Storia e avvenimenti di Soresina
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Sol Regina origine del nome di soresina

stemma soresinaOrigine del nome di Soresina Origine del nome di Soresina A questo proposito si intrecciano testimonianze storiche e leggendarie, che attribuiscono la fondazione del luogo al vescovo S.Siro, alla via selciata che univa Crema a Cremona, alla posizione sopraelevata del paese, o alla esclamazione di una donna scampata ad una terribile pestilenza: quest'ultima versione, tradizionale e popolare, trova espressione grafica nello stemma comunale, in cui è ritratta una figura femminile e un'iscrizione che recita:

" Sol Regina Da quest'ultima versione deriva anche lo stemma della Città che vede raffigurata nel coronato scudo centrale una donna che con una mano regge un drappo in cui appare la scritta "Sol Regina" e con l'altra un castello di cui non si è mai trovato traccia ma che si può interpretare come simbolo di luogo o Città Municipio Il palazzo del municipio è stato eretto nel 1852 su progetto dell'ing. Rossini.
Fu continuato dall'architetto Visioli e portato a termine dall'ing. Carlo Bianchi che lo sistemò anche all'interno.

La città di Soresina fu insignita del titolo di città nel 1962 dal Presidente della Repubblica Antonio Segni per l'operosità della sua gente, le virtù di tanti suoi figli, il fervore delle sue iniziative civiche benefiche economiche.


Storia di Soresina

fotografia di Camillo BarbòPer le immagini e le informazioni storiche ci siamo avvalsi dei libri di Soresina, tra i quali se vorrete approffondire le notizie vi segnaliamo," Soresina dalle origini al tramonto dell'Ancien Règime " a cura di Roberto Cabrini e Valerio Guazzoni.

Il paese di Soresina sorse in epoca preistorica su una delle tante isolette del Lago Gerundo, un'estesa palude formatisi in seguito a numerose inondazioni.
La dominazione romana determinò la costruzione di nuove strade e la bonifica di parte del territorio; durante questo periodo non esisteva, probabilmente, un solo abitato, ma varie case isolate che sfruttavano la fertilità dei terreni.

Solo successivamente, durante l'occupazione longobarda, venne creato un centro unico, con la funzione di organizzare la produzione agricola di tutto il territorio limitrofo.

L'origine del nome della città risale al periodo medioevale, anche se non è conosciuto con esattezza il significato del toponimo: a questo proposito si intrecciano testimonianze storiche e leggendarie, che attribuiscono la fondazione del luogo al vescovo S.Siro, alla via selciata che univa Crema a Cremona, alla posizione sopraelevata del paese, o alla esclamazione di una donna scampata ad una terribile pestilenza: quest'ultima versione, tradizionale e popolare, trova espressione grafica nello stemma comunale, in cui è ritratta una figura femminile e un'iscrizione che recita: "Sol Regina".

Da quest'ultima versione deriva anche lo stemma della Città che vede raffigurata nel coronato scudo centrale una donna che con una mano regge un drappo in cui appare la scritta "Sol Regina" e con l'altra un castello di cui non si è mai trovato traccia ma che si può interpretare come simbolo di luogo o Città.
Soresina viene citata per la prima volta in un documento dell'anno Mille, in cui è menzionato l'acquisto di alcuni possedimenti a "Surrecina" e a "Iovisalta" (Genivolta) da parte di Usberto, vescovo di Cremona.

Tra il 1133 e il 1136 l'Imperatore Lotario II, per porre fine alle discordie tra Crema e Cremona per il possesso del borgo, distrusse interamente Soresina: successivamente ricostruita la cittadina fu nuovamente rasa al suolo nel 1217 e fu oggetto di aspri conflitti nel corso del Duecento e del Trecento, in occasione della lotta tra Guelfi e Ghibellini, tra le fazioni comandate da Buoso da Dovara, da Ponzino Ponzone e da Cabrino Fondulo.
Quest'ultimo nel 1403 divenne signore di Cremona e di Soresina, sino a quando fu sconfitto e cacciato dai Visconti. Da quel momento, il paese si trovò nell'orbita dell'influenza milanese, prima con i Visconti e poi con gli Sforza.

