IL PICCHIO NERO

picchio_neroIL PICCHIO NERO Dryocopus martius

Le Orobie bergamasche rappresentano da alcuni anni un ecosistema in continua evoluzione, in cui la biodiversità si arricchisce sempre più di presenze interessanti e affascinanti.

La nidificazione del Picchio nero in Valle Brembana venne documentata per la prima volta nel 1987, e oggi è considerato una specie stabile.

Non è quindi difficile, anche per l'escursionista occasionale, sentire il suo tipico richiamo, forte e ripetuto, mentre si sposta da un albero all'altro nel bosco alla ricerca del cibo.

Splendido nella sua livrea nera, il maschio presenta un'ampia macchia rossa vivace sopra il capo, mentre nella femmina essa è ridotta solamente alla nuca.

Si tratta del più grande dei picchi europei, e ha potuto colonizzare anche questi territori proprio in conseguenza della minore pressione esercitata sul bosco dalle attività umane.

La sua presenza testimonia che si è ricostituito anche nelle nostre montagne un ecosistema più simile a quello delle foreste dei secoli passati, con specie arboree di tutte le età.

Gli alberi ormai vecchi costruiscono riserve di cibo eccellenti per tutti i picchi, e possono nello stesso tempo essere facilmente "scavati", a colpi di becco, per ricavarci il nido, dove portare a termine, ogni primavera, la riproduzione. Il picchio nero predilige gli alberi dalla corteccia liscia, come l'abete bianco e i vecchi faggi.

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