
Santuario di Ariadello
Situato a circa 2,5 km a nord della
città, venne fatto costruire nel 1664 da G.B. Barbò, feudatario
di Soresina,
con il contributo della popolazione a ricordo di un miracolo.
La figlioletta del Barbò, sordomuta, riacquistò
la parola
mentre offriva un mazzetto di fiori di campo all'immagine della Madonna dipinta su un muro cadente e facente parte di una vasta costruzione denominata Tor de Ariadini. L'effigie molto venerata dai Soresinesi é stata trasportata nel tempio col pezzo di muro ove era dipinta e collocata sull'altare
Nella chiesa esistono numerosi ex voto di miracolati
Caratteristici sono i portici sul fianco destro della chiesa. La festa annualeè anche occasione per una "scampagnata con merenda sui prati". Durante la festa si tiene anche una fiera, molto frequentata.
Argomenti :
» Il significato della preghiera a Maria
» Il rinnovamento della Chiesa e il culto della Madonna
» Lo spazio sacro e i luoghi di culto
» Il culto delle immagini nella devozione popolare
» Ariadello: da Santella a Santuario
» Una espressione di arte popolare: gli ex voto
» Gli ex voto: documento storico di ambienti e costumi
» Gli ex voto: testimonianza di fede
» Il prezioso contributo alla storia miracolosa della Madonna di Ariadello
Se c’è un luogo caro al cuore di vecchi e di giovani Soresinesi questo è il santuario di Ariadello, da tempo immemorabile legato
alla devozione per un ‘antica immagine della Madonna ritenuta miracolosa
e (inutile negarlo!) identificato da molti con tradizionali scampagnate
e momenti conviviali che hanno il sapore di antichi riti campestri, complici
Per questo, il Gruppo Culturale " S. Siro ", che ha tra i suoi obiettivi
la valorizzazione del patrimonio artistico locale, vuol far rivivere con
brevi cenni quanto unisce il sacro ed il profano della nostra tradizione
con la convinzione che, soltanto imparando a conoscere più a fondo
anche i piccoli tesori della nostra arte, è possibile sentire sempre
ùil bisogno di conservarli.
E piccoli tesori artistici sono senz ‘altro gli ex voto che si
son voluti riproporre, scelti tra quelli sopravvissuti all’incuria ed
all'inciviltà dei pempi e che ora sono purtroppo "sepolti"
negli archivi parrocchiali. Ci rimandano ad un momento storico ben preciso,
quello del progetto riformatore di S. Carlo Borromeo nel Seicento dopo
la tempestosa vicenda della Riforma Protestante.
È soprattutto in questo periodo, anche se il modello iconografico
della tavoletta dipinta è più antico, che il nostro territorio
vede fiorire tra le tante espressioni di culto questi esempi particolari
di fede che testimoniano un debito di gratitudine da parte di devoti di
varia estrazione sociale, un rapporto privilegiato tra uomo e cielo.
Passando
il tempo cambia la certo il contesto, ma non mutano la situazione di pericolo
ed il bisogno di protezione.
Così gli ex voto di Ariadello ci parlano della storia e della
fede di ieri.
Queste tavolette ci offrono una riflessione sulla vita
lunga quattro secoli con i colori della religiosità di casa nostra,
un mondo prevalentemente contadino che pregava per la salute delle bestie
come per quella degli esseri umani, perchè erano loro, i
cavalli e i buoi, a garantire il lavoro e la sopravvivenza.
E non solo, i pennelli naif dei pittori dilettanti
( che noi giudichiamo
ingenui solo perchè legati all'espressione popolare ) ci propongono
in serie anche narrazioni dipinte di pericoli scampati e di malattie fugate.
Ma
è poi così cambiato il mondo d’oggi, così sicuro
e razionale eppure così fragile e precario? Solo che tutti questi
ex voto hanno una marcia in più. Ci raccontano miracoli e grazie
ricevute con una protagonista assoluta: la Madonna, ieri come oggi, al
centro della devozione.
