Santa Maria del Boschetto ( Il Tempietto )

opuscolo edito dal Gruppo culturale San SiroSanta Maria del Boschetto ( Il Tempietto )
La costruzione dell'edificio é datata 1607 ad opera della confraternita della Santissima Trinità che col passare degli anni l'ha un poco ingrandita ed arricchita.

Ha una sola navata coperta da volte, illuminata da sei finestre con un altare maggiore e sei laterali.
Di recente sono stati fatti lavori di restauro sia alla facciata che all'interno.

Vicende storiche...
È storicamente documentato che la chiesa di S. Maria a Soresina esisteva già nel 1174. Nel 1470 è visitata dal Vescovo di Cremona Stefano Bottigella ed è dedicata a S. Maria Campestre.
Nel 1580, alla visita pastorale del Vescovo Niccolò Sfondrati, è ancora una piccola chiesa decrepita, buia con una sola finestrella circolare nella facciata, senza sacrestia né campanile. Adiacente alla chiesa, sul lato sinistro, c'è un piccolo cimitero non recintato.

Verso la fine del 500 la confraternita della SS. Trinità, una delle numerose associazioni laiche costituitesi a Soresina nella seconda metà del 500 con scopi religiosi e assistenziali, sceglie la chiesa di S.Maria Campestre come sede per le proprie riunioni e pratiche di pietà.

Questa confraternita, rafforzatasi in pochi anni sia numericamente che economicamente, ritenendo ormai troppo angusta e inadeguata alla propria attività la vecchia chiesa di S. Maria Campestre, la demolisce per costruire, nel 1606, sulla stessa area, una nuova chiesa più ampia, a navata unica, con sei finestre e sei cappelle laterali.

E' pure costruito il campanile e un coro-oratorio dietro l'altar maggiore per i confratelli. La chiesa è ancora spoglia, ma negli anni successivi si va gradualmente completando sia nelle strutture che negli arredi liturgici. Nel 1612 sono presenti due altari laterali: quello della Beata Vergine dei Sette Dolori e quello di S.Carlo Borromeo.
La chiesa d' ora in poi è detta S. Maria del Boschetto (de Buschetis); che l'attribuzione sia motivata dallo stretto legame della chiesa con la famiglia Boschetti. I Boschetti, influenti confratelli della SS. Trinità, furono, infatti, i custodi della chiesa nella quale avevano anche il sepolcreto.

Nel 1623 la chiesa si arricchisce di altri due altari laterali:
quello della Natività di Nostro Signore e quello di S.Orsola. Nel 1646 è eretto il quinto altare laterale dedicato a S. Domenico. Nel 1674 è costruito il sesto altare laterale dedicato a Cristo Crocefisso.
Nella navata vengono poste balaustre e una nuova acquasantiera in marmo rosso di Verona; la chiesa è allungata verso mezzogiorno con l' ampliamento del coro dei confratelli con due ordini di stalli in legno di noce.

Sulla parete di fondo del coro verrà in seguito posta un' ancona di legno intagliata e dorata con la statua di Cristo Risorto, opera del soresinese Giacomo Bertesi e nel lunotto della parete stessa un grande dipinto rappresentante la SS. Trinità.
Con la costruzione della facciata, che è quella che ancora oggi ammiriamo, la chiesa raggiunge il suo completamento e per un secolo rimarrà immutata, officiata e molto frequentata dai confratelli della SS. Trinità e da tutti i Soresinesi.

Nel 1775 il governo austriaco decreta la soppressione delle confraternite e la confisca di tutti i beni. Anche la chiesa di S.Maria deve essere alienata o demolita. Il soresinese Carlo Zucchi, membro della confraternita della SS. Trinità, chiede e ottiene che la chiesa venga a lui ceduta impegnandosi a sostenere a proprie spese l' attività e la manutenzione del luogo sacro. Per alcuni anni, la chiesa è officiata dai confratelli della Morte e Orazione fino al 1785 quando anche questa confraternita vie­ne soppressa. Nel 1788, poiché gli eredi Zucchi non possono più sostenere le spese della chiesa, la Fabbriceria di S. Siro ne assume l' amministrazione:

Nel 1817 viene posta la cuspide ottagonale sul campanile.
Nel 1853 cambiano le dedicazioni di alcuni altari della chiesa: quello della Natività è dedicato a S. Luigi Gonzaga, quello di S. Orsola a S. Nicola da Tolentino (prima venerato nella demolita chiesa di S. Maria delle Grazie del convento dei frati Agostiniani); sull'altare di S. Domenico, ora dedicato alla Beata Vergine della Concezione, viene posta la statua della Madonna (scultura lignea di G. Chiari).

