Malattie e cure dei Bonsai

Malattie e cure Può succedere che le nostre piante si "ammalino" oppure che vengano attaccate da piccoli animali che le danneggiano. Il più delle volte questi problemi nascono dal fatto che la pianta si viene a trovare in condizioni non ideali per il suo sviluppo e quindi diviene più facilmente oggetto di attacchi.

È quindi chiaro che la prima regola da seguire per avere una pianta sana è quella di non provocare stress ambientali, idrici o nutrizionali. Seguire in modo attento questa regola permette di evitare gran parte dei problemi fitopatologici più comuni.

Dal punto di vista ambientale è molto importante evitare forti squilibri termici. La temperatura critica dipende dal tipo di pianta e dalla sua origine: le specie tropicali si danneggiano irrimediabilmente già a temperature vicine allo 0, mentre alcune specie di conifere, per esempio, possono resistere fino a -50°C.

Da considerare con attenzione anche alcune particolarità come la velocità di raffreddamento (tanto più dannosa quanto più rapida), la dimensione del vaso (le piante in vasi piccoli presentano maggiori rischi) ed il tipo di substrato (legato alla sua capacità di trattenere più o meno l'acqua e quindi di gelare).

Va inoltre considerato il periodo in cui il freddo agisce: in inverno le piante da esterno si sono "preparate" a sopportare temperature fredde. Saranno perciò danneggiate solo nel caso di forti gelate, che potranno provocare morte e caduta delle gemme, lesioni su tronchi e rami, necrosi delle adichette.

Quando invece, all'inizio della primavera, le stesse piante si so no "risvegliate" si presentano in una condizione di maggiore precarietà; abbassamenti rapidi di pochi gradi sotto lo zero saranno sufficienti per determinare danni alle foglie con accartocciamenti, necrosi e caduta.

Il caldo produce invece danni molto più repentini e spesso irreparabili: arresto delle funzioni vitali, con appassimento e necrosi di foglie, fiori e frutti.
Nel caso del colpo di calore prolungato potrà essere compromessa la vita della pianta.


Le patologie vere e proprie sono dovute a microrganismi, di tipo anche molto diverso:

VIRUS: colpiscono varie piante ornamentali, e la loro diffusione come patogeni vegetali sta crescendo rapidamente. Sono diagnosticabili solo da esperti e non sono trattabili.

BATTERI: possono interessare i bonsai abbastanza occasionalmente e sono di difficile diagnosi e cura.

FUNGHI: si tratta di microrganismi che possono svilupparsi sulla superficie del corpo dell'ospite, oppure penetrare all'interno dei tessuti vegetali e diffondersi. Si riproducono sia per via asessuata, con formazione di strutture di diffusione detti conidi, sia per via sessuata con produzione di spore, in grado di resistere a lungo anche in condizioni ambientali estreme, non consone allo sviluppo del fungo.


Fra le patologie fungine più comuni possiamo indicare:



MUFFA GRIGIA: malattia provocata dal fungo Botryotinia fuckeliana (= Botritis cinerea), si manifesta su moltissime specie colpendo foglie, rametti giovani, fiori. Sulle prime provoca macchie giallastre (clorosi) che poi virano di colore divenendo scure; dapprima isolate, si riuniscono provocando il disseccamento completo della foglia. Sui rametti giovani determina imbrunimento e disseccamento degli apici, mentre su quelli più adulti, provoca formazione di tacche brune sia nei nodi che negli internodi.

Caratteristica peculiare è la formazione, esternamente, di una specie di muffa grigiastra, dalla quale fuoriescono le strutture che producono i conidi, cioè gli organi di diffusione. Il patogeno attacca fondamentalmente quando la pianta si trova in condizioni di "debolezza" ed è favorita da condizioni di presenza di acqua, caldo e umidità. La prima lotta è di tipo preventivo e mira a mantenere delle condizioni diverse da quelle che favoriscono lo sviluppo del fungo.


Nel caso di attacco è necessario asportare con attenzione le parti colpite.
Possono essere usati prodotti antibotritici OIDIO O MAL BIANCO: questa dizione indica una malattia che pur avendo sintomi molto simili, è in verità determinata da molte specie fungine, specializzate secondo l'ospite. Si manifesta su rosaceae, querce, aceri, provocando macchie clorotiche che poi necrotizzano e accartocciamenti delle foglie; successivamente, sulla superficie dell'organo colpito può verificarsi la produzione di una lanugine biancastra facilmente asportabile. Si può intervenire attraverso la potatura delle parti colpite in modo più deciso e l'uso di prodotti antioidici.

