Pedalando nella valle del Serio Morto - parte terza..

val_serio_3Pedalando nella valle del Serio Morto

Percorso il viale e superato prima il cimitero a destra, poi l'incrocio con semaforo della provinciale per Regona si giunge a Roggione, frazione di Pizzighettone, che custodisce un vero gioiello d'arte: il santuario della Beata Vergine del Roggione, un esempio interessante per il secolo XVII di questo tipo di edifici religiosi sparsi sul territorio.

Sorto nel 1630, per volontà del prevosto di Pizzighettone Pietro Predabissi che volle così dare una nuova e più importante collocazione ad una immagine sacra della Vergine e Santi già dipinta su un pilastrello e fatta oggetto di grande devozione, la chiesa fu completata nel 1634 quando, il 3 settembre, vi venne trasferita la Sacra Immagine.

La facciata, preceduta da un robusto portico a tre fornici, risalta per il forte aggetto delle quattro lesene e dell'architrave incurvato che va ad incorniciare il grande finestrone (oggi tamponato per l'inserimento dell'organo), mentre nell'interno la grande aula coperta da volte a vela è conclusa da un'abside quadrata con volta a botte; pressoché integra si presenta, poi, la decorazione che si stende sulle volte del presbiterio, della navata e degli sfondati laterali, eseguita tra il 1630 e il 1647 per quanto riguarda gli stucchi e nel 1689 per la parte pittorica e tutta finalizzata alla glorificazione di Maria protagonista principale delle tre grandi raffigurazioni dell'Immacolata Concezione, dell'Assunzione e dell'Incoronazione.

Di estremo interesse risulta, poi, il complesso formato dall'altare, in commesso di marmi policromi e di pietre dure sull'esempio dei modelli bresciani, e dall'ancona in marmo, una grande macchina architettonica che inquadra la Sacra Immagine, mentre degne di attenzione sono le due pale degli altari laterali di destra, il San Giuseppe, opera di Francesco Boccaccino (sec. XVIII) e San Giorgio con Santa Caterina di G.B. Tortiroli, allievo del Campi.

Terminata la visita del santuario si imbocca subito alle spalle dell'edificio via S. Archelao e, superata una zona ad edilizia residenziale, si giunge ad un bivio dove si sceglie il percorso di sinistra che, diventato sterrato, conduce verso la cascina S. Archelao ben presto visibile con la sua massiccia struttura su un lieve rialzo del terreno a destra; al posto dell'attuale cascina si ergeva un tempo l'omonima chiesa ricordata dagli storici fra i dieci edifici sacri presenti sul territorio, ma oggi nulla resta di questa antica struttura.

Si prosegue lungo la strada sterrata per circa un chilometro, mentre lievi rialzi denunciano la presenza dei primi terrazzi alluvionali, sino a raggiungere la strada Provinciale per Regona che si attraversa imboccando subito la stradina posta di fronte che conduce alla cascina Guarnera nei cui pressi, in contrada Albavilla, sorgeva un tempo la chiesa di S. Ambrogio dedicata al vescovo di Milano e sulla quale fu fondato il 14 novembre 1584 «El cunvent», un convento di Cappuccini operante sino al 1805, data della sua soppressione.

Prima di raggiungere la cascina Guarnera, che si lascia sulla sinistra, si imbocca uno stretto ma ombreggiato sentiero parallelo alla strada asfaltata e si giunge a Regona, frazione di Pizzighettone, che deriva il suo nome dall'antico habitat naturale caratterizzato da terreni paludosi via via bonificati nel tempo.

Per via S. Francesco e via 25 Aprile si giunge alla chiesa parrocchiale di San Patrizio Vescovo dalla semplice facciata con timpano che reca sulla sommità la statua del Santo titolare. La chiesa consacrata nel 1571 visse, insieme al circostante borgo, una luttuosa vicenda di guerra e di saccheggio che ebbe luogo sul finire del XVIII secolo. I113 e 14 maggio 1796 non meglio precisate truppe francesi misero, dunque, al sacco l'intero edificio depredandolo di quasi tutti gli arredi e spezzando persino le pietre sacre degli altari; a seguito di questo avvenimento i Fabbriceri inviarono una supplica al Vescovo di Cremona Omobono Offredi per ottenere gli indispensabili aiuti morali e materiali e, grazie al suo prezioso intervento, la chiesa venne nuovamente dotata di opere d'arte quali ad esempio la pala dell'altare maggiore, opera di un anonimo pittore di scuola cremonese da collocarsi tra XVI e XVII secolo e raffigurante La Vergine con il Bambino tra S. Omobono e S. Patrizio. Degna di attenzione è anche La Madonna del Rosario nella terza cappella di sinistra.

