Museo Berenziano

Museo BerenzianoMuseo Berenziano
La piccola raccolta di oggetti artistici del Seminario Vescovile prende il proprio nome da Monsignor Angelo Berenzi, insegnante presso il Seminario stesso e già autore di diversi saggi di storia locale.

Dell'origine del Museo, avvenuta nel 1913, parla il fondatore medesimo nella sua "Storia del Seminari" Vescovile di Cremona", data alle stampe nel 1925:"  Convien pur che lo dica... formato dallo scrivente con materiale raccolto a poco a poco fin dalla sua prima giovinezza e acquistato poi man mano da varie parti nel periodo di oltre cinquant'anni, il Museo fu da lui aperto in Seminario nel 1913 e dedicato alla sua veneranda madre Caterina Gorno..

Quindi da lui stesso fornito pure di una piccola dote, allo scopo di poter onorare per essa anche la memoria del padre suo Giovanni Battista Berenzi".

La raccolta che Monsignor Berenzi legava al Seminario Vescovile comprendeva dipinti, disegni e incisioni, lavori in legno e in terracotta, pietre dure, oggetti di scavo, monete e medaglie, autografi e oggetti commemorativi di grande interesse e significato storico. In seguito nuovi pezzi entrarono nel museo per donazione o per deposito da enti cittadini.

Tra le realtà di maggior interesse vanno citate, oltre alla raccolta numismatica e agli oggetti di scavo d'epoca preistorica, alcuni dipinti tra cui una natività di Altobello Melone, tre tavolette da soffitto di Bonifacio Bembo e due piccole tele del Genovesino.
H Museo Berenziano, benché escluso da un "giro turistico" rapido nella città di Cremona e dunque non aperto al pubblico, è accessibile agli studiosi che ne facciano richiesta alla Direzione del Seminario.

Di grande interesse, oltre alla sezione artistica, risulta la sezione storico-naturalistica, che rende testimonianza di un'attività scientifica e didattica, integrata dalla presenza di preziose opere a stampa d'argomento naturalistico, conservate dentro la Biblioteca del Seminario.

Nella fotografia in alto, Giacomo Bertesi - Cristo Risorto (scultura in legno, policromata e dorata).
La fotografia è tratta dal volume "Guida ai Musei nella provincia di Cremona" di Francesco Pagliari

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