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Brevi notizie di Soncino
 

veduta di soncinoIl Territorio
Soncino (C.A.P. 26029) dista 35 chilometri da Cremona, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene.

Soncino conta 7.303 abitanti (Soncinesi) e ha una superficie di 45,3 chilometri quadrati per una densità abitativa di 161,21 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 86 metri sopra il livello del mare.

Cenni anagrafici: Il comune di Soncino ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 7.215 abitanti.
Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 7.303 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 1,22%.
Gli abitanti sono distribuiti in 2.713 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,69 componenti.

stemma di soncinoCenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i
52 e i 99 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 47 metri.
Cenni occupazionali:
Risultano insistere sul territorio del comune 188 attività industriali con 1.615 addetti pari al 57,49% della forza lavoro occupata, 157 attività di servizio con 437 addetti pari al 5,59% della forza lavoro occupata, altre 166 attività di servizio con 549 addetti pari al 15,56% della forza lavoro occupata e 42 attività amministrative con 320 addetti pari al 5,91% della forza lavoro occupata.

Risultano occupati complessivamente 2.809 individui, pari al 38,46% del numero complessivo di abitanti del comune.


Storia di soncino
 

soncino la roccaSoncino, la città degli stampatori ebraici
Una cerchia muraria di solidi mattoni, quattro “porte” corrispondenti ai punti cardinali, una rocca con rivellino, torre e ponte (un tempo) levatoio sopra il fossato, sotto le mura i sotterranei passaggi verso il borgo e verso la campagna, le vie di fuga; un borgo con le tre piazze – specchi delle tre “anime” cittadine: municipalità, chiesa e mercato, le vie ampie del commercio e i palazzi signorili, le contrade, i vicoli delle botteghe.

Soncino: libro di storia “vivente” o pagine illustrate di un libro di storia… Insomma, la gente di Soncino “calpesta”, tocca con mano il proprio passato, ne è circondata, ricava da esso motivo d’orgoglio e ispirazione per una cultura contemporanea che non si esaurisce certo nel turismo.

Lungo il fiume Oglio, lungo la linea che demarcava “militarmente” – e delimita ora per fortuna solo per la pubblica amministrazione – il Cremonese, il Bresciano (e parzialmente il Bergamasco da una parte e il Mantovano, dall’altra) sorsero nei secoli molti borghi fortificati, centri strategici per la difesa o per il passaggio (militare e commerciale) del fiume.
Nessuno di questi però si è conservato come Soncino, piccola pietra preziosa.

Borgo franco già nel 1118, proclamata Terra Separata nel 1311, città vivace nell’epoca comunale, “fortezza” strategica nell’epoca sforzesca. Di tutto questo, per così dire, parlano anche le pietre.
Ma solo fonti meno visibili, ritrovamenti archeologici e studi archivistici, ci hanno restituito un passato più lontano del territorio. Oramai soltanto questi parlano del “Lago Martino”, delle paludi straordinariamente ricchi di vegetazione e, senz’altro, di insediamenti “primitivi”, della “fabbrica” di mattoni, in epoca romana, nel borgo che poggia su ricchi banchi di argilla del fiume, lungo la strada che da Laus Pompeia (Lodi Vecchio) portava a Brixia (Brescia).

La storia medioevale e rinascimentale di Soncino è racchiusa nelle sue mura e nelle mura del suo castello; una fortificazione che difendeva il borgo e gli interessi di chi, al momento, su di esso esercitava il potere; lo difendeva contro le incursioni magiare attorno al 1000 come contro i cremonesi prima o la Serenissima poi.

soncino festa d'epoca Soncino ha potuto diventare un borgo fiorente perché a lungo riuscì a conservare la sua neutralità in una lotta intestina che infuriava tutt’attorno nel secolo XII, secolo delle “signorie”.

Dalla prosperità scaturiva un forte senso di identità collettiva e di autonomia, di spirito di rivolta contro l’egemonia dei cremonesi, culminata nell’insurrezione popolare del 1306.

Che sia stato un “anelito alla pace” a prendere il sopravvento o la consapevolezza – più “prosaica” – che il benessere della comunità richiedeva il silenzio delle armi? Fatto sta che il borgo che poteva vantare quell’esemplare fortificazione si era trovato a suo malgrado, di volta in volta, al centro delle contese della Repubblica Veneziana, del Ducato di Milano e degli imperi da questi sostenuti.

