Cavalli di battaglia - Puccini

G.PUCCINI: Madama Butterfly (atto secondo, parte prima)

renata tebaldi opera 1BUTTERFLY
Un bel dì vedremo
levarsi un fil di fumo sull’estremo
confin del mare.
E poi la nave appare
poi la nave è bianca.
Entra nel porto, romba il suo saluto.
Vedi? È venuto!
lo non gli scendo incontro. Io no. Mi metto
là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto
gran tempo e non mi pesa
la lunga attesa.
E...uscito dalla folla cittadina
un uomo, un picciol punto
s’avvia per la collina.
Chi sarà? Chi sarà?
E come sarà giunto
che dirà? Che dirà?
Chiamerà Butterfly dalla lontana.
Io senza far risposta
me ne starò nascosta
un po’ per celia, un po’ per non morire
al primo incontro, ed egli alquanto in pena
chiamerà, chiamerà:
“Piccina - mogliettina
olezzo di verbena”
i nomi che mi dava al suo venire.
Tutto questo avverrà, te Io prometto.
Tienti la tua paura - io con sicura
fede lo aspetto.

Pinkerton ha sposato Butterfly e poi se ne è andato: tutti cercano di convincere la fanciulla a rassegnarsi e a rifarsi una vita. Ma essa è convinta che egli tornerà e l’aspetta: tutto sarà come prima, Il console statunitense arriverà per annunciarle il ritorno del marinaio, quasi a dare conferma alla sua speranza. Ma il ritorno sarà più tragico dell’assenza.


G.PUCCINI:La Bohème (atto primo, quadro primo)

renata tebaldi opera 3MIMI
Sì.
Mi chiamano Mimì
ma il mio nome è Lucia.
La storia mia
è breve. A tela o a seta
ricamo in casa e fuori,
son tranquilla e lieta
ed è mio svago
far gigli e rose.
Mi piaccion quelle cose
che han sì dolce malia,
che parlano d’amor, di primavere,
che parlano di sogni e di chimere,
quelle cose che han nome poesia...
Lei m’intende?
RODOLFO
Sì, sì.
renata tebaldi opera 2MIMI
Mi chiamano Mimì
ed il perché non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa
ma prego assai il Signore.
Vivo sola, soletta
in una bianca cameretta
che guarda sui tetti il cielo,
ma quando vien lo sgelo
il primo sole è il mio.
Il primo bacio dell’ aprile è il mio.
Germoglia in un vaso una rosa...
Foglia a foglia la aspiro
Così gentil...
ma i flor che faccio, ahimè, non hanno odore!
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina
che la vien fuori d’ora a importunare.

Delicata, di animo buono e contenta del primo raggio di sole: questa è la Mimì che bussa alla porta della soffitta parigina, e con la sua bellezza malinconica seduce Rodolfo. Entra in punta di piedi a chiedere un po’ di fuoco per la sua candela. Dalla stessa soffitta se ne andrà in punta di piedi, quando il dramma che lì era iniziato, lì si compirà.


G.PUCCINI: Gianni Schicchi

LAURETTA
Oh! Mio babbino caro,
mi piace, è bello, bello;
vo’ andare in Porta Rossa
a comperar l’anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
E se l’amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
Dio, vorrei morir!
Babbo, pietà, pietà!..

La storia d’amore tra Rinuccio e Lauretta è parallela a quella della colossale burla della riscrittura del testamento narrata da Dante. Lauretta è la figlia di Schicchi al quale, qui, chiede di poter sposare il suo amato. Alla fine di tutto Schicchi troverà la giustificazione per il suo terribile scherzo: saranno proprio due giovani a beneficiare del nuovo e ormai inoppugnabile testamento.


G.PUCCINI: Tosca (atto secondo)

renata tebaldi opera 4 TOSCA
Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fe’ sincera
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì,
sempre con fe’ sincera
diedi fiori agli altar.
Nell’ora del dolore
perché, perché, Signore,
perché me ne remuneri così?
Diedi gioielli
della Madonna al manto,
e diedi il canto
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.
Nell’ora del dolor
perché, perché, Signor,
perché me ne rimuneri così?

