Cavalli di battaglia - Boito, Rossini, Cilea..

A.BOITO: Mefistofele (atto terzo)

MARGHERITA
L’altra notte in fondo al mare
il mio bimbo hanno gittato,
or per farmi delirare
dicon ch’io l’abbia affogato.
Ah!pietà di me!
L’aura è fredda, il carcer fosco,
e la mesta anima mia,
come il passero del bosco,
vola, vola, vola via.
Ah! Pietà, pietà!
Il letargico sopore
è mia madre addormentata,
e per colmo dell’orrore
dicon ch’io l’abbia attoscata.
L’aura è fredda, il carcer fosco,
e la mesta anima mia,
come il passero del bosco,
vola, vola, vola via.
Ah! Di me pietà!
MEFISTOFELE
E chi la spinse nell’abisso?
lo?Tu?
Ciò che posso farò. Ecco le chiavi.
Dormono i carcerieri, i puledri fatati
son pronti per la fuga.

Margherita è una semplice fanciulla, ma Faust si è innamorato di lei, riesce a sedurla e poi l’abbandona. La ritroviamo dopo tanto tempo delirante in prigione per aver avvelenato la madre e ucciso il bambino avuto da quell’amore. Sarà proprio Faust a liberarla con l’aiuto di Mefistofele e vorrà tornare con lei. Questa volta però la ragazza non cederà alle lusinghe, e anzi, si pentirà anche del male commesso


G.ROSSINI: Guglielmo Tell (atto secondo, recitativo e romanza)

MATILDE
S’allontanano, alfine!
Io sperai rivederlo,
e il cor non m’ha ingannato!
Ei mi seguia, lontano esser non puote!
lo tremo, ohimé se qui venisse mai!
Ond’èl’ arcano sentimento estremo
di cui nutro l’ardor
ch’amo fors’anco?
Arnoldo, Arnoldo, ah vieni
sei pur tu ch’io bramo!
Semplice abitator di questi campi,
si questi monti
con orgoglio e speme
sei tu sol che affascini il mio pensiero
che il mio timor cagioni...
Almen ch’io possa confessarlo a me stessa!
lo t’amo! Sì, t’amo, Arnoldo,
cui i giorni miei son basti
e l’amor mio possente in me destasti!
Selva opaca, deserta, austera,
qual piacer la tua vista mi dà!
Sovra i monti ove il turbine impera
alla calma il mio cor s’aprirà!
Eco sol le mie pene udirà!
Tu bell’astro, al cui dolce riflesso,
il mio passo vagante s’en va
tu m’addita ove Arnoldo s’aggira
a lui solo il mio cor s’aprirà!

Quello tra Matilde, principessa asburgica e Arnoldo, combattente per l’indipendenza della propria patria, è un amore impossibile. Matilde è legata a lui che l’ha salvata da un pericolo mortale, e alla fine verrà conquistata alla causa di quella libertà che, grazie all’impegno di Arnoldo, trionferà. Romanticamente, la giovane chiede quiete e conforto all’oscurità dei boschi e alla natura che sola può calmare il suo cuore tormentato.


F.CILEA Adriana Lecouvreur (atto primo)

ADRIANA
Ecco: respiro appena...
lo son l’umile ancella
del genio creator:
ei m’offre la favella,
io la diffondo ai cor...
Del verso io son l’accento,
l’eco del dramma uman,
il fragile strumento
vassallo della man...
Mite, gioconda, atroce,
mi chiamo Fedeltà:
un soffio è la mia voce,
che al novo dì morrà...

Adriana, attrice di successo, fa il suo ingresso nel foyer della Comédie Française circondata dagli ammiratori. Essa si schermisce dai complimenti attribuendo il merito del suo successo all’autore del testo, di cui lei è strumento. Tra gli ammiratori è un innamorato senza speranza e Maurizio, al quale la donna ha affidato il suo cuore. Adriana ha però una rivale che poi I’ ucciderà, inviandole un mazzolino di violette dal profumo avvelenato.


