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Cremona

Comune - piazza del Comune, 8 - http://www.comune.cremona.it
A.P.T. - P.zza del Comune, 5 - http://www.turismocremona.it
Automobile Club - C.so XX Settembre 19 - http://www.acicremona.it
Ospedale Maggiore - Viale Concordia, 1 - http://www.ospedale.cremona.it
Vigili del fuoco - Via Nazario Sauro, 14 - http://www.vigilfuoco.it/sitiVVF/cremona
Prefisso : 0372 - Cap : 26100

cremonaCremona, Adagiata sulla riva sinistra del Po la città era anticamente bagnata sui tre lati dal fiume.
Il nucleo primitivo pare sia identificabile con la piazza del Comune, leggermente elevata rispetto all'area circostante.
Il toponimo, derivato probabilmente da un vocabolo celtico, significherebbe proprio "sporgenza".

La colonia romana venne fondata nel 218 a.C. come avamposto militare di difesa contro i Galli Insubri che premevano a Nord e nel 90 a.C. divenne Municipio romano.

La sua posizione sul Po e la centralità rispetto alle principali vie consolari ne fecero un attivo centro di traffici commerciali. A quei tempi la città possedeva dimore signorili, terme, templi ed istituti culturi.

Qui ad esempio studiò un giovanissimo Virglio, che respirò un clima vivace e stimolante per la sua formazione culturale e letteraria. La guerra civile tra Vitellio e Vespasiano ece iniziare il declino della città, che nel 69 d.C. su i un violento saccheggio.

Le invasioni dei Goti e degli Unni portarono devastazione e paura e la città venne poi conquistata e distrutta dal longobardo Agilulfo nel 603. A partire dall'VIII secolo, grazie alla benevolenza dei vescovi e della regina Teodolinda, rifiorì come città medievale.

Nel 1098 Cremona compì il processo istitutivo del libero Comune, difendendo strenuamente la propria autonomia per tutto il XII secolo. È questo un periodo positivo per l'affermarsi di un nuovo assetto urbanistico e per il fiorire di espressioni artistiche. Le lotte tra guelfi e ghibellini segnarono il passaggio al XIV secolo: ne! 1312 la città passò ai Cavalcabò, quindi ai Visconti (1334), che posero fine alla vita del libero Comune.
Seguì poi la dominazione sforzesca che si mantenne fino al 1535.

Piazza del Comune, grazie ai monumenti medievali che la circondano (il Duomo, il Torrazzo, il Battistero, la Loggia dei Militi, il Palazzo del Comune) è il maggior vanto artistico della città. Il Duomo fu costruito quasi sicuramente a partire dal 1107 e consacrato nel 1190.
La pianta originaria è stata trasformata, con successivi interventi, in croce latina con l'aggiunta dei transetti settentrionale e meridionale che denotano l'arrivo nell'Italia settentrionale dei motivi gotici.

La facciata settentrionale è ricca di trifore, quadrifore e rosoni ornati a intrecci geometrici e si conclude con una galleria montante. Anche la facciata meridionale è ornata, quella occidentale ha subìto molte trasformazioni ed aggiunte nel corso dei secoli.

Il protiro duecentesco, ornato dal fregio dei Mesi di scuola antelamica, reca le statue della Madonna e dei santi patroni Imerio e Omobono. L'interno è ricco di opere d'arte.
Da segnalare sono gli affreschi della navata mediana (Storia di Maria e Gesù, 1506-1573) opera di Boccaccino, Romanino e Pordenone.

torrazzo di cremonaIl Torrazzo con i suoi 111 metri di altezza è diventato il simbolo della città e costituisce il primato europeo per una torre campanaria in muratura. La tradizione lo vuole edificato negli anni che vanno dal 1250 al 1267, ma indagini e studi avanzati sulla struttura muraria ne anticiperebbero la fondazione alla fine del X o agli inizi dell' XI secolo.

La loggia che lo sovrasta ha otto archi ed è caratterizzata da pinnacoli in marmo. Più sopra si trova un secondo tamburo che sostiene un'altra loggia di sedici piccole arcate.

Il suo splendido orologio astronomico, del diametro di 9 metri, presenta numerosi indici.