( Gruppo Culturale " S. Siro ")
Il significato della preghiera a Maria:
La devozione verso la Madre del Signore diviene per il fedele occasione di
crescita nella grazia divina: scopo ultimo, questo, di ogni azione pastorale.
Perché è impossibile onorare la "Piena di grazia" (Lc 1, 28) senza onorare in se stessi lo stato di grazia, cioè
l’amicizia con Dio, la comunione con lui, l‘inabitazione dello Spirito.
Questa grazia divina investe tutto l’uomo e lo rende conforme all’immagine
del Figlio di Dio (cfr Rom 8, 29; Col 1,18).
La Chiesa, basandosi sull’esperienza di secoli, riconosce nella devozione alla
Vergine un aiuto potente per l’uomo in cammino verso la conquista della
sua pienezza. Ella, la Donna nuova, è accanto a Cristo, l’Uomo
nuovo, nel cui mistero solamente trova vera luce il mistero dell’uomo,
e vi è come pegno e garanzia che in una pura creatura, cioè
in lei, si è già avverato il progetto di Dio, in Cristo,
per la salvezza di tutto l’uomo.
All’uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l’angoscia
e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito
da aspirazioni senza confini, turbato nell’animo e diviso
nel cuore, con la mente sospesa dall’enigma della morte, oppresso
dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della
nausea e della noia, la beata Vergine Maria, contemplato nella
sua vicenda evangelica e nella realtà che già
possiede nella Città di Dio, offre una visione serena
e una parola rassicurante.
la vittoria della speranza sull ‘angoscia,
della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento,
della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle
prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte.
Sigillo della nostra Esortazione ed ulteriore argomento del valore pastorale della
devozione alla Vergine nel condurre gli uomini a Cristo, siano le parole
stesse che Ella rivolse ai servitori delle nozze di Cana: "Fate quello
che Egli vi dirà "(Gv 2, 5); parole, in apparenza, limitate
al desiderio di porre rimedio a un disagio conviviale, ma, nella prospettiva
del quarto Evangelo, sono come una voce in cui sembra riecheggiare la
formula usata dal Popolo di Israele per sancire l’alleanza antica, o per
rinnovarne gli impegni, e sono anche una voce che mirabilmente si accorda
con quella del Padre nella teofania del monte Tabor: "Ascoltatelo! ".
Il parroco don Irvano.
Il rinnovamento della Chiesa e il culto della Madonna
Il culto della Madonna ha origini molto lontane poiché affonda le
radici nei primi secoli del Cristianesimo. Quando ai segni religiosi pagani
si vanno sostituendo quelli cristiani, l’immagine della Madonna è
subito la più diffusa a rappresentare il bisogno della protezione
divina e di una mediatrice tra Dio e il fedele.
La Vergine è raffigurata
in tutti gli aspetti più cari della devozione mariana e soprattutto
più vicini alla sensibilità popolare: la maternità,
la bontà, il dolore, la misericordia.
Agli inizi del ‘500, la crisi della Chiesa e del papato, l’incertezza dottrinale,
la corruzione dei costumi, la diffusione delle eresie, portano alla
grande protesta di Lutero che, nel tentativo di un ritorno all’autentico
cristianesimo del Vangelo, nega dogmi della fede come l’Eucarestia,
il sacerdozio, la divina maternità della Madonna, il culto dei
santi e della Vergine come intermediari presso Dio.
Dopo la scomunica di Lutero nel 1521, la Chiesa cattolica sente la necessità
di convocare un concilio che, dopo molti ostacoli e opposizioni, si
apre a Trento nel 1545 con lo scopo di definire le dottrine da credere,
i dogmi da confermare e le eresie da condannare.
Dopo il Concilio di Trento la Chiesa di Roma, per riaffermare il suo
primato, ravvivare la fede e confermare le istituzioni negate dai protestanti,
incoraggia ogni forma di devozione, soprattutto quella della Madonna e dei santi.
S. Carlo Borromeo, dopo aver contribuito in modo determinante alla conclusione
del Concilio, provvede a renderne esecutive le deliberazioni e in Lombardia
promuove la realizzazione dei suoi grandi ideali di vescovo e di pastore;
l'amore della chiesa e l'amore del popolo.