Nel Cinquecento venne concessa in feudo ad alcune famiglie nobili del luogo, tra cui gli Stanga, Agostino Centurione, gli Affaitati e i Barbò, signori di Soresina fino al 1714.
Sotto il marchesato dei Barbò Soresina ebbe grande sviluppo nell'agricoltura, nell'industria e nei commerci. Il suo mercato del Lunedì, concessole nel 1492 da Ludovico Maria Sforza, s'ingrandì sempre più, attirando uomini d'affari da ogni parte.

Solo il periodo della dominazione spagnola rappresenta per Soresina, come del resto per la Lombardia, una vera calamità, fu bersagliata da molte guerre che ne devastarono il territorio e la notizia della pace tra la Spagna e la Francia avvenuta nel 1659 venne accolta con grande gioia.
Al governo spagnolo successe quello francese al quale nel 1707 subentrò quello austriaco che governò quasi ininterrottamente fino al 1796.

Giulia Caprioli moglie di camillo barbò Quando l'esercito francese con a capo Napoleone Bonaparte occupò l'Italia Settentrionale i soresinesi li accolsero come liberatori e Soresina che fece parte prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno d' Italia diede un notevole contributo alla causa del Risorgimento e non pochi di loro parteciparono alle guerre d' Indipendenza e alla Spedizione dei Mille. Dopo la proclamazione del Regno d' Italia e la raggiunta unità nazionale, per Soresina iniziò una nuova era di lavoro e prosperità.

Nel 1863 fu costruita la linea ferroviaria Cremona - Treviglio. Accanto all' agricoltura che introdusse nuove conquiste tecniche, fiorirono filande per i bozzoli, laboratori per la lavorazione delle pietre dure per orologi e apparecchi di precisione, officine meccaniche, industrie del legno e alimentari tra i quali il grande complesso lattiero - caseario della Latteria Soresinese : primo esempio di cooperazione tra i produttori che doveva diventare in pochi decenni la più grande latteria cooperativa d' Europa.

Crebbe anche l' edilizia, il centro urbano s'ingrandì e s'abbellì di nuove strade, piazze, zone residenziali, eleganti negozi e pubblici esercizi e divenne il centro naturale in cui confluivano le varie attività e le correnti d'affari di una importante parte della provincia superiore. Nei due conflitti mondiali ( 1915-1918 e 1940-1945 ) Soresina diede ancora una volta la misura della sua generosità sia con il suo contributo di sangue che con le opere di assistenza e beneficenza ai militari dislocati sui vari fronti.

Il secondo dopoguerra é stato particolarmente duro per Soresina colpita nelle sue principali attività industriali e commerciali e impossibilitata a dare lavoro alla sua esuberante massa di lavoratori. Lentamente é riuscita a riprendersi e a essere uno dei centri migliori della Provincia di Cremona.
Nel 1962 il Presidente della Repubblica Antonio Segni conferì a Soresina il titolo di città.


Risorgimento " I/II  Guerra d' Indipendenza ", Spedizione dei Mille
Risorgimento " I Guerra d' Indipendenza "
Luigi Gerosa Volontario I soresinesi seguirono con entusiasmo i moti del Risorgimento.
I patrioti da quando l'Austria mise ancora il suo tallone sul popolo italiano, cominciarono a lavorare in silenzio mantenendo alta la fiamma dell'amor patrio in convegni e abboccamenti clandestini ai quali partecipavano, tra gli altri, molti elementi giovanissimi ansiosi di servire la causa.

Funzionava un comitato di liberazione che occultamente insegnava ai giovani l'uso delle armi, organizzava espatrii clandestini in Piemonte e, nello stesso tempo, cercava di rendere sempre più difficile il compito del presidio austriaco. Era tutto un lavorio capitanato dai migliori esponenti della nostra cittadina che poi con l'esempio e l'azione avrebbero contribuito anche con un forte nucleo di volontari, sotto le bandiere del re e i vessilli di GARIBALDI, al trionfo della libertà e all'indipendenza della Patria.