È davvero singolare la storia di Soncino. Parlando di “feudalesimo” ci vengono in mente secoli lontani, ma per Soncino come se iniziasse alle soglie dell’epoca moderna. Siamo alla metà del secolo XVI quando Carlo V, inglobato nell’Impero il Ducato di Milano, concede Soncino in feudo a Massimiliano Stampa.

I suoi successori, i marchesi Stampa, l’avranno fino al 1876, anno in cui – ormai nel Regno d’Italia – l’ultimo discendente, marchese Massimiliano Cesare Stampa, lascia “in eredità” la Rocca al Comune. Ora sì che inizia la “storia moderna” di Soncino.


La signoria di Buoso da Dovara
     

soncino armi storiaLa signoria di Buoso da Dovara
Confessiamolo: il medioevo è quel capitolo della storia che, per molti di noi, risultava più “ostico” già sui banchi di scuola.

Nomi di papi, re, marchesi e duchesse, battaglie vinte e perse, alleanze e contro-alleanze: districarsi e ricordare non è facile.
Ci sono però molte cose nate in quell’epoca “oscura” che fanno parte del nostro quotidiano: gli occhiali, la forchetta (prima a due poi a tre punte), le maniche degli abiti, l’orologio e, purtroppo, la polvere da sparo per armi da fuoco.

Una passeggiata in una qualsiasi città evoca fatti di storia e personaggi “immortalati” in nomi di vie e di piazze. Garibaldi, Matteotti, Vittorio Emanuele…, ok, ci siamo. Arcangelo Ghisleri? Mah… Girati all’angolo: Buoso da Dovara. Ma dove siamo finiti?

Siamo nel Medioevo e siamo a Soncino. Qui un signore di Cremona, di nome Buoso da Dovara, era a guida della città per un lungo e felice periodo, dal 1247. Sul piano militare gli si deve la conquista del fortino di Orzinuovi e la cattura di Ezzelino Romano, rinchiuso nel 1259 nella torre del castello di Soncino dove morirà rifiutando cibo e medicazione per le ferite procurate in battaglia.

Ma non saranno certo i soncinesi a piangere la sua dipartita; costui era capace di uccidere in un sol giorno migliaia di soldati “nemici” prigionieri, contro di lui si allearono tutte le potenti signorie del Nord Italia e pure il Papa, e le sue mire di potere su Milano furono fermate in una leggendaria battaglia terminata con la sua cattura.

Ma Buoso da Dovara nella storia di Soncino ebbe anche un ruolo assai più “costruttivo”. È sotto la sua signoria che si forma quello che è il nucleo urbano attuale – con l’inglobamento di piccoli centri del circondario, con la costruzione della cinta muraria. Èallora che nasce, edificio simbolico, il Palazzo del Podestà (1264).
Amiamo poter distinguere tra “buoni” e “cattivi”; il Medioevo non è certo un periodo facile per una siffatta semplificazione e talvolta nemmeno l’oggi si presta all’operazione. Buoso da Dovara è sia condottiero astuto che “urbanista” evoluto. Chi vuole, potrà ricordarlo con Dante che lo collocava all’Inferno, tra i traditori (canto XXXII, 115-117). Qualcun altro ne «La canzone del Carroccio» di Giovanni Pascoli, di fronte al Re che gli domandò: «Per una nube credi, / o Buoso, tu, non sia più cielo il cielo?»


Castrum Soncini
     

Castrum Soncini
Le mura e il castello di Soncino appaiono come una ideale scenografia, un set cinematografico per film in costume, come infatti più d’una volta è anche accaduto. In superficie si coglie la sua “tipicità”; un completo assortimento di accessori fiabeschi tra fossato e torrione, ad esclusione delle folte trecce di Raperonzolo le quali, per altro, non ci è difficile aggiungere sotto la suggestione del contesto.
br />Oppure, guardando la pianura oltre il fiume, possiamo aggiungere i cavalli e gli archi dei magiari (qualcuno li chiama ungari) con le frecce puntate contro i valorosi difensori della rocca.

soncino mura 4Dall’anno mille (e dintorni) dove l’immaginazione ci ha trasportato, in quel di Soncino si è venuta a formare una fortificazione per un verso tipica della pianura e somigliante ad altre (Pavia, Pandino e altre ormai scomparse), ma per altri aspetti assolutamente unica. Le peculiarità risiedono negli innesti rinascimentali nelle originarie strutture medioevali, e nei cambiamenti d’uso che ne determinarono caratteristiche architettoniche e decorative.