San Carlo vuole riformare la Chiesa in tutti i suoi aspetti della vita
spirituale: rinnovamento morale e culturale del clero, rafforzamento della
Fede con le pratiche di culto e con la frequenza ai Sacramenti,
riavvicinamento del popolo a Dio con le devozioni della Madonna, dei Santi
e delle Reliquie.
A qualche decennio dal Concilio di Trento il rinnovamento della vita religiosa
è riscontrabile anche nel territorio soresinese con un rapido intensificarsi
delle attività di culto, delle pratiche devozionali, assistenziali
e caritative.
Sono erette numerose confraternite laiche; sono edificati quattro conventi
di ordini religiosi; sono costruite cinque chiese previa demolizione dei
piccoli oratori preesistenti o ex novo.
Agli edifici sacri maggiori, santuari, chiese parrocchiali, oratori, monasteri,
si aggiunge la grande quantità di manufatti e di costruzioni minori:
cappellette votive, santelle e immagini dipinte sia nell'abitato che nella
campagna circostante. Una visione topografica complessiva della dislocazione
dei luoghi di culto maggiori e minori ci permette di riconoscere anche
sul territorio soresinese un reticolo di sacralizzazione come era nel
progetto di San Carlo.
Lo spazio sacro e i luoghi di culto
Nei primi decenni del Seicento le nuove strutture sacre lasciano sia nel territorio
urbano che in quello rurale un’impronta così profonda che rimarrà
per secoli.
Chiese, parrocchie, monasteri, oratori, cappelle fanno dell’abitato quasi
un’unica chiesa dove tutto il popolo può pregare.
Il progetto del Borromeo organizzato secondo una precisa gerarchia simbolica
è un reticolo di sacralizzazione ai cui vertici sta il santuario
o la chiesa parrocchiale, poi le chiese minori da cui si diramano le trame
di tutta l’architettura e l’iconografia religiosa minimale fatta di cappellette
e immagini affrescate sui muri.
Tutta questa struttura è a sua volta legata da quei fili connettori
che sono i percorsi delle processioni e i percorsi delle rogazioni che
legano come in un tessuto spirituale gli elementi maggiori ai minori segnandone
le dipendenze gerarchiche.
Non c’è spazio nel territorio abitato in cui non si faccia sentire
l’influenza protettiva di qualche presenza religiosa.
Gli edifici sacri più importanti rientrano nel disegno progettuale
del Borromeo, la grande quantità di quelli minori si sviluppano
in maniera autonoma e spontanea perchè si innestano sulla tradizione
popolare che risale alla storia più remota dell'umanità
e della sua religiosità.
In S.Carlo vescovo l’imperativo religioso ed apostolico era infatti quello
di aiutare gli uomini a vivere il Cristianesimo anche mediante il segno
del sacro: questa opera si estende in maniera capillare nel riassetto
fisico, religioso ed artistico del territorio.
Così quei segni che ripropongono tutto un bagaglio religioso caro
al mondo cattolico e combattuto dai protestanti, vengono esaltati non
solo dalla predicazione popolare e dall'opera pastorale dell'arcivescovo,
ma anche dall'aspetto del paesaggio stesso che va modificandosi.
Anche
questo coinvolgimento del paesaggio dà originalità e grandezza al processo organizzativo
del Borromeo.
Nel suo progetto anche i pellegrinaggi devono costituire un filo di collegamento
e di saldatura tra i vari luoghi di culto per completare quel reticolo
di sacralizzazione teso ad occupare tutto lo spazio religioso.
Il culto delle immagini nella devozione popolare
Nella devozione popolare i Santi sono coinvolti nei bisogni più elementari
della sopravvivenza; le ricorrenze dell’anno liturgico sono sincronizzate
sul ritmo del lavoro dei campi e le scadenze della vita rurale vengono
contrassegnate dal nome di un santo.
