Pedalando nella valle del Serio Morto - parte seconda..

val_serio_3Pedalando nella valle del Serio Morto

Si riattraversa il ponte sull'Adda e ci si riporta sulla sponda sinistra del fiume dove sorge la Torre del Guado, resto del castello che muniva le fortificazioni di Pizzighettone.

La struttura, che deve il suo nome al fatto di sorgere a poca distanza dal punto in cui il fiume era attraversabile, non venne demolita come il resto del fortilizio perché, secondo la tradizione, vi fu imprigionato il re di Francia Francesco I dopo la sconfitta subita nel 1525 da parte di Carlo V nella battaglia presso Pavia.

La torre è a pianta quadrata ed è coronata da un apparato a sporgere costituito da slanciati beccatelli in mattoni ad aggetto progressivo. All'interno, dove sono venuti alla luce lacerti di affreschi del XIV secolo, un ambiente (visitabile) ospita una ricostruzione storica che ricorda la permanenza dell'illustre prigioniero.

Terminata la visita della Torre del Guado si può ripercorrere via Vittorio Emanuele e andare a visitare una porzione importante della cerchia muraria di Pizzighettone.

val_serio_4Se, infatti, Pizzighettone conserva l'unica cerchia di mura della provincia di Cremona giunta a noi pressoché integra nonché una delle più complete tra quante sono sopravvissute in Lombardia e nell'Italia settentrionale, una pariticolarità veramente straordinaria di queste fortificazioni sono le casematte, struttura architettonica si può dire unica sia per lo stato di conservazione sia per lo sviluppo in pianta che la rende a tutt'oggi il più grande spazio coperto a norma della provincia.

Con il termine casamatta (che deriva da «casa matta» o «casa falsa») si intende un riparo in muratura, coperto da terra, basso e massiccio, munito di feritoie ed usato come deposito di munizioni od altro materiale od anche come alloggio di truppe e tali furono, a partire dal XVIII secolo, anche gli utilizzi delle casematte di Pizzighettone volute nel 1720 da Carlo VI d'Austria, nel corso della più generale riforma delle fortezze dello Stato milanese; Pizzighettone vide quindi la creazione di una nuova cortina di mura, aggiunta alla precedente nel cui spessore vennero appunto ricavate le sessantatrè casematte.

Questi grandi ambienti voltati (ognuna misura circa 88 mq.) dotati di camini, sfiatatoi e condotti di ventilazione, tutti ricavati nel grande spessore dei muri, vennero nel 1734 soppalcati con solai in legno per raddoppiare la disponibilità di alloggi per le truppe e nel 1782, quando iniziò il disarmo della fortezza, essi potevano fornire alloggio a più di duemila soldati.

Oggi sono ancora visitabili, nella cortina di sud-est, da Porta Cremona a Porta Soccorso, trentacinque casematte tutte comunicanti le cui grandi volte a botte sorreggono il soprastante terrapieno che permetteva alla struttura di resistere al peso delle artiglierie poste a difesa ed ai colpi di cannone dei nemici. Rimarchevole è la visione esterna della cortina muraria sia dalla parte del fossato dove raggiunge l'altezza di m. 12,25 sia verso la strada interna che lambisce tutte le casematte.

Per questo suggestivo percorso si parte da Porta Cremona Vecchia, posta dietro la chiesa di S. Bassiano, in origine il principale accesso alla fortezza ancora dotata dell'originale portone in legno e che conserva la struttura del ponte levatoio affiancato dalla posterla visibile entrando nel cortile che da accesso al Rivellino (edificato agli inizi del 1400 e poi successivamente adattato alle armi da fuoco, un vero capolavoro di ingegneria militare per la sua volta a botte curvilinea), e si giunge alla Polveriera di S. Giuliano nei pressi di Porta Soccorso costruita nel 1866 al posto dell'antica porta Sabbioni quando, essendo ormai decaduta l'importanza militare della fortezza, fu anche demolito il muraglione verso l'Adda trasformando questo lato nell'attuale parco delle Rimembranze.


val_serio_5Dopo aver goduto della visita sull'Adda e sul borgo di Gera si può retrocedere per raggiungere nuovamente Porta Cremona Vecchia e via Municipio su cui prospettano due interessanti edifici storici: la chiesa parrocchiale di San Bassiano ed il Palazzo Comunale.