Viene distrutta per la prima volta nel 1200. Gli assalitori di allora: milanesi e bresciani. Nel 1283 è già ricostruita; la utilizzeranno (e la rinforzeranno) gli stessi milanesi, contro i veneziani. La Pace di Lodi (1454) assegna Soncino al Ducato di Milano; è il momento buono per gli Sforza per eseguire lavori di rinforzo sia delle mura che del castello. L’architetto incaricato è il cremonese Bartolomeo Gadio, che abbiamo già visto all’opera nella costruzione del Castello Sforzesco di Milano, il “maestro da muro” è un altro cremonese, Giacomo De Lera.

La “potenza difensiva” era data dallo spessore dei muri, dall’altezza delle torri, dalla profondità del fossato. L’impianto veniva ottimizzato per la funzione di difesa, prioritaria in tutto il periodo in cui il possesso passava sovente di mano tra milanesi, veneziani, francesi, spagnoli.

soncino le mura 3Quando Soncino diventa feudo dei marchesi Stampa, anche il castello assume una funzione più residenziale. Il degrado, che più dei nemici armati cominciava a minacciare il complesso, fu interrotto dal primo restauro, seguito da altri più recenti, intrapreso nel 1883 sotto la guida dell’architetto Luca Beltrami, il quale, spogliandolo da strutture posticce malamente “appoggiate”, lo riportò all’originaria – quanto meno rinascimentale – semplice bellezza.

Poco si è potuto fare per gli affreschi che un tempo, sicuramente dal ‘500, decoravano la cappella e alcune sale e stanze a destinazione residenziale e dei quali si sono salvati soltanto tracce.

soncino le mura 2Le mura duecentesche del Buoso da Dovara, che già sostituivano quelle antiche per includere anche tre borghi nati all’esterno, tra il 1453 e il 1469 furono aggiornate alle esigenze belliche (eventuali attacchi di artiglieria pesante) con la costruzione di bastioni.

Ciò che non poté il fuoco nemico, lo fece “l’urbanistica moderna” del XIX secolo e lo fece a metà: distrusse le porte antiche senza poi costruire quelle neoclassiche, quegli “archi trionfali” che altre città videro nascere nello stesso periodo e nello stesso impeto di “ammodernamento” e di autocelebrazione.

Fonte: www.castrumsoncini.com


La Rocca Sforzesca
 

soncino le muraLa Rocca Sforzesca.
«La Rocca Sforzesca realizzata nel 1473, per ordine del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza dall’architetto cremonese Bartolomeo Gadio, è l’unica rocca sforzesca costruita ex novo.

Tutta la struttura, realizzata interamente in laterizio, fu costruita in soli tre anni.

Interamente circondata da un fossato, ora asciutto, presenta spesse cortine murarie, sulla sommità delle quali si innesta un camminamento di ronda. Addossato alla cortina nord, un possente rivellino, decisamente anomalo, fungeva da dogana, oltre che da difesa, quando le quattro porte di accesso al borgo erano chiuse in quanto, da questo cortile, si può accedere sia al borgo, sia alla campagna tramite il cosiddetto ponte di soccorso.

Ai quattro angoli del cortile della Rocca si innalzano le torri: il mastio, la torre cilindrica e due torri gemelle, tutte con base a scarpa. Sulla sommità della torre cilindrica è posta una torretta di avvistamento denominata befredo. Nel mastio una cucina con camino e una sovrastante camera da letto fungevano da abitazione. Nella torre di sud-est si possono ammirare gli stemmi e alcune imprese sforzesche.
L’intera merlatura del fortilizio è di tipo ghibellino a forma di coda di rondine. Visibile e ben conservato è l’apparato a sporgere munito di beccatelli e caditoie. Oggi la Rocca di Soncino, grazie anche ai numerosi restauri succedutisi, è la meglio conservata della Lombardia.»
Fonte: Wikipedia.