Cremona : Palazzi, Abbazie e Chiese  

Portico della Bertazzola,
disegnato dal Malosso (secc. XVI-XVII): ha una deliziosa loggia detta « Loggia del Paradiso ».

Duomo,
iniziato nel sec. XII, in stile lombardo-gotico è uno dei più preziosi del Nord Italia: la facciata è a due ordini di piccole logge, e la fronte è decorata con rilievi dell'Antelami. Nell'interno, arazzi fiamminghi, un ciclo di affreschi di pittori lombardi e veneti, fra cui Boccaccino, Romanino e Pordenone e due pulpiti rinascimentali decorati dall'Amadeo.

Torrazzo o Torre campanaria,
in stile lombardo, alta m. 111, è il più alto campanile d'Italia. Su di un lato campeggia lo stemma della città ed un orologio che oltre alle ore segna i giorni, le costellazioni dello zodiaco, le fasi lunari e le eclissi.

Battistero (sec. XII),
romanico, a pianta ottagonale; l'interno ha perso molto dell'aspetto originale in seguito ai rifacimenti dei secc. XVI e XVIII.

Loggia dei Militi,
del 1292, è un significativo esempio di architettura lombarda; vi si radunavano i comandanti delle milizie comunali, da cui il nome.

Palazzo del Comune,
rifatto nel sec. XIII, fu notevolmente trasformato nel sec. XVI dall'architetto F. Dattare, detto il Pizzafuoco. È uno dei più insigni monumenti della città, ricco di storia perché legato al più fecondo periodo della Comunità Cremonese, e prezioso dal punto di vista artistico. Tra le più importanti opere che esso custodisce sono una serie di dipinti celebri, fra cui tele del Genovesino (« Ultima Cena » e « Moltiplicazione dei Pani » sec. XVII) e del Colossali (« Raccolta della Manna » sec. XVI) ed una grande tela raffigurante il Giudizio di Salomone, del Santagostini (sec. XVIII); ricche suppellettili di varie epoche. Nella Sala dei Violini (ex Cappella del Palazzo), oltre il « il Cremonese 1715 », sono conservati anche l'« Hammerle » del 1658 di Nicola Amati e « il Carlo IX di Francia » del 1566 di Andrea Amati, tutti in perfetto stato.

Museo Civico,
nell'imponente Palazzo Affaitati, comprende una ricca pinacoteca, una sezione archeologica, il tesoro del Duomo, il Museo del Risorgimento ed una collezione numismatica.

Palazzo Fodri (secc. XV-XVI),
bell'esempio di edificio signorile del Rinascimento.

Palazzo dell'Arte,
ci sono un Museo di Scienze naturali ed il Museo Stradivariano.

Palazzo Mina-Bolzesi,
disegnato nel sec. XIX da C. Sada.

Palazzo Raimondi-Belloni,
del sec. XV, disegnato da D. De Lera, con suggestivo cortile.

Palazzo Stanga,
con imponente scalone e belle sale.

Palazzo del Popolo o di Cittanova (sec. XIII).

Tra le tante Chiese:
Chiesa di S. Girolamo,
(sec. XIV) conserva opere del Guerrini e del Monti.

Chiesa di S. Luca,
in stile gotico, vanta affreschi del Trotti e di A. De Ferrari.

Chiesa di S. Michele,
costruita nel sec. VII e rifatta nel sec. XII.

Chiesa di S. Agata,
(sec. XI) ricostruita nel sec. XV; il campanile è duecentesco.

Chiesa di S. Pietro al Po,
(sec. XVI) con facciata di epoca posteriore; nell'interno bei dipinti tra cui una « Madonna col Bambino Santi e Devoto » di G. Bembo detto il Vetraio.

Chiesa di S. Agostino,
in stile lombardo-ogivale del sec. XIV, ha un bel campanile aperto a trifore e conserva affreschi trecenteschi e quattrocenteschi.

Chiesa di S. Abbondio,
cinquecentesca, ha il campanile cuspidato in stile romanico-gotico.

Chiesa di S. Sigismondo,
(sec. XV) di aspetto maestoso.

