SETTECENTO NEL NOME DEL DISIMPEGNO

REGGIA_DI_STUPINIGISETTECENTO NEL NOME DEL DISIMPEGNO Sul finire del Seicento, affievolitosi l'impulso spirituale prodotto dalla Controriforma, lo stile barocco svuotato dei suoi contenuti religiosi diventa vera decorazione.

Rinuncia a determinate ricerche di grandiosità e di rappresentatività. E l'enfasi del suo slancio si stempera nella grazia sinuosa del Rococò.

Tale termine, nato in Francia con il nome dispregiativo di "rocaille" (si richiama alle volute delle conchiglie), si riferisce a un particolare stile rappresentativo della ne del Seicento e dei primi decenni del Settecento.

REGGIA_DI_STUPINIGI_statueSi sviluppò soprattutto in Francia e in Germania, ma anche in Italia se ne trovano manifestazioni. Conducono all'area figurativa del Rococò alcune fantasie architettoniche del periodo barocco, ma i motivi ispiratori di quella libertà espressiva sono più evidenti negli elementi decorativi che in quelli strutturali.

Inizialmente, infatti, il Rococò è limitato alla decorazione di interni e ad alcune tipologie edilizie fra le quali risulta estranea quella di natura religiosa. In Italia all'inizio del Settecento il Piemonte è il solo stato con una struttura politica ed economica solida.

Di qui il grande sviluppo edilizio nel suo territorio. Uno degli esempi più eleganti del Rococò piemontese è il Casino di caccia di Stupinigi (Torino). Progettato da Filippo Juvarra nel 1730, era stato eretto per Vittorio Amedeo II.
Circondato da un vasto parco, l'edificio è l'opera più emblematica dell'architetto.

Che, dopo avere lavorato per anni nella progettazione di scenografie teatrali, ottiene un effetto di movimento con la proiezione delle ombre. Juvarra vuole far vivere l'edificio nel suo spazio naturale, legandolo al mutamento della luce nelle diverse ore del giorno

TRULLI_AD_ALBEROBELLOTRULLI E VIGNE Un'espressione tutta particolare del Settecento si trova ad Alberobello (Bari), con i caratteristici trulli. Questi sono costruzioni in pietra a secco tipiche della civiltà contadina, erette soprattutto nelle zone di coltivazione della vite.
L'unico a due piani è il cosiddetto "trullo Sovrano".

In tutti gli altri, si trova un vano centrale intorno a cui si dispongono gli spazi per la notte, soppalchi per conservare i cibi, una cisterna per il vino.

Alcuni sono ancora perfettamente conservati (esistono testimonianze documentarie secondo cui già prima del Mille venivano costruiti trulli in queste zone).

Altri risalgono a epoche posteriori. Chiamati in dialetto pugliese "casedde", erano le dimore permanenti o stagionali delle famiglie rurali.

Le cupole poggiano su muri spessi anche più di un metro, costruito sopra una doppia fila di pietre separate da un'intercapedine di terra argillosa.

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