Si giunse così alle radiose giornate di Milano.
L'eco della ribellione milanese accese gli spiriti di rinnovate speranze e il giorno 20 marzo 1848 la popolazione soresinese scese nelle strade a manifestare la propria ansia di libertà. Fattasi ardita rimosse gli stemmi del tiranno appiccandovi il fuoco sulla piazza maggiore. Si portò quindi minacciosa davanti alla sede del presidio austriaco per far sloggiare i gendarmi ma questi erano già fuggiti. In una spontanea manifestazione di giubilo Carlo Landriani arringò la folla mentre alle finestre veniva issato il tricolore.

La sfida era gettata e l'affronto suonò molto grave per gli austriaci. I soresinesi se ne resero conto quando il 22 marzo vennero a sapere che era giunto nelle vicinanze un forte contingente di truppe nemiche. Subitamente il borgo si organizzò a difesa: uomini, donne e fanciulli furono presto all' opera. S' ingombrarono con i banchi delle chiese le strade, si ruppe e ammonticchiò l'acciottolato, si provvidero i balconi e i tetti di pietre, si prepaò  olio bollente per una pioggia furiosa. Grossi bastoni, informi ferri, armi d'ogni genere, scuri e mazze : tutto serviva per le strette del caso.

Giuseppe Rizzini Capo della  comunità soresinese Ma il nemico fece sapere che in quei giorni di disfatta ben altro aveva da pensare e che lo si lasciasse in pace durante il suo passaggio obbligato non avendo, almeno per il momento, intenzioni ostili verso la popolazione.

Calmati dopo molti sforzi gli animi ad opera principalmente del capo della Comunità Giuseppe Rizzini, gli austriaci poterono transitare indisturbati il giorno 28 marzo diretti verso Soncino.

Il giorno appresso i soresinesi aprirono il loro animo entusiasta a 4000 soldati piemontesi che precedettero di un giorno la venuta di Re Carlo Alberto.

Breve fu la gioia della riconquistata liberà  perché il 28 luglio, frettolosi, già  passavano da Soresina i carri di polveri e provvigioni dei piemontesi in rotta e diretti verso Pizzighettone e Milano. Ancora una volta ritorna il dominio austriaco sulla Lombardia dopo la sconfitta di Novara. In questa sfortunata prima campagna del Risorgimento molti sono stati i volontari soresinesi accorsi a combattere che persero eroicamente la vita.


Risorgimento " II Guerra d'Indipendenza

Garibaldi( Fotografia di Giuseppe Garibaldi )
Si riallacciarono intanto i rapporti clandestini con il Piemonte dal ricostituito comitato di liberazione. Nel 1859 una schiera di soresinesi accorse per prendere parte alla lotta di liberazione.

Durante la seconda guerra per l'Indipendenza, dopo le prime vittorie dei piemontesi e dei loro alleati francesi, a Soresina venne istituito un presidio francese che durante la sua permanenza fu oggetto di particolari cortesie.

Dopo la pace di Villafranca il presidio prima di partire volle esprimere in una lettera tutto il suo rimpianto per dover abbandonare Soresina e la sua gente.


La spedizione dei Mille

Francesco Genala(Fotografia di Francesco Genala )

I volontari soresinesi che presero parte alla spedizione dei Mille di Garibaldi sono cinque :
Felice Raj, Carlo Guida, Ferdinando Maestroni, Giuseppe Peroni e Antonio Bettoni.

Quello di Soresina è stato il più  alto contributo, in proporzione alla popolazione, dato alla spedizione, dopo quello di Bergamo. Garibaldi se ne ricordà e ben volentieri venne a Soresina nell'aprile 1862 per trattenersi in mezzo a una popolazione cosi  fedele e amante della libertà .