Usciti dalla chiesa si imbocca via S. Martino della Battaglia uscendo dal paese e superando, grazie a un ponte, il Serio Morto nei pressi di due cascine. Mentre si gode la bella vista su questo corso d'acqua è utile ricordare che fino al XII secolo le carte d'archivio testimoniano l'indiscussa supremazia, rispetto all'attuale, del percorso che il Serio svolgeva nella valle che ora ha abbandonato e quindi detta del Serio Morto; il terreno mostra tracce evidenti del paleoalveo ben segnato com'è dalle «alte coste» che raccontano una millenaria storia di erosioni, depositi e migrazioni d'alveo.

Sessant'anni fa il neocostituito «Consorzio idraulico di terza categoria del Serio Morto» iniziò i lavori di bonifica dell'intera valle tramite la rettificazione del tronco tra Madignano e Pizzighettone, ma nei pressi di Regona sono ancora visibili alcuni dei residui meandri che ospitano piccoli nuclei dell'originaria flora palustre.

val_serio_chiesa_ferieSi prosegue il percorso in direzione di Ferie, ma prima di raggiungere la cascina di S.Eusebio, visibile a destra, si imbocca sempre sulla destra tra i campi un sentiero che punta verso il vicino costone e si sale verso l'eremo di Sant'Eusebio, una piccola costruzione che appare all'improvviso nel fitto della vegetazione nei pressi della roggia Caorsa in una interessante enclave naturalistica di petrarchesca memoria.

Dal sentiero è visibile un fianco della chiesetta su cui si apre uno degli ingressi e la piccola absidiola in mattoni a vista, mentre attraversando il prato in salita si vede la semplice facciata di questo edificio le cui origini risalirebbero all'epoca paleocristiana, mentre da un documento del 1499 della Comunità di Pizzighettone risulta che su questo costone era mantenuto un corpo di guardia ed in caso di necessità i soldati stavano di vedetta sugli alberi.

Oggi comunque questa area riveste un notevole interesse botanico perché le scarpate, preservate dai lavori agricoli, conservano ancora tracce importanti della flora erbacea autoctona costituendo per gli studiosi un vero e proprio archivio botanico.


Ritornati sui propri passi si raggiunge nuovamente la strada asfaltata che piega a destra verso l'abitato di Ferie, altra frazione di Pizzighettone. Secondo alcune notizie questo piccolo centro abitato deriverebbe il suo toponimo dall'essere stato scelto in epoca romana come «luogo di diporto» posto com'era su un'altura ed ancor oggi le case e le cascine sono disposte su un'erta costa sabbiosa.

Entrati nel centro abitato per via della Vittoria a destra e proseguendo, poi, per via Lago Gerundio si giunge nei pressi della chiesa della Beata Vergine del Rosario alla quale si accede, girando di fianco all'edificio dell'oratorio, per mezzo di una bella scalinata; edificata nel 1927 si tratta di un semplice edificio religioso che presenta un lineare prospetto con timpano e due paraste che inquadrano il portale di accesso mentre l'oculo sovrastante è occupato da un dipinto su muro di carattere devozionale rappresentante la Beata Vergine del Rosario (di A. Cavalli, 1992). La pace e la tranquillità agreste dominano in questo luogo veramente sovrane!

Tornati sui propri passi si prende, al primo bivio, a sinistra ed al secondo sempre a sinistra scorgendo già in lontananza il centro di Formigara compreso nel Parco Adda Sud che si raggiunge dopo circa un chilometro e mezzo.

Entrati in Formigara si percorre via Roma, oltrepassando il municipio fino a quando sulla sinistra si incontra una grande cascina. Qui il nome di Castello dato alla via che la fiancheggia denuncia il fatto che l'edificio incorpora i resti dell'antico palazzo Trivulzio, dove, stando a Giovan Battista Zaist che ne parla nelle sue «Notizie istoriche de' pittori, scultori ed architetti cremonesi» del 1774, aveva dipinto il giovane Bernardino Campi appena tornato da Mantova dove aveva conosciuto la cultura raffaellesca di Giulio Romano. Altri dipinti di Bernardino Campi esistevano nell'oratorio di S. Rocco, fatto costruire dagli stessi Trivulzio e distrutto nel 1777.

A questo punto si svolta a destra seguendo le indicazioni per il fiume Adda e si passa davanti alla chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Nazaro e Celso. La presenza di un edificio sacro in questa area è documentato dal XIII secolo; distrutto, fu fatto ricostruire nel 1475 da Bartolomeo Guarno principe di Salerno, feudatario del luogo, e successivamente ampliato nel 1686.