Tanta familiare devozione ai santi soprattutto alla regina di tutti i
santi, la Beata Vergine Maria, trasforma il paesaggio rurale con una costellazione
di cappelle, edicole, croci, immagini dipinte che sono le ultime terminazioni
capillari di quel reticolo sacro che era nel progetto borromaico di sacralizzazione
del territorio.
Questo bisogno istintivo di manifestare la propria fiducia nell’aiuto di Dio
e dei suoi santi, di avere vicino un segno della loro presenza e della
loro benevolenza anche al di fuori della chiesa, nell’ambiente dove si
vive e si lavora, spiega il sorgere delle immagini sacre all’aperto.
La santella diventa un punto di riferimento ambientale ed una componente
caratteristica del nostro paesaggio;
è la meta di manifestazioni
devozionali anche comunitarie.
La gente dei campi, da sempre esposta a mille avversità, vi accorre
a cercare aiuto e protezione, a pregare per i guai personali o per scongiurare
un comune pericolo ed in primavera, con la processione delle rogazioni
per sentieri campestri, ad implorare la pioggia o il sereno o il buon raccolto.
Dopo il Concilio di Trento, con nuovo impulso in funzione antiprotestante
al culto dei Santi e della Madonna, anche queste forme di devozione popolare,
le santelle e le immagini dipinte, si moltiplicano in maniera autonoma
e spontanea fino a marcare coi segni del sacro tutto lo spazio urbano
ed extraurbano; sono i luoghi dove il popolo trova uno sbocco semplice
e naturale alla propria fede, dove i fedeli di un territorio rinsaldano
à.
La devozione determina uno spazio sacro che, con una dimensione prevalentemente
spirituale, si estende a tutta l’area nella quale la devozione si è diffusa.
Nel progetto di S. Carlo Borromeo per la sacralizzazione del territorio
il santuario occupa il vertice del reticolo piramidale dei luoghi di culto.
Questa supremazia è intuibile perché, mentre per una chiesa
urbana o parrocchiale lo spazio sacro è limitato dalla giurisdizione
pastorale, per un oratorio dalla partecipazione confraternale, lo spazio
sacro del santuario si estende a tutto il territoro che si riconosce nella
stessa pratica devozionale.
Ariadello: da Santella a Santuario
Il santuario di Ariadello nel territorio soresinese rappresenta
dal punto di vista artistico e religioso l’evoluzione ultima
della santella.
Le motivazioni della costruzione di questo
santuario sono tramandate solo da una forte e costante
tradizione popolare. La presenza di ruderi di un antico
edificio in un campo del fondo di Ariadello di proprietà
della famiglia Barbò, feudataria di Soresina, è indicata
già nelle carte di Antonio Campi nel 1583.
Sulla parete di un portico di quei ruderi è dipinta
una Madonna col Bambino ritenuta miracolosa e fatta oggetto
di particolare devozione dagli abitanti.
Nel caso di Ariadello l’intervento finanziario del nobile Barbò feudatario
del luogo, dopo la miracolosa guarigione della propria figlia sordomuta,
permette il rapido passaggio dalla santella a santuario con la costruzione della chiesa.
La prima notizia documentata della vicenda è del 26 settembre 1663
quando il capitano Pietro Maria Barbò, fratello del marchese Giovanni
Battista istituisce un " beneficio semplice " per l’altare maggiore
della costruenda chiesa, dotandolo di un cospicuo patrimonio terriero.
L’11 maggio 1664 il parroco di Soresina don Orazio Malossi pone la prima pietra
della chiesa che viene benedetta il 30 maggio 1666. Sull' altare maggiore
viene trasportato il lacerto di muro dell’antico portico con l’originaria
Nel settembre 1670 viene costruito un portico per i pellegrini accanto
alla chiesa e nel 1674 la comunità di Soresina dona al santuario
il terreno per la costruzione dell’abitazione del custode eremita.
Il santuario, nonostante la profonda trasformazione nell’assetto rurale,
conserva ancora il senso del luogo remoto e le caratteristiche originali:
il portico dei pellegrini sul fianco della chiesa, lo spazio antistante
delimitato da paracarri e da grandi alberi, la strada sterrata che ancora
si snoda in aperta campagna, tra rogge e siepi di sambuco, per collegarlo al paese.