BANDA CIVICA MUSICALE di SONCINO
 

banda di soncinoBANDA CIVICA MUSICALE di SONCINO
La Banda Civica Musicale di Soncino è filiazione diretta del gruppo di suonatori presenti nell’organico della Guardia Nazionale locale del periodo napoleonico, anche se affonda le sue più lontane radici nella tradizionale orchestra della messa natalizia di mezzanotte con l’esposizione della reliquia del Santo Presepio (1606).

Comunque, la banda è attestata nel 1817 e 1823, e quindi documentata nel 1836 in uscita con un gruppo di professori dell’orchestra di Crema.
Nel 1859, 20 e 21 settembre, la compagine soncinese partecipa ai festeggiamenti per il re Vittorio Emanuele II in Cremona e il giorno dopo in Soncino.

Nell’aprile 1862 accoglie il generale Giuseppe Garibaldi, venuto ad inaugurare il tiro a bersaglio. Nell’agosto 1884 viene costituita una nuova banda su base d’azionariato popolare che vedrà esaltato e premiato l’impegno formativo e organizzativo con il giovane m° Carlo Pio Marzani, nominato organista della Pieve a fine 1899.

Infatti, gli anni seguenti segnano una serie di belle affermazioni della banda a livello interprovinciale e nazionale: 2° premio di categoria a Pavia (1900), a San Pellegrino Terme (1901) e a Treviglio (1902), e finalmente il 1° premio a Brescia (1904) e a Gavardo (1905).
E ancora una bella presentazione nel 1906 al Concorso Internazionale di Musica legato all’Esposizione di Milano.

Dopo decenni di dignitosa attività peraltro funestata dai due intervalli bellici, a metà degli anni ’70 si registra un notevole incremento dell’organico grazie all’organizzazione di corsi di musica organizzati dalla Direzione della Banda, dapprima sotto la presidenza di Luciano Zanchini e quindi nel 1989 di Ugo Vanoli. Agli inizi degli anni ’90, il presidente Vanoli lancia un radicale programma di rinnovamento concettuale e operativo e ne affida la conduzione al m° Giancarlo Locatelli.

I regolari corsi di strumento vengono affidati a maestri diplomati che permettono una massiccia immissione nell’organico di nuovi e preparati strumentisti, in agevole e pronta sintonia con il gruppo base. Nell’anno 1996 il complesso partecipa al Concorso per Bande di Condove cogliendovi il 1° premio in prima categoria e quindi si arricchisce e perfeziona organizzando stage per direttori di banda in collaborazione con la WASBE (World Association for Symphonic Bands and Ensembles).

Attività che favorisce l’incontro collaborativo con direttori di fama internazionale. Classificatasi al 2° posto in prima categoria nel 4° Concorso Internazionale per Bande di Riva del Garda (FLICORNO D’ORO) del marzo 1997, a luglio la compagine viene affidata fino a tutto il gennaio 1999 al m° Walter Ruggeri e quindi subito dopo al m° Luca Valenti, nominato Direttore Principale e Preparatore.

banda di soncino, concertoA lui il merito e l’onore di aver preparato la banda che diretta dal m° ospite Daniele Carnevali si è classificata al 1° posto in prima categoria al 5° Concorso Internazionale per Bande di Riva del Garda (FLICORNO D’ORO) del marzo 1999. In giugno, il primo frutto della vasta stima acquistata dalla compagine del Presidente Vanoli: l’esimio m° J. Van Der Roost l’onora della sua direzione nel tradizionale Concerto di Primavera tenuto presso la Rocca Sforzesca di Soncino.

Nel luglio il gruppo soncinese sotto la direzione del Direttore Principale m° Luca Valenti partecipa al prestigioso Concorso Internazionale per Bande organizzato dal Comune di Valencia in Spagna classificandosi al 1° posto in seconda categoria. Di qui l’omaggio della collaborazione, a fine anno, al Teatro Ponchielli di Cremona, del m° londinese J. Horovitz.

La stagione concertistica 2000 inizia con concerti eseguiti al Teatro Sociale di Soresina e al Teatro S. Domenico di Crema diretti dal direttore ospite Pablo Sanchez Torella, Direttore della Banda Municipale di Valencia (Spagna). Dall'inizio del 2001 la Banda ha cambiato la sua denominazione in "Orchestra di Fiati Città di Soncino".