La chiesa parrocchiale di Pizzighettone testimonia con la sua composita articolazione architettonica le varie vicissitudini storiche del borgo ad iniziare dalla insolita dedicazione che rimanda al patrono di Lodi ed all'esodo dei Lodigiani verso Pizzighettone in seguito alla distruzione della loro città da parte dei Milanesi nel 1158.

Ad una fondazione collocata verso la metà del XII secolo rimanda del resto la generale impronta romanico-lombarda dell'edificio ravvisabile specialmente nella zona absidale e nella facciata.

Su questa base originale ogni secolo ha lasciato poi la sua traccia, a cominciare dal bel rosone quattrocentesco della facciata, con colonnine tortili ed archetti polilobati, incorniciato da formelle in ceramica con simboli araldici sforzeschi. Questo rosone fu però tamponato nel 1543 per consentire la realizzazione da parte di Bernardino Campi della grande Crocefissione posta in controfacciata, la prima opera di questo famoso pittore pervenutaci che doveva però fare parte di un insieme più vasto visto che Alessandro Lamo, biografo dell'artista, descrive un altro affresco nella cappella maggiore (perduto) e decorazioni di profeti nella navata centrale solo in parte risparmiati dal restauro goticizzante attuato nell'Ottocento.

Nella grande Crocefissione Bernardino comunque riesce già «a miscelare, con una sapienza notevolissima data la giovane età (era poco più che ventenne), gli eterogenei portati della sua formazione... e rimarchevole è la calibrata scansione compositiva della scena, l'eleganza sofisticata ed i raffinati rapporti cromatici che faranno del pittore cremonese l'artista più ricercato nella Milano spagnola del decennio successivo» (Marco Tanzi).


Sempre a Bernardino Campi sono poi riferiti sia la Decollazione del Battista affrescata in una delle cappelle di sinistra sia il San Paolo collocato sulla parete di fondo della navata sinistra.

Nella cappella della Madonna del Rosario (terza di sinistra) sono, poi, visibili tre formelle marmoree trecentesche, qui riassemblate dopo i danni provocati dallo scoppio di una mina nel 1848, raffiguranti l'Annunciazione, la Natività e l'Adorazione dei Magi, opera di uno scultore toscano, forse senese, che aveva una profonda conoscenza degli avori francesi e formatosi nell'ambito dei seguaci di Giovanni Pisano; si tratta di un vero e proprio unicum nel nostro territorio la cui eccezionale presenza si ricollega ancora all'importante ruolo militare svolto in passato da Pizzighettone perché l'arrivo dalla chiesa di Milano (forse la cappella di corte fatta erigere dopo il 1330 da Azzone Visconti) per cui furono realizzate si deve alla volontà di Diego Salazar, governatore della fortezza nel 1613.

In occasioni speciali si possono, infine, ammirare alcuni dei preziosi paramenti sacri inviati in regalo alla comunità dal re Francesco I in ricordo della assistenza spirituale ricevuta durante la sua prigionia ed in particolare un suo manto regale ed un paliotto d'altare opera di un arazziere francese del XVI secolo.

Di fronte alla facciata della chiesa di San Bassiano una piccola piazzetta separa la parrocchiale dall'antico Palazzo Comunale ancor oggi sede del Municipio. Costruito nel 1479 esso testimonia con la sua edificazione il positivo momento vissuto dal borgo sotto la dominazione sforzesca quando la comunità ottenne varie concessioni fiscali tra cui il titolo di «terra separata dal Cremonese» cioè dipendente direttamente da Milano.

Nei secoli più volte rimaneggiato, l'edificio conserva comunque molti elementi tipici dell'architettura tardo-gotica; al piano terreno un bel portico con volte a crociera si affaccia sulla strada con sei arcate ogivali, con modanature in cotto, rette da possenti colonne con capitelli cubici scantonati sempre in cotto, mentre, sopra la fascia marcapiano formata da tre cordonature e da un elegante fregio polilobato, si conserva solo la delineazione ad arco acuto delle finestre antiche oggi modificate così come l'attico ricavato dalla tamponatura dei merli originali.

Terminata la visita del centro storico di Pizzighettone si può uscire in direzione di Cremona attraverso il varco aperto nelle mura nel 1920 in sostituzione di Porta Cremona Nuova (1832) che si vede murata a destra insieme ad un bel colpo d'occhio sul Rivellino, sul fossato e sugli spalti esterni.

Abbiamo diviso in tre parti il percorso, il testo è molto lungo.. vi ricordiamo che si tratta di 22-25 km, una gita molto piacevole da fare in bicicletta, immersi nella natura e dove troverete molte strutture che forse avete dimenticato..

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