Storia di un mare perduto Il lago Gerundo

Anticamente, fra Milano, Lodi e Cremona si stendeva un grande lago chiamato Gerundo :
di quelle acque restano solo pochi ricordi suggestivamente animati da varie leggende.

A MILANO manca soltanto il mare. E i milanesi, di vecchia stirpe o adottivi, ne sentono da sempre la mancanza.
Ne hanno costruito uno minuscolo, l'idroscalo, insieme ad autostrade che collegano la città alla Liguria e alla più lontana Riviera adriatica. Il mare a Milano è anche un "desiderio" che ha fatto nascere molte leggende. Una delle più famose raccontava di un, bacino d'acqua salata situato in una grande caverna sotto piazza del Duomo, tanto vasto che ci si poteva andare in barca.

La costruzione della metropolitana e delle relative stazioni hanno cancellato per sempre questa favola, che è parziale realtà nel caveau di una banca milanese, scavato a molti metri di profondità, dove, per mezzo di un oblò e di un potente faro, si può penetrare con lo sguardo dentro una grande polla d'acqua sotterranea. Acqua salata: probabilmente è davvero ciò che resta del mare Padano che esisteva al posto dell'attuale pianura, prima che il Po e gli altri fiumi, scendendo dalle montagne, trasportassero terra e detriti.

Questo succedeva oltre un milione di anni fa, quando Milano e la Lombardia intera non esistevano. Considerato che questo vasto golfo adriatico arrivava a lambire le zone dove oggi sorgono Mondovi, Saluzzo e Cuneo. Poi la crosta terrestre cominciò a sollevarsi e, contemporaneamente, il clima fresco e piovoso provocò l'aumento dell'azione erosiva dei fiumi che scendevano dagli Appennini. Ancora oggi la terrà continua ad avanzare nell'Adriatico e un giorno potremo andare in macchina da Comacchio alla Juogoslavia senza fare curve, e Venezia sarà una città lontana dal mare e asciutta.
C'è tempo comunque.

La città padana sorta sull'isola drago Tarantasio


cartina gerundoTornando al mare sognato dai milanesi, non è escluso anche il ricordo ancestrale del mare Gerundo. Questa volta non parliamo di un mare sotterraneo, e neppure di un'epoca lontana migliaia e migliaia di anni, o di luoghi molto distanti dalla metropoli lombarda. La storia del lago Gerundo (chiamato anche "mare" per la sua vastità) è poco nota perfino in Lombardia, se si escludono alcuni libri di storia locale, e pochi ricercatori che si sono dedicati all'argomento.

Soltanto in questi ultimi anni, grazie a singoli studiosi, quali Livia Feroldi Cadeo e gli appassionati che si raccolgono attorno alla rivista "Insula Fulcheria", le ricerche sul mare Gerundo hanno preso un indirizzo scientifico.

La rivista in questione è edita dal Museo Civico di Crema che custodisce un'ampia documentazione sul Gerundo e sulle popolazioni che abitavano le sue rive, nonché sull'isola Fulcheria, che si trovava al centro del Gerundo e sulla quale è sorta la città di Crema il cui nome deriva dalla radice prelatina cre o crem che vuole dire altura, collinetta.

Ancora in epoche relativamente recenti abbiamo notizia di grandi aree padane allagate in maniera permanente, tanto da diventare dei veri e propri laghi che i fiumi, non disciplinati da argini e canalizzazioni, alimentavano, soprattutto nei mesi primaverili e autunnali.

Nella parte orientale della Padania, il Po si diramava in sette braccia che penetravano in una regione sempre incerta tra le terre e le acque, selvaggia, abitata da gente tagliata fuori da ogni consorzio civile.
La regione era detta "Septem Marie", o Sette Mari, e di queste immense paludi restano oggi soltanto le Valli di Comacchio. C'era poi il lago Bondeno, a sud del Po, tra Ferrara e la Mirandola, tanto vasto e profondo che una leggenda locale lo considerava fundo carens, senza fondo, e direttamente collegato al Paese degli Antipodi. A nord del Po, fino a poco più di cent'anni fa, si stendevano le Grandi Valli Veronesi.

A sud, verso Bologna, la palude di Crevalcore sfiorava quella dei Sette Mari. Ma nessuno di questi specchi d'acqua, un poco lago e un poco palude, era ricco di acque e navigabile quanto i Gerundo. Come gli altri bacini di pianura, il Gerundo non è mai stato di una vastità costante.

Dipendeva dai fiumi che lo alimentavano, l'Adda, l'O glio e il Serio (con qualche apporto forse anche dal Lambro), e perciò dall'andamento climatico; e dipendeva da gli uomini che abitavano la Padania. I coloni del periodo romano sicura mente ne prosciugarono grandi tratti bonificando i terreni per coltivarli.

Alcune strade consolari lo attraversarono, a dimostrazione che in talune epoche il Gerundo non era un'unica superficie lacustre, ma un insieme di bacini. L'epoca della sua massima espansione fu sicuramente quella che coincide con la caduta dell'impero romano e le successive invasioni barbariche, quando l'Italia tornò in gran parte preda delle foreste e delle paludi, e così fino all'Xl secolo, quando l'uomo della pianura cominciò a riconquistare il territorio partendo soprattutto dai monasteri benedettini, centri di lavoro e di studio, oltre che di preghiera.

Nell'Alto Medioevo, quando il Gerundo era un'unica gigantesca superficie con al centro l'Insula Fulcheria", i suoi confini dovevano sfiorare (partendo da nord) i luoghi dove sorgono attualmente i paesi di Vaprio, Cassano, Lodi, Cavena, Cavacurta, Pizzighettone, Grumello (risalendo verso nord), Cortemadama, Madignano, Offanengo, Vidolasco, Castelgabbiano, Caravaggio (verso ovest), Treviglio, Brembate.



Continua..
1) La regione del Gerundo in una cartina settecentesca. e vecchie fotografie degli scarriolanti.
2) A Soncino un'altra leggenda vuole che sia nato il drago Tarantasio, o Tarànto, il più famoso seminatore di terrore.


Fonte : Storia di un mare perduto ( di Giuseppe Pederiali), informazioni per far conoscere le nostre origini e leggende.

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