La storia di Renata Tebaldi

renata tebaldi 8 Renata Tebaldi nasce a Pesaro il 1 febbraio 1922.
Inizia lo studio del canto nel 1939 al Conservatorio di Parma con I. Brancucci ed E. Campogalliani poi con Carmen Melis a Pesaro e debutta a Rovigo, il 23 maggio 1944, nel Mefistofele (Elena).

Le successive prove in "Bohéme", "Amico Fritz" e "Otello" (Parma e Trieste), nel confermare le singolari attitudini liriche della sua voce, prepararono l'importante debutto scaligero dell'11 maggio 1946, allorché fu scelta da Arturo Toscanini per il concerto di riapertura del teatro milanese della Scala dopo la distruzione bellica, sarà, da quel giorno "la Voce d'angelo".

Iniziò una carriera fulgida come pochissime altre nel dopoguerra sino agli interi anni sessanta, spaziando in un repertorio vastissimo di lirico-drammatico, affrontando sovente con proprietà e coscienza di stile adamantina e vigore eccezionale di canto: da "Le nozze di Figaro" alla "Tosca", attraverso un'ampia fetta di melodramma verdiano e passando altresì per i pelaghi perigliosi del Rossini serio (Assedio di Corinto, Guglielmo Tell) e persino dell'opera spontiniana (Fernando Cortez, Olimpia), ma delianeandosi nella sua migliore evidenza al contatto con l'opera italiana, e talora francese, a cavallo degli ultimi due secoli: Adriana Lecouvrer, Andrea Chénier, Faust, l'intero repertorio pucciniano,Wally, Mefistofele, tra le altre. Compiuti ulteriori importanti debutti, a Roma (Otello), Lisbona (Don Giovanni), Napoli (Bohème), al Covent Garden di San Francisco(Otello, 1950), all'Operà di Parigi (Giovanna d'Arco di Verdi), al Colòn, al Liceo di Barcellona, al Metropolitan (Otello,1955 accanto a Del Monaco) e a Vienna (Tosca, 1958), ha dedicato la sua generosissima presenza ad ogni grande teatro, diradandone qualcuna italiana (alla Scala, frequentatissima per almeno un decennio a far data dall'esordio, ebbe a soffrire della rivalità con Maria Callas per un certo lasso d'anni, tornandovi comunque già dal 1959 acclamatissima in Tosca e Chénier).

Al Metropolitan la Tebaldi rimarrà fino al 1973 e sarà protagonista di serate storiche, tra cui la "Tosca" del giubileo nel 1958 e la "Gioconda" che inaugura la nuova sede nel 1966. Nel 1959 torna alla Scala con "Tosca". Nel 1963 interrompe la sua carriera per un anno. L'ultimo debutto é la "Fanciulla del west" al Metropolitan nel 1970.
Ultima opera cantata "Otello" al Metropolitan nel 1973.
Poi i concerti. Le grandi tournées: Usa, Giappone, Corea, Europa, Russia. Il 23 maggio 1976 l'ultimo concerto, alla Scala per i terremotati del Friuli.


renata tebaldi 9 IL RESTO E' STORIA
Primadonna per struttura naturale, fu per Lei determinante l'incontro con Carmen Melis: in soli 15 giorni di lezione nacque la cantante Renata Tebaldi. L'audizione con Toscanini nel 1946, il debutto alla Scala e i vent'anni passati al Metropolitan.

La grande cura per una voce naturalmente bella e l'assoluta vigilanza nella scelta del repertorio. Renata Tebaldi “la Grande”. In inglese suona ancora meglio: “the Great”.

Una volta lei ci rise sopra e a un giornalista che le chiedeva se davvero si ritenesse la più grande rispose: “Certo. Sono alta un metro e settantacinque. Lei conosce un altro soprano più grande di me?”.

Quando decise di intraprendere la carriera di cantante (era giovane, ma per il canto lasciò il fidanzato che voleva avere semplicemente una buona moglie) Renata Tebaldi valutò con molta onestà il pro e il contro e, in seguito, non venne mai meno alle responsabilità che si era assunta.
Mai barò con se stessa, anche a costo di soffrire molto.

La “voce d’angelo” è una signora dall’aspetto soave anche se di fisico imponente. Molto bella.
Oggi più di anni fa, perché un tempo si poteva essere approssimativi nell’acconciatura, nel trucco e nel vestire: la moda consentiva goffaggini oggi del tutto proibite.

Renata Tebaldi veste con gusto infallibile, senza tocchi eccessivi o sbagliati. Eppure mantiene nell’aspetto qualcosa di teatrale. In qualsiasi luogo appaia, desta immediata curiosità. Chi non la riconosce chiede “Chi è?”. Lei sorride. Le è rimasto un viso infantile, con il naso all’insù, le fossette nelle guance e una carnagione perfetta. Gli occhi sono azzurri, piccoli e profondi e lo sguardo, diretto e personale, può avere una dolcezza incantevole.

Forse per questo motivo, oltre che la voce si amò attribuirle anche il carattere dell’angelo. In verità Renata Tebaldi è una donna forte. Molto forte. Infinitamente di più del famoso “diavolo” contro cui dovette lottare per quasi tutta la sua carriera: renata tebaldi 10Maria Callas. Renata Tebaldi non ha avuto la vita facile.


La separazione dei suoi genitori, la poliomielite che la colpì a tre anni, torturarono la sua infanzia. Crebbe riservata, ombrosa, solitaria. Siccome gli svaghi delle sue coetanee non l’attiravano, si dedicò allo  studio del pianoforte sottoponendosi, per recarsi alle lezioni, a disagi  quotidiani oggi impensabili. E già era una notevole affermazione della  volontà. Poi qualcuno individuò in lei il suo vero talento: la voce.