Come il santuario è un ponte tra la fede spontanea popolare e la
divinità, che spesso scavalca la stessa mediazione della gerarchia
ecclesiastica, così anche gli aspetti artistici accorciano i comuni
cammini culturali dell’arte scegliendo espressioni più immediate
e spontanee con un linguaggio primitivo e sincero: gli ex voto.
Una espressione di arte popolare: gli ex voto.
Gli ex voto sono l’elemento artistico che esalta la devozione popolare, documentano
materialmente l’avvenuto scioglimento, da parte del devoto, della promessa
fatta alla Madonna nel momento del bisogno. Gli ex voto di Ariadello ancora
esistenti sono circa una ottantina e ci permettono di ripercorrere la
storia del santuario dal ‘600 al ‘900.
Sono purtroppo scomparsi alcuni tipi di ex voto usati per attestare una
malattia o una menomazione superata: occhi, cuori, polmoni, fegati, soprattutto
arti che venivano riprodotti in cera, legno o gesso; protesi e attrezzi
sanitari divenuti inutili dopo la grazia ricevuta come le stampelle che
si appendevano alle pareti della chiesa.
La gratitudine era espressa anche
col dono di oggetti preziosi come lampade votive, portaceri, paramenti
’altare.
Gli improvvisati pittori si esprimono con spontaneità ignorando
le convenzioni stilistiche della loro epoca, preoccupati solo di rappresentare
il fatto miracoloso con fedeltà ed esattezza. Queste tavolette,
aldilà dell’aspetto devozionale, hanno un valore di documento storico
perché offrono, con ricchezza di particolari, informazioni sugli
usi, sui costumi, sull’ambiente di lontane epoche storiche.
Il più vistoso ex voto conservato nel santuario è un
grande dipinto di un certo pregio artistico, unica testimonianza
del fatto miracoloso che motivò la costruzione della
ò.
Le tavolette votive di Ariadello, dipinte in gran numero negli anni
successivi alla fondazione del santuario (com’è documentato nel
verbale della visita pastorale del Vescovo Visconti nel 1688) consentivano
di ricoprire tutte le pareti della chiesa stessa.
Questo vasto patrimonio si è enormemente assottigliato per varie
cause: il disinteresse e l’incomprensione per opere considerate arte
minore, per la crescente appetibilità nel piccolo mercato antiquario,
per l’utilizzo dell’edificio sacro come lazzaretto nel 1817.
Gli ex voto: documento storico di ambienti e costumi
Diversi ex voto del ‘600 sono eseguiti con una certa finezza come dimostra la
tavoletta della signora Lucia Valcarengha con le figlie, smilze figure
nelle vesti aristocratiche dell’epoca. Gli anonimi pittori mettono in
evidenza la posizione sociale dei devoti raffigurati, differenziando i
ceti di appartenenza col fasto degli abiti e degli interni, con precisi
riferimenti alla vita quotidiana come uno scorcio di bottega o un’indicazione paesaggistica.
Questi dipinti ci dicono come vestiva la popolazione soresinese due, tre secoli fa, come
Da queste tavole si possono trovare informazioni preziose sul mondo rurale.
Protagonisti di tanti fatti miracolosi sono spesso gli animali scampati
a pericoli di morte o a malattie, per intercessione della Beata Vergine.
Gli animali, unica risorsa per il lavoro e il sostentamento della povera
gente, sono cari quanto le persone.
In un ex voto del 1662 il devoto Gaspar
Zuc prega in ginocchio per la mucca e il vitello, in un altro un asino
gronda sangue sotto gli occhi della Vergine, in un altro ancora un uomo
Una serie di tavolette mostra l’intervento della Madonna sulle conseguenze
drammatiche di cavalli imbizzarriti, di carretti rovesciati, di " incidenti stradali " o di lavoro.