L.REFICE: Cecilia (quinto episodio)

CECILIA
Grazie sorelle!
Risparmiate qualunque benefizio;
voglio morire al suolo,
nel luogo del supplizio!
Padre! Ho pregato
che mi si concedesse d’affidarvi
il più caro tesoro ch’ebbi in vita,
e il Signore Gesù m’ha esaudita.
Ecco il tesoro; questi poverelli,
che fur diletti e miei cari fratelli!
E poi vi lascio ancora questa casa:
voi la consacrerete
come tempio al mio Sposo Celeste!
O dolce ascoltare!
È lieve stormire di fronde,
ansare sommerso dell’onde,
pispiglio di passeri a sera,
incanto della primavera,
spumante crosciar di cascate,
concento di plaghe ignorate!
lo salisco!
Veggo giardini di luce,
abissi di luce,
oceani di luce!
lo salisco!
L’azzurro dei cieli entra in me!
Le stelle cantano in me!
lo salisco!
Cristo, m’affiso in te!

In un’azione sacra ambientata all’epoca dei primi cristiani perseguitati viene narrata la storia del martirio di Santa Cecilia, condannata non solo per la sua fede, ma anche per aver fatto convertire il fidanzato Valeriano, appartenente ad una nobile ed antica stirpe romana. Colpita a morte prima del supplizio, Cecilia muore vedendo Gesù e affidando le sue cose e il suo ricordo alle sue ancelle e ai suoi amici.


U.GIORDANO: Andrea Chénier (quadro terzo)

MADDALENA
La mamma morta
m’hanno alla porta
là de la stanza mia;
moriva e mi salvava!...
poscia - a notte alta - io con Bersi erravo
quando, ad un tratto, un livido bagliore
guizza e rischiara innanzi a passi miei
la cupa via!
Guarda!... Bruciava il loco di mia culla!
Così fui sola!...e intorno il nulla!
Fame e miseria!...
Il bisogno, il periglio!...
Caddi malata!...
E Bersi, buona e pura,
di sua bellezza ha fatto
un mercato, un contratto
per me! - Porto sventura
a chi bene mi vuole!
Fu in quel dolore
che a me venne l’amore!...
Voce gentile piena d’armonia
e dice: “Vivi ancora! lo son la vita!
Ne’ miei occhi è il tuo cielo!
Tu non sarai sola! Le lagrime tue
io raccolgo!...lo sto sul tuo cammino
e ti sorreggo!
Sorridi e spira ancora!...Son l’amore!...
Intorno è sangue e fango?...lo son divino!...
lo son l’oblio!...
lo sono il dio
che sovra il mondo scende dall’empireo,
muta gli umani in angioIi,
fa della terra il ciel!...
lo son l’amore!
Un angiol s’appressa
e la mia bocca bacia.. .E or vi bacia la morte!...
Corpo di moribonda è il corpo mio!
Prendilo dunque! lo son già morta cosa!...

Nel tribunale rivoluzionario giunge la contessina Maddalena, innamorata di Chénier che chiede al capo rivoluzionario Gérard, suo antico servitore, pietà per la vita dell’amato. Gli ricorda come questo amore sia importante per lei e come non potrebbe vivere senza: per questo giunge ad offrire in cambio la sua vita. Purtroppo Gerard, pur legato da affetto per il poeta, non riuscirà a salvarlo dalla morte.


A.CATAIANI: La Wally (atto primo)

WALLY
Ebbene?...Ne andrò lontana
come va l’eco della pia campana...
Là, fra la neve bianca!
Là, fra le nubi d’or!...
Laddove la speranza
è rimpianto e dolor!..
Oh! de la madre mia casa gioconda,
la Wally andrà da te lontana assai,
e forse a te più non farà ritorno,
nè più la rivedrai!
Ne andrò lontana
come va l’eco della pia campana...
Là, fra la neve bianca!
Là, fra le nubi d’or!...
Ma fermo è il piè! Andiam...che lunga è la
mia via!...
Andiam...