L’incontro determinante fu con Carmen Melis che, avendo riconosciuto  nella ragazza una voce straordinaria, accettò di impartirle alcune  lezioni. Bastarono quindici giorni. In quel lasso di tempo nacque la  cantante Renata Tebaldi. Tutto era ancora da fare, nessuno  conosceva il suo nome, ma il dado era tratto. Poi, bastò il debutto  (sotto le bombe): Rovigo, 23 maggio 1944, nel ruolo di Elena nel  Mefistofele di Boito. Il resto è storia.

L’audizione con Toscanini (aprile 1946), il suo “Brava! brava!”, la scrittura per la inaugurazione della Scala ricostruita, nel Te Deum di Verdi e la fatidica frase del Maestro “voglio che questa voce d’angelo scenda veramente dal cielo..." E Voce d'angelo fu, per il resto dei suoi giorni.

Voce istintiva, anche se accuratamente coltivata e perfettamente gestita. Per esempio, Renata Tebaldi dice che, negli anni, non é avvenuto nel suo canto nessun cambiamento di tecnica, non ha mai mutato né respirazione né appoggio dei fiati ( solo negli ultimissimi anni ha ritoccato certe emissioni, mettendo la voce " in petto " per agevolare alcuni suoni). Dice anche, con assoluto candore che “se la voce è impostata giusta, il suono va da solo in maschera.

La base del canto è una sola”. Però dice anche “... io posso ringraziare Dio perché ho avuto il dono di una voce naturale particolarmente bella”. Cosa costa, a chi la possiede, una voce così? Renata Tebaldi le ha sacrificato tutto, mettendosi totalmente al suo servizio. “... è nel canto - scriveva in una lettera - che io trovo quella felicità che tutti mi augurano. (...) Le soddisfazioni che ho sono immense, ma dedico ogni mio pensiero, ogni mia energia, ogni mia attività a onorare la responsabilità che il mio nome ogni giorno e sempre di più porta con sé. E questo è un peso immenso anche se porta con sé molte dolcezze". I sacrifici della vita spicciola, nella professione si sono tradotti in assoluta vigilanza nella scelta del repertorio.


La Tebaldi non ha mai voluto cantare in lingua straniera per timore di offuscare la bellezza del timbro o intaccare l’emissione. Rinunciò a ruoli bellissimi - Norma, Amelia, Elisabetta (Don Carlo) - per eccessiva modestia. Per fortuna Toscanini la convinse a cantare Aida, azzerando le sue remore. Eppure, proprio Renata Tebaldi ha dato il via all’era delle riesumazioni: da L’Assedio di Corinto a Olimpia, Giulio Cesare, Fernando Cortez, Giovanna d’Arco, Guglielmo Tell..,
e si cimentò pure nel repertorio contemporaneo: Salambò di CasavoIa, Cecilia di Refice. Ma, tirando le somme, lei insiste su un nome solo: Puccini. “Adoro la sua musica e come Puccini tratta i suoi personaggi femminili. Credo fosse impossibile resistere a un uomo così...”, ammissione sorprendente, per una persona riservata come Renata Tebaldi.

renata tebaldi 11Questo capitolo - l’amore - svela lati insospettati della sua personalità. Anche Renata Tebaldi si lasciò travolgere da una vicenda maiuscola ma "non ho mai permesso a nessuno di intaccare il mio equilibrio, la mia etica di vita" e quando comprese che “era finita”  decise di “non voler più soffrire" e, su una ennesima telefonata, abbassò drasticamente il ricevitore.

Con la stessa determinazione la Tebaldi aveva deciso, nel 1954, di lasciare la Scala "dove l’atmosfera era diventata irrespirabile" e di accettare l’invito di Bing al Metropolitan, benché tutto là le fosse estraneo. Paese, città, lingua, abitudini, teatro. Eppure decise, e cirimase più di vent’anni (già da un anno era diventata “la regina” del Metropolitan).


Il Metropolitan non  ha  dimenticato. Nel dicembre 1995, nello stesso Met, in occasione della presentazione della sua biografia tradotta in inglese, più di mille persone sono sfilate ininterrottamente davanti a lei per la durata di oltre sette ore: un autografo, un saluto, un abbraccio, un ricordo, una lacrima.

È stata una mobilitazione dell’intero mondo musicale. Ciò che, una volta di più, mi ha convinta che la vera “Tigre” era lei: Renata Tebaldi. Forse a sua stessa insaputa, e per questo ancor più autentica. “La Renata” che negli anni della maggior gloria, dopo successi oceanici, si rinchiudeva con la mamma, “la Tina” e il barboncino New nel suo appartamento dei Buckingham Hotel per consumare una rapida cena (spesso prosciutto di Langhirano e verdura) sistematicamente rifiutando inviti da capogiro, “la Renata” non ha mai dovuto progettare niente per diventare “Renata Tebaldi”.

E' primadonna per struttura naturale. E lo è stata, sontuosamente, anche il giorno in cui, dopo il trionfale recital alla Scala, decise di chiudere con la carriera e con il canto: nessun sentimentalismo, una lucidità consapevole e matura.
“Non ho mai più riaperto il pianoforte e non ho mai più cantato una nota”.

La carriera di Renata Tebaldi è durata 32 anni esatti: 23 maggio, 1944-1976. Ma lei non l’aveva programmato.
E' stato un puro caso.


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