Fonte - foto : www.bandasoncino.it Associazione Castrum Soncini Piazza Pieve n. 4 Soncino (CR) * Tel./Fax 0374.83675 L'associazione Castrum Soncini, fondata il 4 Novembre 1995, ha come compiti specifici la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio sotterraneo di Soncino. L’Associazione svolge la propria attività attraverso le seguenti linee programmatiche:
1. l'esplorazione e la pulizia delle realtà sotterranee;
2. le ricerche bibliografiche ed archivistiche;
3. la creazione e la gestione di percorsi turistici sotterranei;
4. l'organizzazione di convegni e mostre per far conoscere il patrimonio sotterraneo;
5. la pubblicazione periodica di quaderni, comunicati stampa ed altro materiale didattico che illustri le conoscenze e i progressi effettuati nelle ricerche intraprese;
6. la valorizzazione degli aspetti storici di Soncino attraverso rievocazioni e particolare attenzione sul Medioevo periodo di massimo fulgore del borgo.
Fonte: www.soncino.too.it


Museo della Stampa - Casa degli Stampatori Ebrei Soncino
 

museo dell stampa a soncinoMuseo della Stampa - Casa degli Stampatori Ebrei Soncino
Realizzato per volere della Pro Loco e inaugurato nel 1988 in occasione del 5° centenario della stampa della prima Bibbia Ebraica Completa, il Museo dedica ampio spazio alla storia della famiglia di stampatori “Soncino”, alle tecniche di stampa e quelle delle incisioni d’arte.

La sede è quella che la tradizione considera la casa che ospitò l’originaria tipografia, una caratteristica casa a torre.
Accanto all’importante funzione museale-conservativa, la Casa degli Stampatori svolge un importante ruolo didattico con laboratori per l’approfondimento delle tecniche di stampa e di incisione.

Grazie anche al Museo e alla sua attività nella conservazione della memoria e nella divulgazione della cultura ebraica, Soncino è stato più volte scelto come sede per prestigiosi eventi in occasione della Giornata Europea della Cultura Ebraica, il 3 settembre.
Notizie-foto on line: www.prolocosoncino.it

casa degli stampatori soncinoSoncino agli arbori e agli splendori della stampa
La società feudale e le città medioevali e “primitivo”-moderni non concedevano molti spazi agli ebrei, né in senso fisico né in senso astratto.

L’Impero Romano già li “deportava” in città scelte, nel secolo III in molte città d’Europa avevano quartieri distinti; nel 1516 il Senato della Repubblica di Venezia assegna loro il Ghetto, creando così – benché involontariamente anche il nome al “quartiere-restrizione” e nome e metodo saranno applicati via via in tutta Europa.

Gli ebrei benché considerati parte importante dell’economia – dovevano spesso risiedere fuori dalle mura dei borghi.

A Soncino i primi ebrei arrivano, perché chiamati, in quel periodo di prosperità che ebbe inizio nel 1450 con il passaggio della città al Ducato di Milano e che diede sviluppo alle attività manifatturiere e commerciali.

Sul legame tra prosperità e un Banco dei pegni da istituire ci sarebbe da meditare; limitiamoci a far notare che con questo compito, la gestione del banco dei pegni – uno dei pochi mestieri consentiti agli ebrei Moshèh da Spira, proveniente da Orzinuovi, si stabilì in città.

Ebbe un figlio, Israel Nathan, che faceva il medico e sognava di allestire una stamperia. Sarà il figlio di lui Yehoshùa Shelomòh a realizzarla. È bene ricordarlo: sono passati appena 28 anni dalla scoperta attribuita a Gutenberg quando, nel 1483, vede la luce il primo libro stampato a Soncino, è il Talmud Babilonese; dopo pochi anni, nel 1488, la Bibbia Ebraica Completa, ovvero quella che si indica come la prima Bibbia ebraica stampata nel mondo, edita da Gershòm, uno dei figli del fratello, considerato il più grande tipografo ebreo e l’unico, allora, a stampare anche in italiano, in greco e in latino.

Seguiranno la prima Bibbia “tascabile”, usata anche da Lutero per la traduzione dell’Antico testamento in tedesco, le opere di Petrarca (1503) e altri testi ancora.

La fama conquistata come stampatori non aveva loro risparmiato di essere cacciati nuovamente;
tra le tappe della “fuga” Brescia, Casalmaggiore, Pesaro, Napoli, Salonicco, Costantinopoli.
E loro continuavano a firmarsi con il cognome acquisito: “Soncino”.