Questa statua nel 1855 viene trasferita all'altare della Beata Vergine di S. Siro. Nel 1933 anche le ancone lignee dell'altare di S. Nicola e quella dell'altare di S. Carlo vengono portate nella chiesa di S. Siro rispettivamente sugli altari di S. Giovanni Bosco e di S. Antonio da Padova. All'altare di S. Nicola nella chiesa di S. Maria viene posta, in compenso, l'ancona a sei nicchie, con statue lignee dello scultore bresciano Maffeo Olivieri, proveniente dalla chiesa di S. Antonio Abate demolita nel 1926.

Nel 1940, spogliata delle sue ancone più belle, poco frequentata, ridotta in condizioni deplorevoli, viene requisita e destinata a magazzino militare. Nel 1945, privata del suo coro, la chiesa è trasformata nel Tempietto Sull'altare maggiore è posta l'ancona di legno, che ospitava, in fondo al coro, la statua di Cristo Risorto, per accogliere il gruppo ligneo della Beata Vergine e la Giovannetta (opera dello scultore soresinese Leone Lodi). Nel 1986 è restaurata la facciata; nel 1994 la chiesa viene chiusa al culto perché bisognosa di radicali interventi conservativi. Dopo un completo restauro interno ed esterno, il tempio è riaperto al culto nell'ottobre 2001.


Visita alla chiesa

trave del tetto: Andrea Chiari fece 11 settembre 1606Molte congetture si possono avanzare sui probabili progettisti, sugli
Purtroppo, l'unico documento arrivato fino a noi è la firma del capomastro e una data incise su una trave del tetto:
"Andrea Chiari fece 11 settembre 1606".

Se l'interno della chiesa risponde al rinnovato spirito dell'architettura sacra post conciliare, la sua facciata è una significativa prova dell'assimilazione dei canoni manieristici che nei primi decenni del 600 portano ad un progressivo superamento delle forme tardo rinascimentali.
Nella facciata di S. Maria si può cogliere l'espressione di un manierismo non convenzionale, privo di virtuosismo tecnico, ricco al contrario di senso della misura e di equilibrio armonico.

Sicuramente non sono estranee alla scelta o alla approvazione del progetto la volontà e le aspirazioni dei committenti, i confratelli della S.S. Trinità, che senza dubbio erano affascinati dai grandi capolavori del manierismo romano come la chiesa del Gesù, di S. Susanna, di S. Andrea della Valle. Certamente gli autori di quelle opere, quasi tutti giunti a Roma dalla Lombardia, come il Vignola, il Maderno, il Rainaldi, ebbero influenza sugli architetti che negli ultimi decenni del 500 e i primi del 600 operavano nell'ambito cremonese, come Francesco Dattaro, Giuseppe Dattaro, Tolomeo Rinaldi, G. Battista Regonini.

Anche se la ricchezza di quelle chiese romane è tradotta nella povertà dei mezzi e dei materiali, anche se le semicolonne e i cornicioni di marmo lasciano posto alle più modeste lesene in cotto e aggetti in calce, in cui peraltro gli architetti cremonesi erano maestri, resta àe di armonia.
In accordo con i nuovi principi architettonici, la facciata di S. Maria assume il deciso sviluppo verticale, con un felice equilibrio tra impianto centrale e longitudinale, animato dagli energici risalti plastici del cornicione e del frontone, modulato dalla progressione dei risalti delle lesene che si addensano verso il portale nell'ordine inferiore e verso la grande serliana in quello superiore.

Il contrasto e la durezza geometrica del profilo del timpano è attenuata dalla mediazione degli acroteri piramidali che sostituiscono la tradizionale voluta di raccordo all'ordine superiore. Tutti gli elementi strutturali considerati sono riconducibili al gusto degli architetti legati alle esperienze di Giuseppe Dattaro se non proprio alla sua diretta paternità. Anche se non conosciamo con certezza l'architetto, ùriuscite dell'architettura sacra cremonese.

Non è da dimenticare, inoltre, la figura dell'arcivescovo di Milano Carlo Borromeo
: morto nel 1584, è canonizzato nel 1610. Incarna il rigore della Controriforma ed il rinnovamento religioso in tutti i campi; dà alle confraternite nuovo fervore di pietà e di carità; suggerisce alle opere di culto nuove finalità spirituali. È evidente, quindi, nella costruzione di questa chiesa, l'influenza che le "Istruzioni" di Carlo Borromeo hanno esercitato sull'architettura religiosa del Seicento.
facciata del 1674 ( immaginaria ) Nel clima della Controriforma anche la facciata della chiesa acquista grande importanza perché deve mostrare ai fedeli chiari caratteri di solidità, serietà e maestà.