Intrattenne la folla dal balcone di Casa Guida con a fianco i valorosi combattenti Carlo Guida e Luigi Gerosa.
Prima di lasciare Soresina indirizzò alla Comunità  la seguente lettera :
" Riconoscente della manifestazione di simpatia di questo municipio e di questa popolazione io ricorderò per tutta la vita il caldo patriottismo di cui ebbi testimonianza in questa città  eminentemente libera e italiana.

Garibaldi l'anno 1863 da Caprera, in risposta alla nomina a presidente onorario della Società  Operaia di Mutuo Soccorso, cosi ha scritto al presidente avv. Francesco Genala : " Buoni operai, la vostra nomina mi onora. Possa la vostra Associazione prosperare per il bene vostro e della Patria. Addio di cuore.
Vostro Garibaldi " ( autografo conservato dalla Società Operaia di Soresina ).



I Tumulti di Soresina

Gli “instant book” non sono un’invenzione dei tempi recenti. Insieme alla diffusione su larga scala della carta stampata nascono anche le pubblicazioni che raccontano “a caldo” degli avvenimenti – fatti di cronaca nera o di politica – ai quali già i giornali avevano dato ampio risalto.
Più che di libri veri e propri, alla fine dell’800 si tratta di fogli simili a quelli dei giornali ma piegati a formato “libro” e distribuiti anche separatamente dai giornali.

Le carte della Regia Procura (ora all’Archivio di Stato) conservano un “instant foglio” fatto stampare dall’edicola Lanzi Luigi in occasione del processo iniziato il 27 maggio 1898 per “i fatti di Soresina”, a carico di 14 “sobillatori”, accusati di resistenza, oltraggio, ferimento e danneggiamento. Siamo in un periodo nel quale la miseria non si attenua, gli scioperi si susseguono (contro le multe, contro i regolamenti di fabbrica che le prevedevano, contro le paghe non sufficienti per la pura sopravvivenza né nell’agricoltura né nell’industria…), il movimento operaio si rafforza e lo Stato reagisce con durezza.

Il 3 maggio 1898 il prezzo del pane era salito a 51 centesimi: corrispondevano circa alla paga di 5 ore di lavoro di un’operaia di filanda. Iniziano ore convulse. «Il pretore, riparato nell’edificio del Municipio, alle ore 14 e 45 spedisce il seguente telegramma alla Procura di Cremona: “Dimostrazione per rincaro prezzo del pane dapprima pacifica, ora degenerata in sassaiola avanti municipio, pochi carabinieri impotenti, attendesi rinforzi. Pretore Clerici”.

La ricostruzione dei fatti cambia, ovviamente, secondo il punto di osservazione del cronista. L’eco del popolo racconta che, mentre una parte della folla “sorvegliava” il municipio, “l’altra seguì il nostro compagno [socialista] Battista Ciboldi il quale, nell’aia d’un cascinale, tenne ai dimostranti un discorso in cui spiegava le ragioni del rincaro del pane, l’impossibilità della forte diminuzione che essi reclamavano, e li esortava a mantenersi alieni dalle violenze inconsulte, affinché l’agitazione avesse serio effetto, e l’autorità non avesse il pretesto per usare la forza delle armi.”

La notizia dei disordini arriva in giornata fino al ministro di Grazia e giustizia, Giuseppe Zanardelli [che così risponde:] “Ho ricevuto suo telegramma sui disordini di Soresina - attendo relazione - confido autorità giudiziaria procederà con esemplare zelo, solerzia, rapidità a dimostrare che la legge comune e magistratura possono soddisfare ad ogni necessità e difficoltà sociali. Il ministro Zanardelli”.» (Zanardelli sollecitava l’applicazione “solerte” della legge ordinaria, per evitare richieste di misure speciali le quali in breve, con il nuovo ministro, permetteranno infatti una straordinaria ondata di repressione nei confronti di istituzioni democratiche, le Camere del lavoro, circoli e giornali della sinistra, le stesse cooperative di lavoro.)