 

Pieve di S. Sigismondo,
Eretta nel '400 per volere di Bianca Maria Visconti, sul sito di una più antica cappella, è una grandiosa chiesa rinascimentale, fra le più significative della provincia. Vi lavorarono insigni architetti quali Bernardino de Lera, cui si devono il corpo e la facciata, e Bartolomeo Gaudio, cui si deve l'elegante tiburio. L'interno ad una navata, sulla quale si aprono lunghe cappelle, si presenta ricco di decorazioni ed affreschi alla cui esecuzione lavorarono per un cinquantennio i migliori artisti del tempo fra cui Antonio, Giulio e Bernardino Campi e Camillo Boccaccini. L'attiguo Chiostro, edificato tra la fine del '400 e gli inizi del '500, è circondato da un elegante porticato decorato con terrecotte ed affreschi.

 

Gastronomia: Essere stata per secoli la vera "capitale del Po", quindi coinvolta nella fitta rete di scambi tra Nord Africa e Oriente da un versante e l'Europa dall'altro, ha dato a Cremona singolari peculiarità: così l'uso delle mandorle, degli agrumi, della frutta candita sposati al cremonesissimo miele di trifoglio per farne torrone, oppure il gusto dell'agrodolce esaltato nel rapporto tra mostarda senapata e carni lesse.
I primi piatti sono da sempre al centro della cucina cremonese.

 

Tortelli alla cremonese (ripieni di amaretti, droghe, formaggio, liquore), tortelli di zucca,

Marubini (ravioli ripieni di pan biscotto, formaggi, midollo di bue, tuorli d'uovo, spezie) asciutti al burro e formaggio, oppure in brodo, tagliatelle e lasagne al ragù, agnolini (ripieni di carne, prosciutto e mostarda) in brodo;

ottime carni di vitello con cui si preparano svariate pietanze fra cui il « budino » (strati di fettine di vitello, legumi e prosciutto);

Salumi fra cui i caratteristici cotechini all'aglio o alla vaniglia, salsicciotti, spalle dolci ed il salame di
S. Benedetto,lumache in umido, pesci d'acqua dolce (carpe, anguille, tinche) e gamberi cucinati alla griglia o in altri modi;

Ortaggi e frutta di ogni tipo e di ottima qualità e la cui vasta produzione è destinata anche all'esportazione.

Specialità di Cremona sono i torroni, noti in Italia e all'estero,
la mostarda (conserva di frutta candita, in sciroppo con senape) che spesso accompagna i piatti di carne.

Torta bertolina (di farina bianca e gialla), bussolani (ciambelle dure), frittole (bigné senza ripieno), torta spingarda (con frutta secca, miele e droghe), amaretti e pasticcini vari.

Vini della zona di Casalmaggiore


Cremona : Torrone, Mostarda e il restauro dell'armadio del Platina

torroneSecondo la leggenda, il Torrone sarebbe nato a Cremona nel 1441 nel sontuoso banchetto che seguì le nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, la quale in dote portava la città di Cremona. Agli sposi fu offerto un dolce fatto con miele, mandorle ed albume d’uovo a forma del Torrazzo o Torrione, torre duecentesca che affianca tuttora la Cattedrale della città, da cui avrebbe preso il nome di Torrone.

La produzione moderna di torrone
secondo il metodo classico prevede cinque fasi: una prima fase di miscelazione del miele con albume d'uovo in impastatore a bagnomaria a temperatura mantenuta appena al di sotto di 100° C; al termine di questa fase la miscela viene cotta lentamente e verso la fine della cottura, che dura circa sette ore, vengono inseriti, alla stessa temperatura dell'impasto, zucchero, mandorle tostate e aromi (vaniglia, olio essenziale di arancia, cedro e limone); a questo punto il prodotto viene steso manualmente in stampi di legno rivestiti di ostia e torchiato.

 

MostardaMostarda , La ricetta cremonese prevede che i frutti, interi o a pezzi, vengano cotti in una pentola nella quale si è fatta bollire, a fuoco lento, acqua con zucchero e scorza di limone. A parte si cuoce lo zucchero con acqua e senape fino ad ottenere un composto denso che viene poi versato sulla frutta posta in barattoli di vetro che si dovranno chiudere ermeticamente.

La mostarda è ottima da accompagnare a carni lessate, arrosti e al tipico cotechino

Probabilmente nata dalla necessità di conservare la frutta, questa squisita preparazione arrivò a noi attraverso i secoli ed ebbe l'onore di presenziare sulle tavole natalizie lombarde, come il suo concittadino Torrone, diventandone elemento indispensabile.