Al culmine della sua lotta con l’orribile Scarpia, nelle orecchie le grida del suo amato Mario sotto tortura, Tosca non sfugge più al suo aguzzino, e prova persino ad implorano. Poi si ferma e chiede ragione a Dio della sua sofferenza. Dio le darà la forza di uccidere Scarpia alla fine di questa scena, anche se ciò non aiuterà a salvare il suo amato.


G.PUCCINI:La Rondine (atto primo)

MAGDA
Chi il bel sogno di Doretta
poté indovinar?
Il suo mister come mai finì?..
Ahimé! Un giorno uno studente
in bocca la baciò
e fu quel bacio
rivelazione:
fu la passione!
Folle amore!
Folle ebbrezza!
Chi la sottil carezza
d’un bacio così ardente
mai ridir potrà?

Nel suo elegante salotto parigino , Magda, la Rondine, ascolta un ospite cantare una canzone da lui composta su Doretta che rifiuta l’amore del Re per quello di un giovane. Magda conclude la canzone: tutto l’oro del mondo non può dare la felicità. È una premonizione: per lei arriverà un principe azzurro, ma la donna, dopo avere vissuto un breve sogno tornerà alla sua vita di sempre, preferendo la sua dorata realtà all’amore.


G.PUCCINI: Suor Angelica

SUOR ANGELICA
Senza mamma,
bimbo, tu sei morto!
Le tue labbra,
senza i baci miei,
scoloriran
fredde, fredde!
E chiudesti,
o bimbo, gli occhi belli!
Non potendo
carezzarmi
le manine
componesti in croce!
E tu sei morto
senza sapere
quanto t’amava
questa tua mamma!
Ora che sei un angelo del cielo
ora tu puoi vederla la tua mamma!
Tu puoi scendere giù per firmamento
ed aleggiare intorno a me... ti sento...
Sei qui...Sei qui...mi baci e m’accarezzi...
oh!dimmi quando anch’io potrò vederti?
Quando potrò baciarti!...
Oh! Dolce fine di ogni mio dolore!
Quando in cielo con te potrò salire?...
Quando potrò morire?
Dillo alla mamma, creatura bella,
con un leggiero scintillar di stelle...
parlami, amore, amore!...

Angelica è stata rinchiusa in convento per avere, non sposata, dato alla luce un bimbo. Il disonore era stato intollerabile per la sua nobile famiglia. Ora il figlio è morto: glielo annuncia la Zia, giunta al convento per altri motivi. La disperazione della madre è pari alla speranza di rivedere presto il suo bambino in cielo. Le piante le saranno amiche: bevendo il veleno da esse distillato morirà alle prime ombre della sera


G.PUCCINI:Turandot (atto secondo, quadro secondo)

TURANDOT
In questa Reggia, or son mill’anni e mille,
un grido disperato risuonò.
E quel grido, di sua stirpe estinta,
qui nell’anima mia si rifugiò!
Principessa Lo-u-ling,
ava dolce e serena, che regnavi
nel tuo chiuso silenzio, in gioia pura,
e sfidasti, inflessibile e sicura
l’aspro dominio, tu rivivi in me!
Pure, nel tempo che ciascun ricorda,
fu sgomento e terrore e rombo d’armi!
Il regno vinto! Il regno vinto!
E Lo-u-ling, la mia Ava, trascinata
da un uomo, come te, straniero,
là nella notte atroce,
dove si spense la sua fresca voce!..
O Principi che a lunghe carovane
da ogni parte del mondo
qui venite a tentar la vostra sorte,
io vendico su voi quella purezza,
quel grido e quella morte!
Mai nessun m’avrà!
L’orror di chi l’uccise
vivo nel cuor mi sta!
No! Mai nessun m’avrà!
Rinasce in me l’orgoglio
di tanta purità!
Straniero! Non tentare la fortuna!
“Gli enigmi sono tre, la morte è una!”...

Nel secondo atto, finalmente, tra l’incenso e lo sfarzo del palazzo imperiale, appare Turandot, tante volte evocata, e spiega il suo accanimento contro i pretendenti alla sua mano. Bellissima e implacabile racconta di voler vendicare l’oltraggio subito da una sua ava. Di fronte c’è però proprio quel principe ignoto e temerario che risolverà i suoi enigmi e scioglierà il suo cuore.




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