Il cronista de L’eco del popolo riferiva che «la situazione si era aggravata quando i carabinieri, nel cercare di far indietreggiare la folla davanti al Municipio, ferirono una donna e un bambino a sciabolate. Poi i carabinieri fecero fuoco. Ci furono 3 morti.

Nel pomeriggio giunse anche una compagnia dell’esercito ma a quell’ora la folla si era già portata a casa la sua rabbia e il suo dolore. Tra gli arrestati ci fu anche Daniele Galli, proprio uno dei più attivi nel cercar di impedire la sassaiola.

Ma era socialista.» Ci mise poco la giustizia dell’epoca a condannare chi era colpevole della sassaiola o magari dell’epiteto “baloss” all’indirizzo del sindaco: carcere tra i 10 e 19 mesi e multe esorbitanti.

La morte dei tre lavoratori, Gerevini Serafino, d’anni 31, fabbro, Zucchetti Teresa, d’anni 58, filatrice, Bignamini Luigi, d’anni 17, sarto? Il nostro “instant book” riferisce: «Per quanto riguarda l’imputazione di omicidio e ferimento a carico dei pubblici ufficiali, fa duopo riconoscere ch’essi si trovavano nella necessità di respingere da sé e da altri, quali il Sindaco e gli impiegati chiusi in Municipio, le gravi ed ingiuste violenze…» La “legittima difesa” del potere.
Non è la prima né sarà l’ultima volta.

Fonte: Teréz Marosi,“La battaglia della filanda” , in “Filande soresinesi”,
a cura del Gruppo Ricerca Antropologica di Soresina, 1998
Di http://www.welfarecremonanetwork.it


la via dell’industria tra filari di gelsi

gelsiSoresina – la via dell’industria tra filari di gelsi
I soresinesi amano vedere all’origine della propria denominazione una – per la verità piuttosto incerta – Sol Regina, raffigurandola persino nello stemma della città. L’inizio della storia di un insediamento umano in quella zona si perde, come si usa dire, “nella notte dei tempi” e – perché no? – anche nella leggenda.

Quella “leggendaria” figura femminile ben simboleggia dunque questo comune sorto dalle paludi del non meno leggendario “lago” Gerundo. È forse durante la dominazione longobarda che si forma il primo centro più grande il quale poteva aver raccolto le popolazioni di insediamenti limitrofi e aver meglio organizzato lo sfruttamento agricolo delle terre “bonificate”.

Conoscenze provenienti da documenti scritti si hanno soltanto dall’anno 1000, anno in cui viene menzionato Surrecina, dove il vescovo di Cremona Usberto acquista alcuni possedimenti.
Trovarsi “in mezzo” tra Crema e Cremona poteva comportare alcuni vantaggi. Soresina ne vide il lato peggiore quando all’inizio del secolo XI l’Imperatore Lotario II la fece distruggere: un modo “medioevale” per porre fine alla disputa fra Crema e Cremona per il possesso di Soresina.

Un’altra “medioevale” distruzione avvenne nel 1207; questa volta Soresina si trovava “in mezzo” tra guelfi e ghibellini. Migliorava di poco la sua situazione trovandosi (1403) con il cremonese Cabrino Fondulo suo signore ma nelle mire dei “milanesi” Visconti e Sforza. Il borgo fu “ricompensato” dalla storia con secoli di infeudazione a famiglie che curavano le sorti dei propri possedimenti restando sul luogo.

Per nominarne alcuni fra i più noti: gli Stanga, gli Affaitati e per ultimi, all’inizio del secolo XVIII, i Barbò. Con i marchesi Barbò per la città – che, per onor di cronaca, il titolo di città lo avrà solo nel 1962 – inizia quello sviluppo economico, basato principalmente sull’agricoltura ma senza tralasciare produzioni manifatturiere e il commercio, che vedrà il suo apice nella seconda metà del XIX secolo e i suoi fautori nei nuovi mercanti-imprenditori e negli “imprenditori d’agricoltura”, per usare l’espressione di Carlo Cattaneo, che alcuni “possidenti” seppero diventare.