Fin dal medioevo la Mostarda si identificava con il mosto cotto (succo di uva fatto bollire in modo che si riducesse a un quarto) unito a semi di senape.

Ma per trovare citata la ricetta della mostarda detta di Cremona, confezionata con frutta candita e senape, si deve fare riferimento ad un ricettario non italiano: si tratta di un rarissimo libro in francese stampato a Liegi nel 1604. L'autore, Lancelot de Casteau, capocuoco nelle cucine di principi, vescovi e nobili signori, si rifà nel suo trattato a diverse cucine europee del tempo. Potrebbe sembrare strano trovare in Belgio questa ricetta, ma una prima spiegazione è sicuramente la presenza in quel periodo, nelle Fiandre, di numerosi mercanti cremonesi tra cui i più noti furono gli Affaitati.

Pur vivendo da molti anni lontani dall'Italia immutato era l'amore nutrito per la cucina di casa i cui piatti, evidentemente, erano riusciti ad imporsi anche nei principeschi banchetti del tempo. Il più famoso di loro, Giancarlo Affaitati, aveva ad Anversa una bella e ricca casa nella quale dava feste sfarzose con la presenza di musici del re: sicuramente qui venne, per la prima volta, fatta conoscere ed apprezzare la Mostarda di Cremona.
Fonte : GERONIMO

Preparazione: Per prima cosa togliete i noccioli alla frutta, dove presenti, e tagliate a pezzi grossolani la frutta troppo grossa. Mettete la frutta, così preparata, a macerare nello zucchero per 24 ore. A questo punto, mettete la frutta in un pentolino con poca acqua, portate il tutto ad ebollizione e lasciate bollire per 5 minuti.
Fate riposare il tutto per 24 ore e ripetete l’operazione precedente per altre due volte facendo attenzione a non coprire mai la pentola durante e dopo la cottura perché le gocce di vapore rovinerebbero la preparazione.
Una volta terminata la cottura, aggiungete la senape al composto e invasate in recipienti a chiusura ermetica.
Sterilizzate i vasetti e conservate in un luogo buio fino al consumo.

 

Armadio - PlatinaIl restauro dell’armadio del Platina
( Venerdi 19 Dicembre 2008 )
In un’affollatissima Sala San Domenico del Museo Civico è stato presentato ai cremonesi, dopo un restauro durato quattro anni, lo splendido armadio costruito, alla fine del XV secolo, da Giovanni Maria Platina per la sagrestia del Duomo. Smontato e depositato dal 1955 presso il Museo “Ala Ponzone”, vi ritorna ora esposto , accanto alle opere pittoriche coeve, nella Sala del Quattrocento.

A presentare questo capolavoro dell’intaglio e dell’intarsio quattrocentesco sono intervenuti: il Sindaco di Cremona Giancarlo Corada, l’assessore alla Cultura Gianfranco Berneri, il delegato regionale ai beni ecclesiastici monsignor Achille Bonazzi, Mauro Lucco, docente di Storia dell’Arte medievale presso l’universitò degli Studi di Bologna e il restauratore Vincenzo Canuti. Gli studiosi presenti hanno tracciato la storia e le vicende relative al prezioso arredo ligneo e descritto le fasi e i dettagli relativi al complesso e delicatissimo intervento di restauro che ha impegnato in laboratorio fino a dieci operatori.

Tutti i presenti hanno, in seguito, potuto ammirare direttamente il meraviglioso mobile che, con ogni probabilità, rimarrà a lungo ospitato presso il Museo Civico in condizioni climatiche ottimali per la sua conservazione. E’ stata infatti siglata una nuova, trentennale convenzione fra Comune e Curia, tuttavia monsignor Bonazzi sogna di poter trasferire, prima di questa scadenza, l’armadio del Platina nel futuro Museo diocesano, di cui proprio in questi giorni sta presentando il progetto al Vescovo.

Lo stesso monsignor Bonazzi ha annunciato che la Sovrintendenza di Mantova ha autorizzato il restauro anche del coro ligneo della Cattedrale, sempre opera del Platina.
Fonte : blog