I Tumulti di Soresina

Gli “instant book” non sono un’invenzione dei tempi recenti. Insieme alla diffusione su larga scala della carta stampata nascono anche le pubblicazioni che raccontano “a caldo” degli avvenimenti – fatti di cronaca nera o di politica – ai quali già i giornali avevano dato ampio risalto.
Più che di libri veri e propri, alla fine dell’800 si tratta di fogli simili a quelli dei giornali ma piegati a formato “libro” e distribuiti anche separatamente dai giornali.

Le carte della Regia Procura (ora all’Archivio di Stato) conservano un “instant foglio” fatto stampare dall’edicola Lanzi Luigi in occasione del processo iniziato il 27 maggio 1898 per “i fatti di Soresina”, a carico di 14 “sobillatori”, accusati di resistenza, oltraggio, ferimento e danneggiamento. Siamo in un periodo nel quale la miseria non si attenua, gli scioperi si susseguono (contro le multe, contro i regolamenti di fabbrica che le prevedevano, contro le paghe non sufficienti per la pura sopravvivenza né nell’agricoltura né nell’industria…), il movimento operaio si rafforza e lo Stato reagisce con durezza.

Il 3 maggio 1898 il prezzo del pane era salito a 51 centesimi: corrispondevano circa alla paga di 5 ore di lavoro di un’operaia di filanda. Iniziano ore convulse. «Il pretore, riparato nell’edificio del Municipio, alle ore 14 e 45 spedisce il seguente telegramma alla Procura di Cremona: “Dimostrazione per rincaro prezzo del pane dapprima pacifica, ora degenerata in sassaiola avanti municipio, pochi carabinieri impotenti, attendesi rinforzi. Pretore Clerici”.

La ricostruzione dei fatti cambia, ovviamente, secondo il punto di osservazione del cronista. L’eco del popolo racconta che, mentre una parte della folla “sorvegliava” il municipio, “l’altra seguì il nostro compagno [socialista] Battista Ciboldi il quale, nell’aia d’un cascinale, tenne ai dimostranti un discorso in cui spiegava le ragioni del rincaro del pane, l’impossibilità della forte diminuzione che essi reclamavano, e li esortava a mantenersi alieni dalle violenze inconsulte, affinché l’agitazione avesse serio effetto, e l’autorità non avesse il pretesto per usare la forza delle armi.”

La notizia dei disordini arriva in giornata fino al ministro di Grazia e giustizia, Giuseppe Zanardelli [che così risponde:] “Ho ricevuto suo telegramma sui disordini di Soresina - attendo relazione - confido autorità giudiziaria procederà con esemplare zelo, solerzia, rapidità a dimostrare che la legge comune e magistratura possono soddisfare ad ogni necessità e difficoltà sociali. Il ministro Zanardelli”.» (Zanardelli sollecitava l’applicazione “solerte” della legge ordinaria, per evitare richieste di misure speciali le quali in breve, con il nuovo ministro, permetteranno infatti una straordinaria ondata di repressione nei confronti di istituzioni democratiche, le Camere del lavoro, circoli e giornali della sinistra, le stesse cooperative di lavoro.)

Il cronista de L’eco del popolo riferiva che «la situazione si era aggravata quando i carabinieri, nel cercare di far indietreggiare la folla davanti al Municipio, ferirono una donna e un bambino a sciabolate. Poi i carabinieri fecero fuoco. Ci furono 3 morti.

Nel pomeriggio giunse anche una compagnia dell’esercito ma a quell’ora la folla si era già portata a casa la sua rabbia e il suo dolore. Tra gli arrestati ci fu anche Daniele Galli, proprio uno dei più attivi nel cercar di impedire la sassaiola.

Ma era socialista.» Ci mise poco la giustizia dell’epoca a condannare chi era colpevole della sassaiola o magari dell’epiteto “baloss” all’indirizzo del sindaco: carcere tra i 10 e 19 mesi e multe esorbitanti.

La morte dei tre lavoratori, Gerevini Serafino, d’anni 31, fabbro, Zucchetti Teresa, d’anni 58, filatrice, Bignamini Luigi, d’anni 17, sarto? Il nostro “instant book” riferisce: «Per quanto riguarda l’imputazione di omicidio e ferimento a carico dei pubblici ufficiali, fa duopo riconoscere ch’essi si trovavano nella necessità di respingere da sé e da altri, quali il Sindaco e gli impiegati chiusi in Municipio, le gravi ed ingiuste violenze…»
La “legittima difesa” del potere. Non è la prima né sarà l’ultima volta.

Fonte: Teréz Marosi,“La battaglia della filanda” , in “Filande soresinesi”, a cura del Gruppo Ricerca Antropologica di Soresina, 1998

Scritto da http://www.welfarecremonanetwork.it

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