Saranno proprio questi imprenditori ad investire anche nelle attività industriali e spesso a patrocinare opere di pubblica utilità e a dare sostegno alla realizzazione di opere pubbliche. Soresina, nella seconda metà dell’800 è direttamente legata alla politica nazionale attraverso Francesco Genala (1843-1893), nato ed eletto lì deputato nel 1874, confermato per 7 legislature, ministro dei Lavori pubblici dal 1883 al 1887.
Sarà anche presidente della locale Società di Mutuo Soccorso (1863).

Grandi sono i cambiamenti infrastrutturali e urbani di quei decenni.
Nel 1863 apre la linea ferroviaria Cremona–Treviglio, passando per Soresina. Si costruisce il nuovo cimitero, la Torre campanaria della chiesa di S. Siro (opere di Luigi Voghera), il Teatro Sociale, si amplia l’ospedale di Santa Croce (in seguito Robbiani), vengono ammodernati gli edifici pubblici (carcere compreso) come le facciate delle abitazioni private. Il benessere che permetteva tutto questo era in parte legato alla vendita dei prodotti agricoli, al commercio in generale, alle imprese manifatturiere come quelle per la lavorazione delle pietre dure per orologi e apparecchi di precisione, una parte sostanziale era però dovuto ai successi dell’industria serica.


BozzoliLa trasformazione dei bozzoli non nasce certo nell’800 – la gelsibachicoltura nel cremonese è attestata sin dal ‘500 – ma con l’introduzione delle macchine a vapore ha il vero slancio della produzione industriale.

Nella seconda metà dell’800 vi erano ancora filande attigue alle case padronali, testimoniando un certo carattere “aggiuntivo” della produzione dei filati rispetto alla consueta attività agraria (così era a Soresina la filanda Razzini); ma sorgevano anche veri edifici industriali come la filanda “Guerins e Fils”, fatta costruire (1887, ing. Giovanni Battista Ferrari) da questi imprenditori francesi dopo aver scelto proprio Soresina per la dislocazione di parte della loro attività.

Le filande davano poi espansione ad altri settori produttivi, innanzitutto ad officine che fabbricavano macchinari per la filatura; ne è l’esempio migliore l’officina dei fratelli Azzini, nata nel 1840, e dovutasi riconvertire dopo il tramonto dell’industria serica.

A trasformarsi sarà, di conseguenza, il tessuto sociale, con nuove figure e saperi nell’attività intermediaria-commerciale, bancaria, tecnica, di organizzazione aziendale. Le esperienze tecniche e imprenditoriali acquisite e i capitali accumulati nel settore della seta saranno talvolta all’origine di altre fortunate imprese, ed è il caso dell’ingegner Amilcare Robbiani, discendente di una famiglia di filandieri, e della Latteria Soresinese di cui egli fu anche presidente.

«Sorta nei primi mesi del 1900, nel pieno di una fase di disorientamento e di depressione del settore lattiero-caseario, la Latteria Soresinese lasciava trasparire sin dallo statuto un disegno che guardava lontano, certamente oltre la mera funzione difensiva dell’agricoltura cremonese allora minacciata in una delle sue produzioni di punta. Nel giro di pochi anni attorno alla cooperativa prese corpo una solida organizzazione produttiva, fondata su un’acquisizione sicura del latte grazie all’impegno trentennale che legava i fondi associati .

Se durante questo suo percorso la grande Latteria cooperativa di Soresina si è rivelata come una delle manifestazioni più significative e dinamiche delle energie imprenditoriali del Cremonese, essa stessa non ha mancato di contribuire all’evoluzione di quell’agricoltura che ne costituiva il fondamento primo…»
(Gianpiero Fumi: “Il primo mezzo secolo di vita della Latteria Soresinese”, in “Latteria Soresinese. 1900-2000 Storia di un’impresa”, a cura di Giorgio Bigatti, Ed. Amilcare Pizzi, 2000)


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