AVETO L'Artico d'Italia

AVETO L'Artico d'Italia Da Chiavari si risale la valle solcata dal torrente Sturla fino a Borzonasca (16 km), dove inizia il parco, esteso a settentrione fino a Santo Stefano d'Aveto nell'alta valle omonima (a 33 km), e che comprende anche parte della val Graveglia.

L'ambiente è montano, con le maggiori cime dell'Appennino (monte Maggiorasca, 1.799 m; monte Penna, 1.735 m; monte Groppo Rosso, 1.593 m). I paesaggi sono vari, perché diversa è la composizione rocciosa.
I monti più elevati sono formati da ofioliti (le "pietre verdi" di origine magmatica), con pareti precipiti, creste e guglie che guardano ampi pascoli e qualche faggeta; alle quote inferiori prevale la copertura sedimentaria, che addolcisce i rilievi, rivestiti da fitte foreste di conifere (pino nero, pino silvestre, abete rosso e abete bianco, ottenuti da rimboschimenti). I boschi più estesi sono quelli demaniali del monte Penna, del monte Zatta e delle Lame, per un totale di quasi 1.000 ettari.

Nell'alta val d'Aveto si pratica tuttora l'allevamento del bestiame, con produzione di un apprezzato formaggio locale. La miniera di manganese di Gambatesa in val Graveglia, presso Ne, è diventata un'attrazione turistica, con un trenino che percorre parte della fitta rete di gallerie.

Benché il territorio del parco sia esposto sul versante meridionale dell'Appennino, la piovosità è molto elevata, così come le nevicate invernali. La relativa vicinanza col mare crea frequenti nebbie, e la conseguente umidità ha favorito la presenza di specie della flora che di solito si ritrovano molto più a nord.

L'alta valle dell'Aveto fu anche raggiunta dalle glaciazioni, che vi hanno lasciato eccezionali tracce nella Riserva delle Agoraie. Gli animali del parco annoverano da qualche tempo una presenza spontanea molto importante, quella del lupo appenninico.

Fra i mammiferi, il tasso è forse l'altro animale più raro. Tra i rapaci il biancone, l'astore, la poiana, lo sparviero, il gheppio e saltuariamente anche una coppia di aquile reali.
Numerosi i coleotteri, con diversi endemismi.

RICORDI DEL GRANDE GELO La Riserva delle Agoraie, nel comune di Rezzoaglio, tutela una flora tipica delle regioni artiche, sviluppata attorno a piccoli specchi d'acqua di origine glaciale e a torbiere.
Il singolare fenomeno è provato da un accumulo morenico presso lo stagno Piccolo e dalla presenza, negli altri stagni, dello scirpo cespitoso (Scirpus cespitosus), una pianticella che in Groenlandia si trova fino a 16 gradi dal Polo Nord, e sulle Alpi all'altitudine di 3.000 metri.

Vivono alle Agoraie anche alcuni tipi di carice, il cui habitat normale supera i 70 gradi di latitudine nord. Le sponde del lago Riondo ospitano una specie comparsa nel Paleozoico e presente soltanto qui lungo l'intero Appennino: è il licopodio inondato (Lycopodiella inundata). presente la rosolida (Drosera rotundifolia), una pianta carnivora che si nutre di insetti.

Ma la rarità maggiore si può osservare sul fondo del lago degli Abeti: diversi tronchi di abete bianco vecchi di 2.610 anni. Una polla d'acqua fredda e la rigidità del clima li hanno conservati per millenni, anche se sembrano caduti nel lago da poco.

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