Notevole è la tavoletta settecentesca della signora in atto di trattenere
i cavalli del proprio biroccino per non travolgere un viandante; quella
del fulmine che penetra nella stalla e risparmia i cavalli; quella del
contadino atterrato da un toro gigantesco.
Le stesse formule iconografiche si ripetono e propongono continuamente
il confronto fra il quotidiano e il soprannaturale: la scena umana è
rappresentata nella parte inferiore del dipinto, in alto a sinistra l’intervento
rassicurante della Madonna col Bambino, nella luce che squarcia le nubi,
affiancata da S. Antonio col giglio o da S. Francesco, chiara testimonianza
della presenza a Soresina dei tre conventi francescani impegnati nella
diffusione del culto mariano. In particolare i Minori Osservanti del convento
di S. Francesco degli Argini che avevano la direzione spirituale del Santuario.
Mutano ambiente e riferimenti storici ma non cambia in questi dipinti
naif ante litteram, il rapporto dell’uomo col sacro, il bisogno istintivo
del cielo dal quale dipende la vita umana.
Gli ex voto: testimonianza di fede
L’ex voto è la dimostrazione di un rapporto personale che si stabilisce
tra devoto e santo e rappresenta l’intervento del protettore celeste come
risposta ad un’invocazione: il protettore è raffigurato uscente
dalle nuvole del cielo mentre il devoto in stato di necessità è
raffigurato in atto di invocazione. Spesso a lato sta un intercessore,
un parente, un santo protettore, le anime del purgatorio.
Nel ridimensionamento post tridentino anche la devozione per le anime purganti
diventa divulgatissima ed entra come termine di mediazione abbastanza
frequente nella devozione popolare.
La tavoletta presenta in questi casi tre zone distinte: da un lato in
basso le anime purganti in atto di intercedere, in mezzo la scena del
devoto in pericolo, dall’altro lato in alto in una sfolgorante luce tra
le nubi, il Soggetto che elargisce la grazia.
Il dipinto siglato Gio. Mon. ne è un bellissimo esempio:
un sacerdote prega inginocchiato nell’angolo di un locale disadorno attraverso
la finestra del quale si profila un sereno paesaggio con nubi ed alberi
mentre al di sopra appare la Vergine con S. Antonio e in basso in una
Con molta semplicità il pittore avvicina la terra al cielo e accomuna
nella preghiera il devoto con le anime purganti alla Vergine.
Il prezioso contributo alla storia miracolosa della Madonna di Ariadello
Già nella grande pittura del ' 500 troviamo tele di autori illustri che possono
essere considerate degli ex voto col devoto in preghiera davanti al santo
che concede la grazia
( ex voto possibili solo ai ricchi ).
Nel ‘600 la tavoletta votiva diventa nella maggior parte dei casi un
genere di devozione a sé stante, con un proprio linguaggio e
Per ogni grazia ricevuta un ex voto; ogni graziato o miracolato
si sdebita con la pubblicazione del proprio caso che si inserisce nella
storia delle mille vicende miracolose del santuario, rafforza la devozione,
esalta il potere taumaturgico della Madre celeste.
Una collezione di ex voto va considerata
documentazione della
tradizione della vita religiosa del santuario e costituisce la rappresentazione
La storia dei singoli devoti beneficati contribuisce alla storia più
generale dell’immagine prodigiosa e della sua leggenda.
Questo diventa ancora più evidente quando l’ex voto assume la forma di
un cuore d’argento: nella serie di cuori tutti uguali è accomunata
ed assorbita completamente la storia dei singoli fedeli graziati per diventare
solo gloriosa storia dell’immagine.
Gli ex voto contribuiscono a creare l’atmosfera particolare del santuario,
luogo privilegiato dove il miracolo entra nella vita dèl quotidiano
ed hanno la specifica funzione di testimoniare e dimostrare la premurosa
presenza divina nelle vicende umane.
Edizioni il Galleggiante : stampato nel Maggio 2001
Compendio storico e apparato iconografico a cura
dell'architetto Rinaldo Vezzini
© San Siro Gruppo Culturale