la via dell’industria tra filari di gelsi

gelsiSoresina – la via dell’industria tra filari di gelsi
I soresinesi amano vedere all’origine della propria denominazione una – per la verità piuttosto incerta – Sol Regina, raffigurandola persino nello stemma della città.

L’inizio della storia di un insediamento umano in quella zona si perde, come si usa dire, “nella notte dei tempi” e – perché no?
– anche nella leggenda.

Quella “leggendaria” figura femminile ben simboleggia dunque questo comune sorto dalle paludi del non meno leggendario “lago” Gerundo.
È forse durante la dominazione longobarda che si forma il primo centro più grande il quale poteva aver raccolto le popolazioni di insediamenti limitrofi e aver meglio organizzato lo sfruttamento agricolo delle terre “bonificate”.

Conoscenze provenienti da documenti scritti si hanno soltanto dall’anno 1000, anno in cui viene menzionato Surrecina, dove il vescovo di Cremona Usberto acquista alcuni possedimenti.
Trovarsi “in mezzo” tra Crema e Cremona poteva comportare alcuni vantaggi. Soresina ne vide il lato peggiore quando all’inizio del secolo XI l’Imperatore Lotario II la fece distruggere: un modo “medioevale” per porre fine alla disputa fra Crema e Cremona per il possesso di Soresina.

Un’altra “medioevale” distruzione avvenne nel 1207; questa volta Soresina si trovava “in mezzo” tra guelfi e ghibellini. Migliorava di poco la sua situazione trovandosi (1403) con il cremonese Cabrino Fondulo suo signore ma nelle mire dei “milanesi” Visconti e Sforza. Il borgo fu “ricompensato” dalla storia con secoli di infeudazione a famiglie che curavano le sorti dei propri possedimenti restando sul luogo.

Per nominarne alcuni fra i più noti: gli Stanga, gli Affaitati e per ultimi, all’inizio del secolo XVIII, i Barbò. Con i marchesi Barbò per la città – che, per onor di cronaca, il titolo di città lo avrà solo nel 1962 – inizia quello sviluppo economico, basato principalmente sull’agricoltura ma senza tralasciare produzioni manifatturiere e il commercio, che vedrà il suo apice nella seconda metà del XIX secolo e i suoi fautori nei nuovi mercanti-imprenditori e negli “imprenditori d’agricoltura”, per usare l’espressione di Carlo Cattaneo, che alcuni “possidenti” seppero diventare.

Saranno proprio questi imprenditori ad investire anche nelle attività industriali e spesso a patrocinare opere di pubblica utilità e a dare sostegno alla realizzazione di opere pubbliche. Soresina, nella seconda metà dell’800 è direttamente legata alla politica nazionale attraverso Francesco Genala (1843-1893), nato ed eletto lì deputato nel 1874, confermato per 7 legislature, ministro dei Lavori pubblici dal 1883 al 1887.
Sarà anche presidente della locale Società di Mutuo Soccorso (1863).

Grandi sono i cambiamenti infrastrutturali e urbani di quei decenni.
Nel 1863 apre la linea ferroviaria Cremona–Treviglio, passando per Soresina. Si costruisce il nuovo cimitero, la Torre campanaria della chiesa di S. Siro (opere di Luigi Voghera), il Teatro Sociale, si amplia l’ospedale di Santa Croce (in seguito Robbiani), vengono ammodernati gli edifici pubblici (carcere compreso) come le facciate delle abitazioni private. Il benessere che permetteva tutto questo era in parte legato alla vendita dei prodotti agricoli, al commercio in generale, alle imprese manifatturiere come quelle per la lavorazione delle pietre dure per orologi e apparecchi di precisione, una parte sostanziale era però dovuto ai successi dell’industria serica.


BozzoliLa trasformazione dei bozzoli non nasce certo nell’800 – la gelsibachicoltura nel cremonese è attestata sin dal ‘500 – ma con l’introduzione delle macchine a vapore ha il vero slancio della produzione industriale.

Nella seconda metà dell’800 vi erano ancora filande attigue alle case padronali, testimoniando un certo carattere “aggiuntivo” della produzione dei filati rispetto alla consueta attività agraria (così era a Soresina la filanda Razzini); ma sorgevano anche veri edifici industriali come la filanda “Guerins e Fils”, fatta costruire (1887, ing. Giovanni Battista Ferrari) da questi imprenditori francesi dopo aver scelto proprio Soresina per la dislocazione di parte della loro attività.

Le filande davano poi espansione ad altri settori produttivi, innanzitutto ad officine che fabbricavano macchinari per la filatura; ne è l’esempio migliore l’officina dei fratelli Azzini, nata nel 1840, e dovutasi riconvertire dopo il tramonto dell’industria serica.

A trasformarsi sarà, di conseguenza, il tessuto sociale, con nuove figure e saperi nell’attività intermediaria-commerciale, bancaria, tecnica, di organizzazione aziendale. Le esperienze tecniche e imprenditoriali acquisite e i capitali accumulati nel settore della seta saranno talvolta all’origine di altre fortunate imprese, ed è il caso dell’ingegner Amilcare Robbiani, discendente di una famiglia di filandieri, e della Latteria Soresinese di cui egli fu anche presidente.

Sorta nei primi mesi del 1900, nel pieno di una fase di disorientamento e di depressione del settore lattiero-caseario, la Latteria Soresinese lasciava trasparire sin dallo statuto un disegno che guardava lontano, certamente oltre la mera funzione difensiva dell’agricoltura cremonese allora minacciata in una delle sue produzioni di punta. Nel giro di pochi anni attorno alla cooperativa prese corpo una solida organizzazione produttiva, fondata su un’acquisizione sicura del latte grazie all’impegno trentennale che legava i fondi associati .

Se durante questo suo percorso la grande Latteria cooperativa di Soresina si è rivelata come una delle manifestazioni più significative e dinamiche delle energie imprenditoriali del Cremonese, essa stessa non ha mancato di contribuire all’evoluzione di quell’agricoltura che ne costituiva il fondamento primo…

(Gianpiero Fumi: “Il primo mezzo secolo di vita della Latteria Soresinese”, in “Latteria Soresinese. 1900-2000 Storia di un’impresa”, a cura di Giorgio Bigatti, Ed. Amilcare Pizzi, 2000)

Scritto da Welfarecremonanetwork.it

Photo Gallery