Fanciulla bizzarra e bizzarramente vestita...lunghi capelli disordinati e sciolti”: questa è Wally, indipendente e sicura di sè. Se ne andrà di casa piuttosto che sposare l’uomo che il padre le ha destinato e lasciare un giovane di cui è innamorata, ma che è in lotta aperta col genitore. Alla fine, dopo mille peripezie, i due giovani riusciranno a ricongiungersi, ma il destino si accanirà contro di loro ad un passo dalla felicità.


A.PONCHIELLI: La Gioconda (atto quarto)

GIOCONDA
Suicidio!...
In questi fieri momenti
tu sol mi resti, e il cor mi tenti,
ultima voce del mio destino,
ultima croce del mio cammin.
E un dì, leggiadre volavan l’ore,
perderei la madre,
perdei l’amore,
vinsi l’infausta
gelosa febbre!
Or piombo esausta fra le tenébre!
Tocco alla meta...domando al cielo
di darmi queta dentro l’avel.

Ancora una vicenda di amori traditi e disattesi. Gioconda ama Enzo, ma lui vuol bene a Laura, moglie di un altro. Per amore Gioconda aiuterà i due giovani a fuggire chiedendo aiuto a Barnaba, suo spasimante respinto, promettendoglisi. Ma la sua generosità non la renderà felice: alla notizia della fuga riuscita le rimarrà solo la morte, perché la promessa fatta di concedersi a un altro uomo non potrà sopire il suo primo amore ormai lontano.


P.MASCAGNI: Cavalleria Rusticana (scena quarta)

SANTUZZA
Voi lo sapete, o mamma, prima d’andar soldato,
Turiddu aveva a Lola eterna fé giurato.
Tornò, la seppe sposa; e con un nuovo amore
volle spegner la fiamma che gli bruciava il core:
m’amò, l’amai. Quell’invida d’ogni delizia mia,
del suo sposo dimentica, arse di gelosia...
Me l’ha rapito...priva dell’onor mio rimango:
Lola e Turiddu s’amano, io piango, io piango, io piango!

Turiddu non è ancora entrato in scena, ma già sappiamo tutto del suo amore per Lola e nel clima festoso della Pasqua siciliana si consuma il dramma della gelosia di Santuzza. Sarà lei, dopo questo sfogo disperato a scatenare la gelosia di Alfio, marito di Lola, contro Turiddu. In questo momento di massima disperazione inizia anche il progetto della sua terribile vendetta.


F.CILEA L’Arlesiana (atto terzo)

ROSA
Esser madre è un inferno. Ho dolorato
fino quasi a morirne il dì che venne
alla luce.
Signor, tu che mi hai vista
alla sua cuna in quelle paurose
notti della sua infanzia.. .e tu lo sai
che te l’ho disputato ora per ora,
con la fronte dimessa al pavimento,
e con le palme aperte in te converse,
invocando il tuo nome. lo da quei giorni
non ebbi requie più. Sai che gli ho dato
a brani a brani l’anima, per farne
un uom che fosse onesto e forte, amore
e orgoglio mio, lo t’ho pregato tanto
ma sempre invano!
Sai che, se muor, nè un’ora
gli sopravvivo, e morirò dannata!
Signor,! Tu che hai voluto
vane le preci mie insino ad ora
e vedermi piangente e dolorosa,
rammentati, Signor, la Madre tua
ai piedi della Croce prosternata!
Anch’io, Signor, son madre desolata.
Per pietà veglia sulla vita sua.

Federico vuol dimenticare la sua passione per l’Arlesiana promettendo di sposare la dolce Vivetta, sua prima fidanzata. La madre Rosa è invece consapevole dell’inutilità del gesto, anche perché basta poco per riaccendere l’amore e la gelosia del giovane. L’angoscia materna per il gesto disperato che il figlio finirà per compiere si esprime qui, nel ricordo del destino di morte che ha lo accompagnato. Finirà, impotente, per affidarlo a Dio.




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