Il cornicione divide la facciata in due zone: una inferiore e una superiore. Il portale al centro non ha più l'irresistibile forza invitante dello strombo o della elaborata incorniciatura; non è una porta arcuata come quelle di accesso alle città, fatta per il passaggio, ma architravata e quadrangolare che induce ad una riflessione più lenta rispetto al dinamismo della vita quotidiana e che richiede uno sforzo di libera volontà.

I fedeli devono entrare per convinzione e per devozione, non per attrazione della bellezza. Nella simbologia della Controriforma le lesene della zona inferiore sostengono il cornicione come l'uomo si sforza di vincere le sue colpe e la zona superiore, tesa verso l'alto, si innesta in quella inferiore come la Grazia si innesta nella natura umana per elevarla a Dio.

Tra le lesene del frontale i santi nelle nicchie
manifestano la loro fede e dalla grande finestra la luce, come la grazia divina, illumina l'interno. La chiesa, inserita in un continuo di case, è un invito a fermarsi e la sua facciata, in stretto rapporto con lo spazio urbano, perde il significato di monumento per assumere quello di luogo di culto, rivolto ai fedeli e alla città. Anche l'interno suggerisce ulteriori considerazioni su questa chiesa che, sorta a meno di vent'anni di distanza dalla costruzione della parrocchiale di S. Siro, presenta caratteristiche molto diverse.

Si rompe lo schema a pianta centrale e il nuovo schema basilicale vede una sola navata longitudinale e al posto delle navate minori presenta una serie di cappelle per la meditazione individuale. Sono poco profonde e prive di illuminazione diretta, perché il percorso verso l'altare, che è la meta finale, non deve subire distrazioni come potrebbero venire da cappelle laterali troppo profonde. La luce entra soprattutto

Il cornicione ( Tempietto )Il cornicione, che nelle chiese a tre navate corre come una trabeazione sopra le arcate accentuando la preminenza della navata centrale, è in questa chiesa sostituito da una cornice fortemente aggettata che, passando sotto le arcate abbraccia i pilastri all'altezza del capitello, cerchia anche le cappelle laterali integrandole in un sol corpo con la navata. Questa è la chiesa che riassume i caratteri della pietà post tridentina, esprimendo lo spirito della riforma cattolica operata in tutta la Chiesa dai nuovi santi e dai nuovi ordini religiosi, attuando così l'ideale ascetico e l'ideale mistico della Controriforma.


IL CORO

Fin dai tempi del primo cristianesimo gli oratori furono centri di ritrovo di piccole comunità,di persone pie accomunate dall'amore per la Chiesa, dallo zelo per la pratica di pietà e per l'attività liturgica, dal fervore per le opere di carità e di apostolato. Nel grande rinnovamento morale voluto dalla Controriforma, gli oratori trovano nuova forte motivazione alloro sviluppo fino a raggiungere nel'600 il loro massimo splendore.

Coro dei ConfratelliLa regola di S. Filippo Neri prescrive l'oratorio accanto ma distinto dalla chiesa: un edificio con carattere religioso e insieme profano, raccolto
I nostri confratelli di S. Maria, certamente informati sulle vicende artistiche della loro confraternita romana, hanno ben presenti le caratteristiche di quelle splendide strutture filippine se nella costruzione del nuovo oratorio cercano di adottarne alcune delle più essenziali se pur in maniera dimessa e parsimoniosa.

Sorge così quel grande coro, bianco, luminoso, con un cornicione ad ampia fascia poco aggettata, a gole lisce, segnata da fitta dentellatura che corre tutt'intorno sulle lesene binate contro le candide pareti tirate a calce. Alte finestre dalle lunette unghiate gettano luce sulla volta a fasce della copertura. Fino al 1940, lungo i tre lati del coro, sulla predella a due gradoni, contro l'alto controschienale a muro, correvano i due ordini di stalli con l'inginocchiatoio.

Sulla parete di fondo del coro, nella lunetta fra cornicione e volta, è conservato il dipinto ad olio della SS.Trinità. La maestosa figura del Padre Eterno seduto sulle nubi allarga il manto fino ad abbracciare le estremità della croce che gli sta davanti e passa le sue mani su quelle trafitte del Figlio crocefisso.

Sopra la testa del Padre sta lo Spirito Santo in forma di colomba. A destra è la figura di S. Filippo Neri in camice e pianeta, poi un sacerdote in cotta e stola e in ginocchio alcuni devoti, forse confratelli, in atteggiamento di preghiera con la corona del rosario tra le mani. A sinistra S. Cristoforo col Bambin Gesù sulle spalle e dietro di lui altri devoti inginocchiati con la corona del rosario. Attualmente, il coro aspetta il restauro del dipinto della parete di fondo che recenti indagini hanno dimostrato essere ad olio e non affresco.