Personaggi
 

manzoni soncinoPersonaggi Biografia di Piero Manzoni:
1933-1957 Piero Manzoni nasce il 13 luglio del 1933 a Soncino (Cremona).
Il padre è Egisto Manzoni, Conte di Chiosca e Poggiolo, la madre Valeria Meroni di Soncino. Piero è il maggiore di cinque figli: ha due fratelli, Giuseppe e Giacomo, e due sorelle, Elena e Mariuccia. Cresce a Milano (la famiglia risiede in via Cernaia 4) e studia presso i Gesuiti, nel liceo milanese Leone XIII.

Trascorre le vacanze estive nella casa di famiglia a Soncino, a Soprazocco (sul lago di Garda) e ad Albisola Capo, in Liguria. Piero Manzoni inizia a dipingere all’età di diciassette anni.

I primi esperimenti artistici sono tradizionali e figurativi, paesaggi (Savona, 1951, Albisola Marina, 1953, Santa Margherita Ligure, 1953) e ritratti (un autoritratto, c. 1951, e il ritratto della sorella Elena, 1952-53, entrambi distrutti). Risalgono a questi anni e all’ambiente di Albisola, i primi contatti con Lucio Fontana. Manzoni lo incontrerà più avanti tra i frequentatori del Bar Giamaica, a Milano, nel quartiere artistico di Brera.

Piero Manzoni debutta nel 1956 alla "Quarta Fiera di Mercato. Mostra d’Arte Contemporanea" (ospitata nel Castello Sforzesco di Soncino dall'11 al 16 agosto), dove espongono pittori locali. Nello stesso anno prende parte al "Premio di Pittura San Fedele", mostra collettiva nella sede della Galleria San Fedele di Milano, centro d'attenzione per la pittura Nucleare. 29 Maggio 1957. In occasione della mostra "Manzoni, Sordini, Verga" alla Galleria Pater di Milano, Piero Manzoni distribuisce il manifesto "L’arte non è vera creazione" (firmato insieme ad Ettore Sordini e ad Angelo Verga).

Manzoni aderisce ad iniziative del Movimento Nucleare ("Manifesto contro lo stile") e approfondisce la propria concezione dell'arte, facendosi promotore e attivo divulgatore delle nuove idee. Tra gli scritti del 1957: i "Prolegomeni a un’attività artistica" (marzo), la "Proposta per una pittura organica" (maggio), "Per una pittura organica" (giugno), il "Manifesto di Albisola Marina" (agosto).

Fonte - foto : www.pieromanzoni.org/


La radice Amara di Soncino.
 

soncino fiera delle radiciLa radice Amara di Soncino.

E' difficile risalire con esatta certezza a quale epoca risalga la coltivazione della Radice di Soncino, ma sicuramente era già presente nel 1500, come testimoniano i dipinti degli illustri Giuseppe Arciboldi e Pietro Martire Alberti.

La zona di produzione è molto limitata perchè è essenziale la scelta del terreno affinchè il prodotto possa mantenere tutte le proprietà di forma, gusto, consistenza e soprattutto le sue proprietà diuretiche medicamentali.

Il terreno soffice e leggermente sabbioso, sempre irrigato da acque di risorgiva, può fornire una radice di prima scelta anche nell'aspetto.

soncino radici amareE' importante che la radice conservi il suo gusto caratteristico leggermente amarognolo, suo pregio indiscusso. Ora la "CICORUM
INTIBUS", nei tempi passati conosciuta anche come "SCORZAMARA" è conosciuta ovunque come "RADICE AMARA DI SONCINO", che è il luogo dove ha la sua origine.
Fonte: www.ilbambi.it

Insalata Di Soncino E Semi Di Zucca 4 Porzioni 200 G Soncino - 1 Cucchiaino Semi Di Zucca Spellati - 10 Aghi Erba Cipollina - 50 G Olio D'oliva Extra-vergine - Succo Di Limone - Sale - Alcune Scaglie Formaggio Parmigiano (scaglie Sottili) Lavare bene il soncino, centrifugarlo e metterlo in un'insalatiera. Preparare un'emulsione con olio, succo di limone, sale; condirvi il soncino, unendo i semi di zucca e le scaglie di parmigiano.