RUGGINE: malattia provocata da una famiglia di funghi (Puccinia spp.) che colpisce prunus e conifere quali il ginepro, il pino e l'abete. È caratterizzata dalla comparsa, nel periodo primaverile, di piccole pustole colorate sulla superficie interna delle foglie. Successivamente tali lesioni si aprono mostrando una polvere biancastra.

La malattia è favorita da primavere intensamente piovose. La lotta consiste nel ricorso a prodotti a base di rame e di zolfo. Danni di particolare consistenza possono essere provocati artropodi fitofagi, che si nutrono della parte verde della pianta grazie al loro apparato boccale masticatore, oppure sono in grado di aspirarne la linfa mediante un apparato pungente-succhiatore.
Si diffondono con facilità dagli spazi verdi circostanti o da balconi e terrazzi vicini.


Tra gli insetti possiamo ricordare:



AFIDI: insetti caratterizzati da cicli biologici complessi e rapidi, con individui di aspetto diverso e differenti funzioni. Possono essere sia alati che atteri ed attaccano tutte le piante. Colonizzano le parti verdi dei vegetali, arrivando a ricoprirne l'intera superficie. Agiscono aspirando la linfa e alterando la struttura fisica della parte colpita a causa dell'azione meccanica e chimica dell'apparato succhiante; ne conseguono distruzione dei tessuti, raggrinzimento delle foglie che seccano e cadono e crescita stentata dei germogli. Pur avendo molti nemici naturali tra gli insetti, richiedono spesso trattamenti aficidi.

COCCINIGLIA: insetto globoso, con apparato boccale pungente e succhiante, attero nella forma femminile, alato nella forma maschile. In stadio adulto, gli individui si posizionano in modo definitivo su foglie, rami, tronchi non spostandosi più e producendo, ricoprendosene per protezione, cere o sete. Agiscono sottraendo linfa, provocando danni meccanici, ed espellendo, attraverso strutture anatomiche particolari, sostanze zuccherine che ostacolano l'attività di scambio della parte colpita, abbassando l'efficienza dell'attività fotosintetica. Ne conseguono ingiallimenti e successive cadute di foglie.

OZIORRINCO: coleottero masticatore, attacca le latifoglie, provocando caratteristiche alterazioni sugli organi colpiti, che appaiono erosi nelle zone di attacco. Le larve attaccano radici e colletto della pianta. Gli adulti, attivi solo di notte perché rifuggono la luce, intaccano le foglie.


Danni possono essere provocati anche da altri tipi di piccoli animali tra i quali possiamo ricordare:

ACARI (ragnetti rossi e gialli): artropodi invisibili ad occhio nudo, caratterizzati da un corpo rotondeggiante o piriforme. Attaccano le latifoglie, in particolare le piante da frutto, il biancospino e l'olmo. L'acaro sverna nell'uovo deposto su giovani rami, schiude la primavera successiva e in breve tempo si trasforma in adulto in grado di riprodursi. La rapidità con cui si chiude il ciclo fa sì che si possano produrre un elevato numero di generazioni e quindi un grande numero di individui che potranno attaccare gli ospiti. Attraverso la loro attività trofica, che viene effettuata per assorbimento della linfa mediante l'utilizzo di un apparato pungente-succhiatore, viene provocato un rapido deperimento della pianta ospite, che mostra dapprima ingiallimenti delle parti più giovani, deformazione degli organi e necrosi finale. Temperature intorno ai 30°C e bassa umidità ambientale sono i fattori che maggiormente favoriscono la veloce chiusura del ciclo. Sarà pertanto importante la lotta preventiva attraverso il mantenimento di condizioni sfavorevoli all'acaro. È inoltre possibile utilizzare prodotti acaricidi.

NEMATODI: simili a delle "anguillule" presenti per lo Più nel terreno di coltura o apportati con acqua, attaccano le radici di fruttifere conifere e piante da fiore. Penetrano nelle radici determinando disorganizzazione dei tessuti intossicando la pianta con produzione di sostanze derivanti dall'idrolisi di composti vegetali, e favorendo la penetrazione di microrganismi patogeni. L'apparato radicale così compromesso non sarà più in grado di far fronte alle esigenze della parte vegetativa che andrà incontro a deperimento, con produzione di foglie più piccole e clorotiche e diminuzione della fruttificazione.

MOLLUSCHI: invertebrati tra i quali rivestono interesse dal punto di vista fitopatologico solo i Limacidi, lumache prive di guscio (dette infatti Limacce). Di abitudini notturne, fuoriescono da fessure ed anfratti dove si sono rintanati durante il giorno, e risalgono, strisciando sulle piante, a nutrirsi di foglie e germogli, lasciando caratteristiche bave a testimonianza del loro passaggio. Si eliminano manualmente oppure ricorrendo ad esche lumachicide.

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