Altari della chiesa


ALTARE DELLA BEATA VERGINE DEI SETTE DOLORIALTARE DELLA BEATA VERGINE DEI SETTE DOLORI
Nell'ancona di legno intagliato e dorato è posta la statua "vestita" della Vergine Addolorata (sec. XVII) con le sette spade conficcate nel petto. Sotto la mensa dell'altare la statua lignea di Cristo morto.
I Sette Dolori della Madonna Addolorata
Le sette spade nel petto dell'Addolorata richiamano i sette dolori sopportati dalla Madonna così indicati dalla devozione popolare:

1 - La presentazione di Gesù al tempio e la predizione delle sofferenze fatta dal sacerdote Salomone
2 - La fuga in Egitto
ùfra i dottori del tempio
4 - L'incontro col Figlio sulla via del Calvario
5 - La crocefissione e la morte di Gesù in croce
ùdalla croce e l'accoglimento del Figlio tra le braccia
7 - La deposizione del Figlio nel sepolcro.

ALTARE DI S. LUIGI GONZAGA ALTARE DI S. LUIGI GONZAGA
(già del Presepio e della Natività)
Il primo altare (sul lato di levante) prima dedicato al Presepio e alla Natività
è dedicato a S. Luigi Gonzaga. L'ancona di legno intagliato, dorato e dipinto ha colonne di ordine corinzio. Nella nicchia la statua di legno di S. Luigi Gonzaga, vestita con veste nera e cotta, che tiene in mano il crocefisso pure di legno:
opera eseguita dall'intagliatore Sanzio di Bergamo sec.XVII).


statua SAN DOMENICO ALTARE DI SAN DOMENICO
(già della Beata Vergine della Concezione)
Sull'altare la pala con la tela ad olio di Gabriele Zocchi
(sec. XVII) raffigurante il miracolo di Soriano con le figure della Vergine, la Maddalena,
S. Domenico e S. Tommaso
(ora in restauro) è stata sostituita dalla statua lignea di S. Pietro Apostolo in abiti pontificali proveniente dalla chiesa di S. Pietro e Rosalia che sorgeva presso il cimitero e poi demolita.
Nelle nicchie le statue di San Sebastiano e San Vincenzo in legno dipinto (sec. XVII).


statua San RoccoALTARE DI SAN NICOLA (già di S. Orsola)
L'ancona lignea (sec. XVII) dell'altare fu trasportata nella chiesa parrocchiale di S. Siro sull'altare di S. Giovanni Bosco nel 1933.
Sull'altare di S. Nicola fu posta l'ancona a sei nicchie (sec. XVI), che ora vediamo, proveniente dalla chiesa di S. Antonio Abate che sorgeva nell'attuale piazza Garibaldi, demolita nel 1926. Nelle nicchie le statue lignee di S. Siro e Giobbe a sinistra, di S. Rocco e S. Pietro martire a destra sono opera dello scultore bresciano Maffeo Olivieri (sec. XVI). Nelle nicchie centrali la statua di S .Antonio Abate in alto (pure opera dell'Oli­vieri) e di
S. Nicola da Tolentino in basso. Quest'ultima proveniente dalla chiesa di S. Maria delle Grazie del convento dei frati Agostiniani che sorgeva nell'attuale via don Bosco demolita alla fine del '700.

( San Siro .. Statue di .. San Rocco )


Altare del crocifissoAltare di San Nicola ( già di San Orsola ) - Altare Maggiore - Altare del crocifisso
( Ancona in gesso e stucco )
Tempietto della Beata Vergine di Caravaggio: ( foto centrale in alto ) Altare Maggiore L'ancona di legno intagliata e dorata ( opera di G.Bertesi sec.XVII ), proviene dal coro dei Confratelli dove troneggiava sulla parete di fondo con la statua del Cristo risorto. Dal 1945, accoglie il gruppo ligneo della Beata Vergine di Caravaggio con la Giovannetta ( opera dello scultore soresinese Leone Lodi ).

I testi e le immagini sono tratte dall'opuscolo : "Santa Maria del Boschetto
( Il Tempietto ) "
Stampato con il contributo di : Amministrazione Provinciale di Cremona
Comune di Soresina - Pro Loco di Soresina
Banca di Credito Cooperativo del Cremonese


Riferimento bibliografico : R. Vezzini " Antiquitus Erat " 2001 edizioni il galleggiante - Maggio 2002

©San Siro Gruppo Culturale di Soresina - testo riservato

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