L'interno presenta i resti di un'antica decorazione ad affresco con S. Giuseppe col Bambino Gesù e il Battesimo di Cristo oltre ad una pala seicentesca con la Madonna e sant'Omobono. A fianco della chiesa svetta un agile campanile eretto nel 1926 su progetto di Illemo Camelli, poliedrica figura di intellettuale cremonese che fu anche pittore, studioso d'arte e direttore del Museo civico «Ala Ponzone» di Cremona.

La strada scende seguendo ancora una volta il declivio formato dal terrazzo alluvionale e conduce al fiume, che si distende in una lenta ansa ombreggiata da boschetti. Qui, utilizzando un'insenatura, è stato realizzato un attracco per le barche ed un'area libera permette di fermarsi per il pic nic.

Tornati sui propri passi si imbocca via Pizzighettone che si segue uscendo dal paese: ad un certo punto sulla sinistra si può osservare la ruota di un antico mulino funzionante fmo a non molti anni fa.
Man mano che si procede la strada si restringe e, percorsi circa 700 metri, si divide in un bivio. Qui si imbocca la via di destra, inoltrandosi tra i campi in un bellissimo paesaggio che si distende fra i rilievi alluvionali dell'Adda ed il fiume stesso, che scorre pigro sulla destra allargandosi in un'ansa ombreggiata da mia fitta quinta di alberi.

Dopo circa un chilometro si incontra sulla sinistra un viale di pioppi cipressini che conduce alla grande cascina Ceradello, dove fino agli anni Settanta si tenevano, nella domenica prima di Pasqua, la sagra del vino durante la quale venivano portate sull'aia le damigiane da cui si attingeva il vino con le pinte e, in autunno, la festa per l'apertura della caccia, che culminava in un grande pranzo.

val_serio_cappelletta_mannaPiù avanti, dove la strada piega a gomito, la devozione popolare ha eretto una cappelletta detta Madonna della Manna dal nome di una cascina poco distante.
È uno dei tanti luoghi di devozione che si incontrano nelle nostre campagne e che invitano ad una sosta e ad un momento di riflessione, qui reso più facile dall'amenità del paesaggio.

Il piccolo edificio costruito nel 1868 e restaurato nel 1994, è dedicato alla Madonna di Caravaggio la cui immagine è stata dipinta all'interno da A. Cavalli insieme a quelle di san Francesco e di sant'Antonio da Padova.

Si prosegue ancora per un chilometro su questa strada fra i campi, fino a giungere in vista di Pizzighettone dove un ponticello scavalca il Serio Morto, che si costeggia. Si è ormai in vista delle fortificazioni del paese, di cui si godono begli scorci, ed un anomalo rialzo del piano di campagna segnala la presenza di alcuni elementi delle fortificazioni esterne, i terrapieni in forma di mezzelune che insieme al Serio Morto che lambisce le mura dovevano contribuire a tenere lontano dall'abitato le artiglierie nemiche. La parte esterna delle mura è molto ben conservata, sia per l'intervento di ripristino operato dagli Austriaci nel 1835, che per i recenti lavori di restauro.

In questa parte di fortificazioni nel 1785 dopo che l'imperatore Giuseppe II aveva ordinato lo smantellamento della fortezza, venne insediata una prigione. Con diverse interruzioni l'istituzione restò funzionante fino al 1977, ospitando prima detenuti comuni, poi tra il 1929 ed il 1943 detenuti militari e prigionieri politici; dopo la guerra il carcere diventò sezione staccata del S. Vittore di Milano e, dal 1956 fino alla chiusura fu adibito a casa di rieducazione minorile.


È oggi possibile visitare le celle di isolamento e rendersi conto delle spaventose condizioni di vita cui erano costretti i carcerati accedendo dall'ingresso che si trova in largo Mameli dove il nostro itinerario si conclude. È però ancora possibile visitare il Museo di «Arti e mestieri del passato» ospitato nelle mura, accanto all'antica prigione, ed effettuare una visita guidata alle fortificazioni entrando nei locali che esse ospitano rivolgendosi al Gruppo Volontari Mura il cui ufficio si trova nella casamatta «sala Bernocchi» in Piazza d'Armi.


Abbiamo diviso in tre parti il percorso, il testo è molto lungo.. vi ricordiamo che si tratta di 22-25 km, una gita molto piacevole da fare in bicicletta, immersi nella natura e dove troverete molte strutture che forse avete dimenticato..

Fonte : informazione (Cremona turismo )  della valle del serio Morto

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