ghiaccio. E' bene mantenere il capo del ferito in basso e l'arto in alto.


FRATTURE. — Cercare di non rimuovere il ferito prima di aver immobilizzato il membro fratturato con una bendatura che si renderà meno rigida con l'applicazione di stecche o assicelle.


INSOLAZIONE. — L'insolazione si annuncia con forte mal di capo, con una impressione di stanchezza, con nausea; nei casi più gravi produce incoscienza e deliquio. Generalmente il colpito da insolazione diventa pallidissimo, ha la pelle calda e secca; la respirazione si fa debolissima; e la temperatura sale ai 40 gradi e qualche volta li oltrepassa.

Chi è colpito da lieve insolazione deve essere subito tra sportato in luogo riparato e venire adagiato disteso, con il capo un pochino rialzato; è bene dargli da bere limonata fresca e caffè; applicargli sul capo compresse imbevute di acqua fredda e aceto. Quando i fenomeni presentino gravità, si applichino senapismi, si faccia il massaggio alle estremità inferiori, intanto che si aspetta un medico, al quale il malato deve essere subito affidato per le opportune cure.


MORSO DI VIPERA. — Capitando il disgraziato caso di venire colpiti dal morso terribile di questo serpe, occorre lavare subito — con acqua abbondante — la ferita, cercando di allargarla il più possibile, mediante una lama, meglio se sterilizzata sulla fiamma. E' necessario spremere fortemente per estrarne la maggior quantità di sangue, o — se si è sicuri di non avere escoriazioni in bocca — succhiarlo. La prima cosa però che si deve fare è di servirsi di un legaccio qualunque a portata di mano, e avvolgerlo, legandolo ben stretto, sopra al punto ferito, in modo da impedire che, con la circolazione del sangue, il veleno si diffonda, risalendo verso il cuore, e ne rimanga così invaso e avvelenato tutto l'organismo. Vengono poi consigliati gli impacchi con fazzoletti o falde di cotone imbevuti di soluzione di permanganato di potassio all'1 per mille e — se è possibile — delle iniezioni di olio canforato o di caffeina.


FOGLIE DI GERANIO SUI TAGLI. — I tagli, le lacerazioni e altre consimili ferite possono guarire rapidamente prendendo una foglia di geranio, naturalmente pulita, schiacciandola un pochino su una pezzuola di lino e applicandola con la pezzuola sopra la parte malata; essa si attacca fortemente alla pelle e cicatrizza la ferita.


PICCOLE FERITE. — Per quanto piccola sia la ferita, è necessario pensare che basta la sottilissima spina di una rosa per aprire la via alla terribile infezione tetanica. Occorre, se la piccola entità della lesione non rende necessario l'intervento del medico, disinfettare la ferita con una buona lavatura d'acqua pura, poi con acqua e sapone, e finalmente con una soluzione di acido fenico al 3% nell'acqua.

La ferita deve essere premuta leggermente ma replicatamente, per modo che ne esca un pochino di sangue; la soluzione fenicata verrà lasciata per qualche momento a contatto con la piccola ferita. Se la pelle è lacerata, si può invece ricorrere alle pennellature di iodio, polverizzando poi con ittiolo. Si deve assolutamente evitare che sulla ferita si posi della polvere, del terriccio o qualche altro materiale che potrebbe produrre infezione. Si ripara poi con un batuffolo di cotone idrofilo, vi si pone sopra un pezzetto di tela di lino di bucato, o garza, e si fascia con una benda idrofila.


SANGUE DAL NASO. — Si arresta facilmente facendo sdraiare il paziente per terra sul dorso colle braccia aderenti al corpo. Se l'inconveniente dovesse ripetersi con frequenza sarà opportuno ricorrere ad un dottore rinologo che potrà molto facilmente eliminare l'inconveniente.


SCOTTATURE. — Si ottengono ottimi e rapidi risultati usando contro le scottature di primo e di secondo grado l'alcool a 94°. Il dottor Barret consiglia di applicare subito sulla scottatura una compressa imbevuta nell'alcool, oppure d'immergere nell'alcool la parte ustionata. Sembra che la lesione si risolva immediatamente mercé l'azione astringente dell'alcool, il quale impedisce la formazione delle vescichette. Non occorrono altre medicazioni; la pelle rimane rossa ma aderente. L'alcool, inoltre, usato non appena avvenuta la scottatura, non provoca dolore, ma esplica anzi un'azione anestetizzante.


TERRORE NOTTURNO NEI BAMBINI. — Vi è una forma di spavento o di sùbita paura, che coglie i bimbi prima dei dodici anni, ed a cui si dà generalmente poca importanza. E' il terrore notturno, che colpisce specialmente i piccoli quando sono lasciati a tarda sera in solitudine, oppure perché hanno durante il giorno assistito a qualche avvenimento doloroso che ne ha scosso la sensibilità.

Chi accorre al pianto di un fanciullo, colto da improvviso terrore notturno o da spavento per un avvenimento terrificante, deve confortarlo subito affettuosamente, rincuorandolo o scuotendolo moralmente, secondo il carattere, e assicurandolo che c'è qualcuno vicino a lui che lo proteggerà da ogni pericolo; che il male stesso che prova non è reale ma immaginario; e somministrargli intanto una bevanda calda o un cordiale. Talora i terrori notturni si verificano in seguito a cattiva digestione o per i vermi.

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